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Fonte accademianuovaitalia.it 20/02/2018 

Autore Francesco Lamendola

Se uno studente di teologia alle primissime armi si esprimesse nel modo in cui si esprime Bergoglio, verrebbe sonoramente "bocciato" ! e "i cattolici devono tollerare costui come papa?"

Che razza di papa sarebbe stato, e che razza di pastorale avrebbe adottato, il signor Bergoglio lo aveva detto fin da subito: avremmo dovuto prenderlo sul serio, invece di illuderci, per settimane, mesi e anni, che le cose fossero diverse da come apparivano; che le sue parole fossero distorte dai mezzi d'informazione; che le sue intenzioni, dopotutto, fossero buone, e, in ogni caso, non proprio quelle che emergevano, con inesorabile chiarezza, ad ogni suo nuovo intervento, ad ogni sua nuova iniziativa, ufficiale o no: che si trattasse di una semplice intervista, o di una omelia tenuta nel corso della santa Messa, o addirittura di un documento apostolico e ufficiale, come la (sciagurata) esortazione Amoris laetitia.

Era stato appena eletto e già era disponibile in libreria un libro che compendiava la sua idea del cattolicesimo e la sua volontà di riformare la Chiesa, e in quale direzione, secondo quali direttive e alla luce di quali convinzioni: Il cielo e la terra (Arnoldo Mondadori e subito dopo Gruppo Editoriale L'Espresso, 2013), sotto forma di dialogo con il rettore del seminario rabbinico di Buenos Aires, Abraham Skorka, che il sottotitolo presenta come il pensiero di papa Francesco sulla famiglia, la fede e la missione della Chiesa nel XXI secolo. Ora, già la scelta di presentare il suo pensiero in contemporanea con quella di un "fratello ebreo" impone, fin dal principio, un'ottica molto particolare, che è quella del cosiddetto dialogo inter-religioso e che pone il giudaismo sullo stesso piano di verità del cristianesimo, concetto peraltro più volte ribadito con l'asserzione che l'Antica Alleanza è sempre valida; e  non è quanto ci si aspetterebbe da un papa appena eletto, il quale si rivolge ai fedeli cattolici e parla loro, in piena libertà, da un punto di vista cattolico. D'altra parte, Bergoglio si è affrettato a dichiarare che Dio non è cattolico, non il suo dio, in ogni caso, per cui l'apparente stranezza si spiega con il fatto che Bergoglio vuol essere papa, ma non per fare il papa, cioè il capo della Chiesa cattolica e il custode del Deposito della fede cattolica, ma per trasformare la Chiesa cattolica in una delle tante chiese che offrono la loro religione sul mercato mondiale della spiritualità; accanto, e senza particolari distinzioni, al giudaismo, all'islamismo, al buddismo, all'induismo, eccetera. Il suo ideale è che ciascuno rimanga nella propria fede, senza pestarsi i piedi a vicenda, ed ecco perché ha definito l'apostolato una solenne sciocchezza; salvando, in compenso, il concetto di "evangelizzazione", sulla base di un pensiero di Benedetto XVI, con lo specioso argomento che l'evangelizzazione attrae, mentre l'apostolato cerca di "arruolare".

 

Che razza di papa è Bergoglio ?

 

E la morale cattolica, come va insegnata ai cattolici? Come deve essere presentata da parte della Chiesa? Ecco cosa dice Bergoglio in quel libro, mentre sta discorrendo, o meglio, cinguettando - perché sono sempre d'accordo su tutto o quasi tutto, pare impensabile che possano trovarsi seriamente in disaccordo - con il "fratello rabbino" sul tema dei cosiddetti matrimoni fra persone dello stesso sesso (p.107):

 

La religione ha il diritto di esprimere la propria opinione poiché è al servizio della gente. E se qualcuno mi chiede un consiglio, ho il diritto di darglielo. A volte il ministro religioso richiama l'attenzione su certi punti della vita privata o pubblica perché  è la guida dei fedeli. Non ha il diritto di intromettersi nella vita privata di nessuno, certo. Se nella creazione Dio ha corso il rischio di renderci liberi, chi sono io per intromettermi? Condanniamo l'eccesso di pressione spirituale, che si verifica quando un ministro impone le direttive, la condotta da seguire, in modo tale  da privare l'altro della sua libertà. Dio ci ha lasciato addirittura la libertà di peccare. Occorre parlare con chiarezza dei valori, dei limiti, dei comandamenti, certo, ma l'ingerenza spirituale, pastorale, non è consentita.

 

In queste poche frasi noi abbiamo un vero e proprio concentrato di eresie, assurdità, balordaggini, radicalmente lontane dall'autentico Magistero e dell'autentica dottrina cattolica: ecco perché dicevamo che i cattolici avrebbero dovuto capire subito con che razza di papa avevano a che fare. Ci limiteremo qui ad evidenziare le enormità più scandalose:

1) La religione ha il diritto di esprimere la propria opinione poiché è al servizio della gente. 

