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Fonte lanuovabq.it  03/11/2018

Autore Andrea Zambrano

Una firma di punta del quotidiano La Nacion accusa Papa Francesco di voler essere Peron e voler far cadere Macri. Complice anche una messa ecumenica dei sindacati contro il governo da lui sostenuta. Le ragioni di un'incomprensione con il suo Paese, che non ha ancora visitato.

 

“Il sogno di Papa Francesco non è di essere Papa, ma di essere Peron”. Sulla figura di Bergoglio, in Argentina c’è un vivace dibattitto che vale la pena registrare soprattutto per farsi un’idea di come il pontefice sia visto nel suo Paese. Paese che nel corso del suo quinquennio di pontificato non ha ancora visitato, scatenando una ridda di ipotesi e ricostruzioni.

A usare questa colorita espressione è stato Jorge Fernández Díaz, analista e scrittore argentino, firma di punta del quotidiano La Nacion, che in passato era il quotidiano di riferimento dell’allora Arcivescovo di Buenos Aires, mentre oggi sembra essere uno dei suoi principali critici. Per ragioni squisitamente politiche, perché se in Europa Papa Francesco è visto come il leader del terzomondismo e mondialismo, in Argentina questo ha ripercussioni sul governo di Mauricio Macri.

Diaz è intervenuto nella trasmissione de la Nacion, Terapia de noticias e ha analizzato il ruolo giocato dal Papa all’interno della politica nazionale. Le parole pronunciate da Diaz sono di una forza dirompente e basterebbero, almeno in Italia, per far gridare i “guardiani della rivoluzione” all’attentato di lesa maestà. Ma in Argentina, che è il suo Paese natale, sembra esserci almeno maggior libertà nel giudicare alcuni comportamenti politici, che in quanto tali, sono oggetto di discussione e non dogma di fede.

Ad esempio, Diaz ha accusato Papa Francesco di essere alla testa di un movimento contro il governo di Macri. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è la messa ecumenica che si è svolta nei giorni scorsi sul sagrato del santuario nazionale argentino della Madonna di Lujan. Una messa ad alto contenuto politico, quella celebrata dall’arcivescovo di Mercedes Agustín Radrizzani, vescovo considerato ultra progressista e amico dell’ex presidente Cristina Kirchner, che ha accolto la richiesta dei leaders sindacali peronisti di sinistra, per una messa ecumenica per “pane, pace e lavoro”.  

Ebbene. La celebrazione religiosa, nella cui omelia il vescovo non ha mancato di citare Papa Francesco e il suo invito a “non farsi rubare la speranza”, è stata vista come un attacco della Chiesa alleata con i sindacati contro il governo. Ad aggravare il tutto è stato anche un episodio accaduto in Vaticano nel corso dell’udienza del mercoledì. Alcuni esponenti del principale sindacato argentino, nei giorni scorsi, hanno raggiunto Papa Francesco e lo hanno invitato a firmare la maglietta celebrativa dell’evento.

Da questo episodio prende dunque le mosse Diaz nella sua intemerata. “Il Papa gioca e fa giocare a un settore importante della Chiesa un progetto politico unito al peronismo e a settori della Sinistra che lottano smaccatamente contro il Governo”, ha detto Diaz al conduttore, il giornalista Diego Sehinkman.

Per lo scrittore “Papa Francesco è un pessimo politico dato che ha diviso il suo gregge e fatto una serie di disastri politici da quando ha preso il potere della Chiesa”. A suo giudizio “il sommo pontefice sta vivendo il sogno di essere Peron, ha la tendenza irresistibile a condurre questo tipo di movimenti in tutta l’America Latina e principalmente nella sua Patria”.

Quel che è interessante notare è che la figura di Bergoglio, in Patria è vista soltanto con occhi politici. Questo potrebbe essere un handicap, dato che Bergoglio è prima di tutto una guida religiosa e quindi non sempre i suoi gesti e le sue parole devono avere una ricaduta politica. Ma in un Paese fortemente polarizzato come l’Argentina, è significativo che il giudizio che viene espresso sul Pontefice sia di natura, e di critica, eminentemente politica.

Probabilmente è però anche il giudizio di chi ha conosciuto Bergoglio anche prima che salisse al Soglio di Pietro. E sa che questo atteggiamento così politico gli apparteneva anche prima di partire da Buenos Aires per il conclave che poi lo avrebbe eletto Papa. Ma, dopo cinque anni, è anche la presa d’atto che forse il Bergoglio che si pensava di conoscere allora non è più lo stesso.

Un tempo Bergoglio era visto come un vescovo conservatore e per nulla amico della Sinistra, per quanto in Sudamerica la distizione tra conservatori e progressisti sia profondamente imprecisa. Un peronista, dunque, ma più di destra, dato che in Argentina il peronismo è il comune denominatore di tutte le esperienze politiche, salvo poi appiccicarci le etichette di destra e sinistra per differenziarlo. E questo cambiamento che gli viene attribuito, è forse l’elemento più interessante di una distanza, quella tra il Papa e il suo Paese, che sembra non riconoscerlo più.

   

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