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Fonte radiospada.org 22/09/2018

Autore  Giuliano Zoroddu

“Santa Sede e Cina, firmata la storica intesa” annunzia trionfante l’Avvenire1. Dopo più di sessant’anni, con un accordo provvisorio, sembra che la questione cinese sia arrivata a termine. Gli scomunicati non lo sono più, il governo potrà continuare a nominare vescovi ad esso graditi, il Vaticano darà il suo consenso. Ed effettivamente tutto sembra più facile rispetto alla compresenza di tre realtà cattoliche di cui una eterodiretta dal governo (l’Associazione Patriottica, ossia una “chiesa scismatica”), un’altra in comunione sia con Roma sia con l’Associazione Patriottica (della seria spiacenti a Dio e a li nimici sui), un’altra ancora infine fatta di clandestini (non quelli che piacciono alle gerarchie moderniste), di cattolici che fin dagli anni Cinquanta hanno testimoniato Gesù Cristo e la Chiesa Romana nelle carceri e fino all’effusione del sangue.

 

Ora, a parte il quesito che sorge spontaneo sulla sorte della Chiesa Cattolica clandestina (l’unica e vera Chiesa Cattolica in Cina), in tutto questo bailamme c’è un’unica certezza: la colpa è tutta di quel rigido – secondo i parametri attuali gnostico e pelegiano – di Pio XII. Ebbene sì! La colpa è tutta sua: ancora non era a conoscenza del fatto che vi può essere Chiesa fuori dalla “Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana … Corpo Mistico di Gesù Cristo” (Mystici Corporis).  Tuttavia poteva anche essere più misericordioso o fantozzianamente più umano ed evitare di dire che “il popolo o l’autorità civile non devono invadere il campo dei diritti e della costituzione della gerarchia ecclesiastica” (Ad Sinarum gentes).

Poteva anche omettere di ricordare che è necessario per l’appartenenza alla Chiesa di Cristo e per la salvezza eterna essere sottoposti al Romano Pontefice e che “che vescovi non nominati né confermati dalla Santa Sede, e anzi scelti e consacrati contro le esplicite disposizioni di essa, non possono godere di alcun potere né di magistero né di giurisdizione” (Ad Apostolorum Principis).

Ed infine perché essere talmente indelicati da denunziare apertamente che la cappellania scismatica del Partito Comunista Cinese “vuole gradualmente condurre i cattolici a dare l’adesione e l’appoggio ai principi del materialismo ateo, negatore di Dio e di tutti i principi soprannaturali”? Meglio essere flessibili: questo è l’aggettivo che un vecchio numero della Civiltà Cattolica (Anno 148 – Volume IV – Quaderno 3538 – 15 novembre 1997, pp. 371-372) usava per descrivere i rapporti tra Roma e Pechino a partire dal 1960. 

È finito il tempo in cui si magnificavano gli eroi della resistenza cattolica come  Monsignor Ignazio Kung Pin-mei, Vescovo di Shanghai e poi Cardinale, che richiesto di rompere la comunione con Roma e collaborare con la “chiesa” comunista rispose: “Sono un Vescovo cattolico romano: se denuncio il Santo Padre, non solo non sarei un vescovo, non sarei nemmeno cattolico. Mi potete tagliare la testa, ma non potete strapparmi ai miei doveri […] Viva Cristo Re! Lunga vita al Papa!”. Eminenza, bastava un po’ di accondiscendenza, e vi sareste evitata la galera dal 1955 al 1988! Dopotutto come sosteneva tempo fa il Cardinale Segretario di Stato Parolin – sulla base di dottrine conciliari e post-conciliari che abbiamo già rilevato in un apposito articolo1 – “in Cina non esistono due Chiese, ma due comunità di fedeli chiamati a compiere un cammino graduale di riconciliazione verso l’unità”2.

E cosa non si fa per avere unita e pace (e amore)? Si arriva persino ad accettare – citiamo da Avvenire – “metodo di una soluzione condivisa: la Santa Sede accetta che il processo di designazione dei candidati all’episcopato avvenga dal basso, dai rappresentanti della diocesi anche con il coinvolgimento dell’Associazione patriottica, mentre il governo cinese da parte sua accetta che la decisione finale, con l’ultima parola sulla nomina, spetti al Pontefice e che la lettera di nomina dei vescovi sia rilasciata dal Successore di Pietro”. In barba alla pur minima libertà della Chiesa! E anche in barba al massimo del Concili Ecumenici, quello di autorità superiore allo stesso Concilio di Nicea, in barba al Vaticano II.

Infatti il decreto conciliare Christus Dominus al n. 20 dichiara solennemente “Poiché il ministero apostolico dei vescovi è stato istituito da Cristo Signore e mira ad un fine spirituale e soprannaturale, questo santo Sinodo ecumenico dichiara che il diritto di nominare e di costituire i vescovi è proprio, peculiare e di per sé esclusivo della competente autorità ecclesiastica. Perciò, per difendere debitamente la libertà della Chiesa e per promuovere sempre più adeguatamente e speditamente il bene dei fedeli, questo santo Concilio fa voti che, per l’avvenire, alle autorità civili non siano più concessi diritti o privilegi di elezione, nomina, presentazione o designazione all’ufficio episcopale. A quelle autorità civili poi che ora, in virtù di una convenzione o di una consuetudine, godono dei suddetti diritti o privilegi, questo Sinodo, mentre esprime riconoscenza e sincero apprezzamento per l’ossequio da loro dimostrato verso la Chiesa, rivolge viva preghiera, affinché, previe intese con la santa Sede, ad essi vogliano spontaneamente rinunziare”. “La Rivoluzione divora i suoi figli” verrebbe da dire.

Così fra contraddizioni e tradimenti, a danno dei piccoli ovviamente, la tirannide modernista vende la Chiesa a un regime anticristo e antiumano come quello comunista cinese e a farne le spese sono i poveri e i piccoli, i fedeli della Chiesa Cattolica clandestina, i Martiri.  Son queste le magnifiche sorti e progressive dell’Ostpolitik Vaticana, ben collaudata negli anni Settanta.

 

1 https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/santa-sede-e-cina-firmato-l-accordo

2  https://www.radiospada.org/2018/01/cina-vaticano-una-riflessione-ecclesiologica/#comments

3 http://www.fides.org/it/news/63673-VATICANO_Cardinale_Parolin_Ecco_perche_dialoghiamo_con_la_Cina#.WnHNS4LgTAs.facebook

   

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