Niente affatto: la religione ha non solo il diritto, ma anche il preciso dovere, di esprimere non la propria opinione, ma la Verità assoluta di cui è depositaria, nella persona di Gesù Cristo, che disse di sé: Io sono la via, la verità e la vita; e può e deve farlo non perché è al servizio della gente, ma perché è al servizio di Dio. Tre errori dottrinali in una sola frase: complimenti, non c'è male. Il papa, o meglio il falso papa, dimostra di non sapere l'abc della religione cattolica (ipotesi della crassa ignoranza, della sciatteria intellettuale, della presunzione di parlare a braccio di cose che non sa e non comprende), oppure di fregarsene altamente (ipotesi della demolizione deliberata e intenzionale dei fondamenti della fede cattolica, perseguendo l'obiettivo di creare il massimo del disagio, della confusione e del turbamento nel popolo dei fedeli). 

2) E se qualcuno mi chiede un consiglio, ho il diritto di darglielo. 

Quindi, secondo Bergoglio, un sacerdote dovrebbe limitarsi ad esprimere, se richiesto, un consiglio; se non è richiesto, dovrebbe tacere. Questo è l'esatto contrario di ciò che Gesù ha ordinato di fare ai suoi discepoli, quando ha detto loro (Marco, 16, 15-16): Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato. Dunque non si tratta di consigli, ma del dovere di annunciare il Vangelo; e la responsabilità di non averlo annunciato, che esclude gli uomini dal conoscere la Verità di Cristo, ricade tutta sulle spalle del cristiano infedele al mandato divino. Responsabilità immensa, terribile e inescusabile, davanti a Dio e davanti al prossimo.

3) A volte il ministro religioso richiama l'attenzione su certi punti della vita privata o pubblica perché  è la guida dei fedeli. 

Che cosa vuol dire: "a volte"? Che lo fa quando gli va di farlo, e non lo fa quando non ne ha voglia? E che cosa vuol dire "il ministro religioso"? Stiamo parlando del cristianesimo, o di qualche altra religione? Perché, parlando in questo modo, pare che siano tutte sullo stesso piano, tutte coi loro bravi "ministri". Nessuna differenza fra vera religione e false religioni. Altro errore. Il sacerdote cattolico non parla in un certo modo perché è la guida dei fedeli, ma perché è il ministro di Dio. E non è la stessa cosa. La sua autorità non viene dai fedeli, ma da Dio, per mezzo dei suoi vescovi. Qui siamo nella Chiesa cattolica, fino a prova contraria, e non in qualche chiesa protestante. E nella Chiesa cattolica il prete non parla a nome suo, in quanto "guida" spirituale, ma a nome e per conto di Dio, in veste di suo rappresentante; e, quando, esercita il ministero dei Sacramenti, parla e agisce addirittura in veste di alter Christus.

4) Non ha il diritto di intromettersi nella vita privata di nessuno, certo. 

Qui l'eresia è palese e conclamata. Il sacerdote non deve intromettersi nella vita privata dei fedeli? Ma quando mai? Certo, non entrerà nelle case, non aprirà i cassetti, non ispezionerà le lenzuola: ma dovrà sempre dire, forte e chiaro: Non rubare; non ammazzare; non desiderare la donna d'altri; non desiderare la roba d'altri. Se non lo fa, guai a lui: non sta annunciando il Vangelo, non sta richiamando le anime a Dio. Si sa come si regolò san Paolo quando venne a sapere che, nella chiesa di Corinto, un "cristiano" viveva pubblicamente con la moglie di suo padre: ordinò che venisse abbandonato in potere di satana dall'intera comunità, nella speranza che potesse ravvedersi. San Paolo non disse: Chi sono io per intromettermi?, ma si prese le sue precise responsabilità di sacerdote di Gesù Cristo, e disse chiaro e tondo che il peccato è peccato. Non si preoccupò se dispiacesse agli uomini, ma solo di piacere a Dio. Ma il sacerdote, come se lo immagina Bergoglio, è uno che, pur di non dispiacere agli uomini, non si preoccupa di dispiacere gravemente a Dio. Forse il signor Bergoglio non ha mai letto, né ha mai meditato, Ezechiele, 33, 8: Se io dico all'empio: Empio tu morirai, e tu non parli per distogliere l'empio dalla sua condotta, egli, l'empio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte chiederò conto a te. 

5) Se nella creazione Dio ha corso il rischio di renderci liberi, chi sono io per intromettermi? 

