Articoli più letti  

   

Cerca autori  

   

Cerca Argomenti  

   

Fonte cronicasdepapafrancisco.com 29/09/2018

“La Chiesa di Gesù Cristo non può dunque cedere il proprio governo in mano d’altri, non può vendere né alienare in alcun modo a chicchessia  l’elezione dei propri pastori, perché non può distruggere se medesima; e qualunque cessione assoluta in questo proposito sarebbe irrita per  sé, sarebbe un contratto viziato all’origine, un patto nullo, a quel modo che è nullo qualsiasi vincolo d’iniquità… (..) Non è un esigere che non s’abbia più bisogno dagli uomini d’aver confidenza nei ministri della religione, cioè che s’abbia rinunziato ai bisogni ed ai rimorsi dell’anima, che insomma si possa far senza religione, o accontentarsi tutt’al più della esteriorità e materialità di essa? E che è questo se non l’aver imposto al popolo un obbligo di una cieca, o per meglio dire irragionevole obbedienza, che è un sinonimo perfettissimo di  indifferenza religiosa? Quando si riesce ad ottener questo dal popolo cristiano, allora si riesce a pervertirlo, a distruggere nella sua anima il cristianesimo, lasciandolo solo nelle abitudini…..” (beato Antonio Rosmini da le 5 piaghe della Chiesa, quando i Vescovi vengono lasciati al potere LAICALE…)

Il beato Antonio Rosmini (1797-1855) è stato davvero profetico con il suo libro “Delle cinque piaghe della Santa Chiesa” e che gli costò ai suoi  tempi, una dura repressione, perchè egli chiedeva semplicemente che la Santa Madre Chiesa non accondiscendesse AI COMPROMESSI col potere del mondo…. ed istruisse dottrinalmente e culturalmente sia il Clero quanto il Popolo. Rosmini parla di una storia, quella della Sposa del Cristo data in gestione dal Cristo ai Pastori, in uno sviluppo storico in Occidente, un percorso di successi e di difficoltà, di santità e di tradimenti… del messaggio del Cristo, ma che riscontra una grande attualità perché, queste piaghe di cui si parla …. non possono mai essere dichiarate sconfitte fino alla fine del mondo, e necessitano di attenzione continua e di uno sforzo costante teso alla continua vigilanza e autoriforma sotto la spinta dello Spirito Santo, ben sapendo che quelle porte degli inferi non prevarranno mai su di Essa.

Rosmini denuncia, con fare davvero profetico, il CEDIMENTO del governo della Chiesa ai poteri forti, ai poteri del mondo e, queste cinque piaghe, possiamo sintetizzarle così:

1. la divisione del popolo dal Clero nel pubblico culto;
2. l’insufficiente FORMAZIONE CATTOLICA del Clero (preoccupazione fatta propria da san Pio X che fece infatti il famoso Giuramento antimodernista, da parte dei seminaristi ammessi al sacerdozio);
3. la disunione dei Vescovi, specialmente in campo dottrinale e magisteriale;
4. le nomine dei Vescovi lasciate ai poteri del mondo e politicizzate;
5. l’asservimento dei beni della Chiesa in mano al potere politico….

Per il beato Rosmini le ultime piaghe sono causa delle prime e tutte, nell’insieme, sono correlate l’una all’altra, è il CEDIMENTO, IL COMPROMESSO con il mondo. Essendo il problema di carattere politico, politicamente egli venne censurato dalla Chiesa del suo tempo.
Ma Rosmini non brandiva la bandiera della rivoluzione… egli ribadiva che il Cristiano, specialmente il Clero e i Vescovi, sono “nel mondo, ma non del mondo…” e quel FORMARE il Clero e gli stessi Vescovi intendeva per lui la formazione ad un pensiero CATTOLICO all’interno di un mondo che andava verso una scristianizzazione, e che questa formazione doveva prevalere per far fronte anche ad un mondo laico maggiormente sbattuto dalle tempeste rivoluzionarie, e spesso confuso su ciò che dovesse fare.

Forse è utile ricordare che già sotto il Concilio di Trento la Chiesa aveva iniziato a lavorare sulle sue “piaghe” evidenziandone ben tre riprese poi dal Rosmini:
1. l’ignoranza del Clero e del popolo;
2. lo scollamento tra Clero e popolo tanto da penalizzare la questione sociale la quale, infatti, rimaneva un campo nel quale vi lavorarono i più grandi Santi e Fondatori nella Chiesa;
3. il cedimento emotivo e supino del Clero al potere politico…

Trento reagì in modo forte con tre riforme che diedero una svolta alla Chiesa di quel tempo:
1. la nascita e lo sviluppo dei seminari per la formazione del Clero e l’avvicinamento del popolo alla Catechesi. Il domenicano san Pio V fu il primo Pontefice a consegnare ai Laici, specialmente ai genitori, la prima educazione catechetica in famiglia.
2. uso dei sinodi per restaurare la disciplina nel Clero e tra i Vescovi per riportare la Chiesa al posto che le competeva nel mondo e a servizio del popolo;
3. riappropriarsi di quella libertà sociale, per poter ridare alla Chiesa la libertà di azione per portare al mondo la Missione affidatale dal Cristo.

Rosmini aveva capito bene che quelle vere riforme non furono portate a compimento, e aveva profeticamente fiutato questi stessi pericoli nel Clero e nel laicato cattolico rimproverando, però, la latitanza dei Vescovi troppo spesso manovrati da poteri politici in lotta tra di loro (una continua minaccia alla comunione della stessa Chiesa cattolica, come sommamente temuto anche dal beato Papa Pio IX). In un vecchio articolo pubblicato in tempi non sospetti e sotto il pontificato di Benedetto XVI quando nel 2007 beatificò Rosmini, leggiamo:

  • “La nomina dei vescovi e l’amministrazione dei beni ecclesiastici da parte dello Stato sono un esempio lampante, denunciato da Rosmini. Non possiamo però credere che questo problema non riguardi più la vita della Chiesa oggi. Non riguarda più la vita della Chiesa nell’Occidente liberale…. La Chiesa,  sparsa nel mondo, deve fare ancora i conti con il controllo e le ingerenze, a volte feroci, di un potere politico violento e dispotico. E quasi sempre i cristiani sono i primi a ricevere persecuzioni. C’è chi resiste eroicamente, come la Chiesa “sotterranea” cinese guidata dal cardinale Joseph Zen, ma c’è anche la Chiesa “ufficiale”, anch’essa formata da cattolici, che ha deciso di scendere a patti con il regime di Pechino, e ne subisce il forte condizionamento. Non è che un esempio: se ne potrebbero fare molti...”

Scriveva il beato Rosmini: Nel Concilio di Arles dell’anno 314 si ordina «che anche i governatori delle province, giunti a quelle cariche mentr’erano fedeli, devono come gli altri ricevere lettere di comunione dai loro vescovi e il vescovo del luogo dove esercitano la carica, deve aver pensiero d’essi, e se fanno qualche cosa contro la disciplina, e la dottrina, scomunicarli».

Tutta questa premessa ci conduce, infatti, a quanto ha deciso questo Pontificato oggi  -politicamente parlando – per la Chiesa in Cina…. ed espresso tristemente, ma molto realisticamente, dal professor Stefano Fontana al quale lasciamo, ora, la parola attraverso un interessante articolo pubblicato su La NBQ. Buona riflessione.

   

I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Per saperne di più sui cookie che utilizziamo e come eliminarli , guarda la nostra privacy policy.