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Fonte lanuovabq.it  28/09/2018

Autore Stefano Fontana

Nella Lettera ai cattolici cinesi, seguita all'accordo con il regime di Pechino, il papa esorta i cattolici cinesi a pregare, ad aprirsi, ad accogliere, a riconciliarsi, ma senza che l'oggetto sia conosciuto. Ci si deve solo fidare del papa. Chiede loro di muoversi al buio, cosa che sta diventando una costante di questo pontificato.

 

Il Messaggio che papa Francesco ha rivolto ai cattolici cinesi due giorni fa, dopo la notizia dell’accordo tra Cina e Vaticano sulle nomine episcopali, stupisce per diversi motivi e in diversi punti.

La prima cosa che il lettore si chiede è quale sia il senso di un Messaggio su una cosa che è tuttora sconosciuta. Come si sa, infatti, i contenuti dell’accordo sono secretati. Il Messaggio del Papa è quindi privo di contenuto. A cosa si riferisce? Di cosa parla? Non lo si capisce non per difficoltà di parola – al contrario il testo è ricco di belle parole e belle frasi – ma per mancanza di contenuto. Il papa esorta i cattolici cinesi a pregare, ad aprirsi, ad accogliere, a riconciliarsi, ad accettare la sofferenza … ma l’oggetto non lo dice. Chiede una specie di atto di fiducia verso se stesso, avendo egli rivendicato a sé – nella conferenza stampa di ritorno dai Paesi baltici – la responsabilità dell’accordo.

C’è da sperare che i contenuti dell’accordo vengano resi noti e che i cattolici cinesi fedeli a Roma sappiano, come si dice in gergo, “di che morte moriranno”. Ma intanto come si devono comportare i cattolici della Chiesa clandestina fedele a Roma? Per aprirsi, uscire e riconciliarsi dovranno riconoscere i vescovi della chiesa patriottica come vescovi autentici, anche se sanno che sono spie? Anche se sanno che hanno donne e figli? Anche se sanno che sono lì per pura carriera politica? Stupisce molto che il papa chieda loro qualcosa senza informarli veramente sulla situazione in cui si troveranno a vivere. Che chieda loro di muoversi al buio. Muoversi al buio è fede o fideismo?

Spingere perché ci si muova al buio è un frequente atteggiamento di questo pontificato. Il caso più evidente è l’Esortazione apostolica Amoris Laetitia. Essa è “al buio”. Non dice cosa fare in ordine ad un contenuto definito. Invita a muoversi intorno ad un contenuto impreciso. Con Amoris Laetitia non è nata una nuova teologia del matrimonio, del divorzio, dei Sacramenti della Comunione e della Confessione precisata e definita dal magistero. Sono nati dubbi e incertezze – molti punti di domanda – sulla teologia tradizionale. Su questo è stata però chiesta la mobilitazione dei fedeli, senza aver precisato i contenuti di questa mobilitazione. Ora, in modo simile, ci si rivolge ai fedeli cinesi senza chiarire con loro di cosa si stia parlando.

Nel Messaggio ai cattolici cinesi stupisce poi anche che ci si rivolga – almeno sembra di capire – in via prioritaria ai fedeli della Chiesa clandestina e fedele a Roma, chiedendo loro di “farsi artefici di riconciliazione”, ponendo sullo stesso piano le due chiese, quella fedele a Roma e quella emanazione del partito comunista al potere. Ora, tutti sanno che gli esatti confini tra le due chiese sono difficilmente precisabili. C’è un andirivieni di vescovi e di sacerdoti dall’una all’altra. Questo però non autorizza a metterle sullo stesso piano e a rivolgersi indistintamente agli uni e agli altri come quando si chiede che “Tutti i cristiani, senza distinzione, pongano ora gesti di riconciliazione e di comunione”.

Il papa chiede una Chiesa cinese “in uscita”. Ma la Chiesa cinese dovrebbe uscire verso una non-Chiesa. Ove manca la successione apostolica non c’è Chiesa e nella chiesa patriottica che non è in comunione con Roma non c’è la successione apostolica. A meno che l’accordo secretato non preveda che tutti i vescovi cattolici della chiesa patriottica passino ope legis in quella fedele a Roma, trasformandosi così automaticamente da inautentici ad autentici. E magari senza alcun pentimento, come invece è avvenuto per il Figliol Prodigo citato dal papa nel Messaggio come esempio appunto di riconciliazione. Ma, come ripeto, ciò non ci è dato di sapere. Sicché questo invito alla riconciliazione e alla comunione è, per il momento, privo di contenuto e invita a riconciliare due chiese di cui una è Chiesa e l’altra no.

Nel corpo del Messaggio, Francesco si rivolge anche ai cattolici – vescovi, sacerdoti e laici – che hanno subito la persecuzione del regime proprio per la volontà di rimanere fedeli al papa: “Sono sentimenti di ringraziamento al Signore e di sincera ammirazione per il dono della vostra fedeltà, della costanza nella prova, della radicata fiducia nella Provvidenza di Dio, anche quando certi avvenimenti si sono dimostrati particolarmente avversi e difficili”. Prosegue poi dicendo che “Tali esperienze dolorose appartengono al tesoro spirituale della Chiesa in Cina e di tutto il Popolo di Dio pellegrinante sulla terra”. Tuttavia occorre cambiare ed affrontare le nuove sfide, come per esempio la volontà espressa da tanti cattolici della chiesa patriottica di unirsi a Roma.

Stupisce molto questa valutazione del martirio in relazione con la situazione dei tempi, come se la Chiesa non fosse ontologicamente – e non secondo un vago spiritualismo – là dove ci sono i martiri per la fede. Se chi è ucciso in odium fidei (il martire) è santo anche senza miracolo e senza processo, vuol dire che i martiri sono il cuore della Chiesa e che la Chiesa è là dove essi sono perché essi sono là dove essa è. C’è un nesso profondo tra i martiri, la Chiesa e il papa. Non può esistere motivo pastorale per metterli da parte, per collocare la Chiesa altrove da dove essi sono. I martiri sono fedeli alla Chiesa e la Chiesa deve essere fedele ai martiri.   

   

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