Come sopra: o Bergoglio non conosce lo spirito della Bibbia e non è mai stato sfiorato dal soffio autentico del Vangelo, oppure sa benissimo quello che fa e dice, e allora sta agendo con deliberata malvagità. In ogni caso, le sue parole sono la negazione dell'insegnamento dei Profeti, dei Patriarchi, di Giovanni il Battista (che disse a Erode Antipa: non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello, e pagò con la vita il suo ammonimento), di Gesù Cristo, degli Apostoli e di tutti i Santi e i Martiri della Chiesa cattolica. Nel pensiero di Bergoglio c'è un atroce fraintendimento: per lui, che ragiona da laico e da non cristiano, dire la Verità equivale a un "intromettersi" fra l'uomo e Dio. Ipocrita, sarebbe come se una esperta guida alpina, davanti a un uomo in difficoltà e in pericolo di vita, invece di offrirgli la mano per condurlo in salvo lungo i sentieri, lo abbandonasse a se stesso, dicendo: Chi sono io per intromettermi? Peggio di Ponzio Pilato; il quale, almeno, ci ha provato, a difendere Gesù Cristo dai giudei che lo volevano morto.

6) Condanniamo l'eccesso di pressione spirituale, che si verifica quando un ministro impone le direttive, la condotta da seguire, in modo tale  da privare l'altro della sua libertà. 

Sempre peggio: Bergoglio o non sa, o non vuol sapere, che il concetto cristiano di libertà è radicalmente diverso dal corrispondente concetto laico (e laicista). Per la concezione laica, la libertà consiste nel fare quel che si vuole, al massimo tenendo conto delle leggi; per il cristiano, la libertà è fare la volontà di Dio. Possibile che un papa non lo sappia? E dire al peccatore, che si sta dannando e che sta dando pubblico scandalo: Nel nome del Signore Gesù, non ti è lecito fare così, equivarrebbe a privarlo della sua libertà? Qui viene al pettine un grosso nodo irrisolto della cultura cattolica contemporanea. Con troppa fretta è  stato archiviato il sillabo di Pio IX e tutta l'analisi che il grande papa aveva fatto dell'ideologia liberale. La libertà, per il  cristiano, non è un valore assoluto, ma subordinato e strumentale al perseguimento della verità; di conseguenza, non è e non potrebbe mai essere indifferentismo religioso, né relativismo morale. Per il cattolico la libertà assoluta è un'aberrazione perché è un vero e proprio invito  a disobbedire alla legge di Dio. Ma i papi del secondo Novecento, soprattutto dopo il Concilio Vaticano II, hanno sposato in tutto e per tutto la causa della democrazia, facendo propria la prospettiva liberale; e nel far ciò, hanno tradito la prospettiva religiosa e cristiana, secondo la quale una sola è la maniera legittima di adoperare il dono della libertà, che Dio ha fatto all'uomo. 

7) Dio ci ha lasciato addirittura la libertà di peccare.

È una tipica, calcolata, perfida ambiguità di questo falso papa. Certo che Dio ci ha lasciato perfino la possibilità di peccare; però, detto così, pare che, per Dio, non faccia poi tanta differenza se pecchiamo oppure no; sembra quasi che ci abbia dato una libertà assoluta, per farne assolutamente quel che vogliamo noi. Non è così. La libertà che Dio ci ha dato, è la libertà di fare il bene; di fare il male non ci ha dato affatto la libertà, bensì la possibilità, che è tutta un’altra cosa. Ad Adamo ed Eva, ha proibito di mangiare i frutti dell’albero della conoscenza del bene e del male: non ha detto loro: Siete liberi di mangiarne o non mangiarne; ma ha detto: Non mangiatene. La libertà di peccare non esiste: esiste la possibilità di peccare, abusando della libertà.

8) Occorre parlare con chiarezza dei valori, dei limiti, dei comandamenti, certo, ma l'ingerenza spirituale, pastorale, non è consentita.

Dunque, Bergoglio ribadisce il concetto: la Chiesa non deve ingerirsi nelle scelte morali delle persone; deve solo dare dei consigli, se proprio ne viene richiesta. Ricordare agli uomini ciò che sono chiamati a fare; ciò per cui la vita è stata data loro, insieme al dono della libertà; esortare gli uomini a fare la volontà di Dio e a tenersi lontani dal male, tutto questo sarebbe una insopportabile ingerenza nella sfera della loro vita privata. E come i piazzisti non dovrebbero importunare la gente suonando alle porte per tentar di vendere i loro prodotti, senza esserne stati richiesti, così i sacerdoti dovrebbero astenersi dall’importunare le brave persone dal predicare la legge di Dio, per non riuscire invadenti e noiosi. La gente deve essere lasciata in pace: ciascuno deve poter scegliere se fare il bene o il male, da sola, in piena libertà. Di nuovo: è questo il concetto cristiano di libertà? Crediamo, senza esagerare, che, se fossimo in una situazione normale, e uno studente di teologia alle primissime armi si esprimesse nel modo in cui si esprime Bergoglio, verrebbe sonoramente bocciato – o, quanto meno, meriterebbe di esserlo. E i cattolici devono tollerare costui come papa?

   

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