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Fonte chiesaespressonline 11/092014

Autore Sandro Magister



Tanti sono quelli che supereranno i limiti di età entro il 2015. Un'occasione d'oro per papa Francesco per rimodellare a suo piacimento l'episcopato italiano e per diminuire il peso dei curiali in un futuro conclave

CITTÀ DEL VATICANO, 11 settembre 2014 –  In Italia le diocesi sono attualmente 226. Un numero esorbitante rispetto a tante altre Chiese nazionali, anche se frutto della storia. Tanto che lo stesso papa Francesco non ha mancato di fare un accenno alla loro possibile riduzione nel suo primo discorso ai vescovi italiani nel maggio del 2013.
Parlando con il quotidiano "La Nuova Sardegna" a fine a agosto, il sostituto della segreteria di Stato vaticana, l’arcivescovo Giovanni Angelo Becciu, ha spiegato però – riguardo ad una possibile "scomparsa di diocesi in Sardegna", la regione che gli ha dato i natali – che "per adesso non c'è niente di concreto".
"Se soppressione vi sarà – ha aggiunto – essa dovrà essere frutto di una ristrutturazione generale delle varie circoscrizioni ecclesiastiche esistenti", essendo stato questo "finora l'orientamento della conferenza episcopale italiana".
Fermo restando che non sembra quindi all’orizzonte una riduzione delle diocesi, papa Francesco ha comunque la possibilità, nel giro di pochi anni, di cambiare il volto della Chiesa gerarchica italiana.
Non sono poche infatti le diocesi e le arcidiocesi che risultano vacanti, oppure con ordinari che hanno superato o si accingono a raggiungere l’età di pensione dei 75 anni.
Al momento sono vacanti le sedi di Ozieri in Sardegna (è proprio questa la diocesi del sostituto Becciu, e lo è dal dicembre 2012 quando fu congedato Sergio Pintor proprio allo scoccare del 75mo anno di età), quella di Piana degli Albanesi in Sicilia, l’abbazia territoriale di Montecassino nel Lazio, quella di Acerenza in Basilicata, quella di Ariano Irpino e l’abbazia territoriale di Montevergine in Campania, quella di Pistoia in Toscana. Devono poi essere assegnati un vescovo ausiliare a due diocesi che tradizionalmente ne sono dotate: Genova e Reggio Emilia.
Hanno inoltre superato i 75 anni gli arcivescovi di Bologna in Emilia, di Palermo in Sicilia, di Cosenza in Calabria e di Foggia in Puglia, i vescovi di Tortona in Piemonte (che però appartiene alla regione ecclesiastica ligure), di Senigallia nelle Marche e di Faenza in Romagna, nonché un ausiliare a Roma.
Entro la fine dell’anno raggiungeranno poi i 75 anni l’arcivescovo di Ancona nelle Marche e i vescovi di Rieti nel Lazio e di Adria-Rovigo in Veneto.
Ma nel corso del 2015 saranno altre venti le diocesi i cui pastori raggiungeranno l’età pensionabile.
Nel Triveneto ci sarà la diocesi di Belluno (quella di papa Albino Luciani), nonché la grande diocesi di Padova (oltre un milione di abitanti) e l’importante arcidiocesi di Trento, entrambe rette attualmente da ex nunzi, storicamente ricche di clero e anche di beni ecclesiastici.
In Lombardia ci sono le diocesi di Pavia, di Cremona e di Mantova, a cui va aggiunto un ausiliare di Milano. Mentre in Piemonte ci sono quelle di Cuneo e di Pinerolo.
Nell'Italia centrale ci sono le diocesi di Pescia in Toscana, di Fabriano nelle Marche e l’arcidiocesi di Gaeta nel Lazio. Raggiungerà i 75 anni anche il cardinale vicario di Roma Agostino Vallini.
Nel meridione ci sono poi l’arcidiocesi di Potenza in Basilicata, quella di Benevento e la diocesi di Cerreto Sannita in Campania (regione dove si conta un numero particolarmente alto di vescovi focolarini), nonché le diocesi di Andria, di Conversano e di Cerignola in Puglia (quest’ultima diocesi d'origine del segretario generale della CEI Nunzio Galantino).
Nelle isole infine raggiungeranno l’età di pensione i vescovi di Ragusa in Sicilia e di Ales-Terralba in Sardegna.
Complessivamente quindi sono una quarantina le circoscrizioni ecclesiastiche pronte a un avvicendamento. Abbastanza per consentire un ricambio in profondità nel corpo della conferenza episcopale italiana.
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Come già accennato, tra i nuovi pastori che papa Francesco si appresta a nominare ci sono quelli di Bologna e Palermo (il biennio di proroga riservato ai loro rispettivi titolari scade infatti nel 2015). Due diocesi che hanno, o meglio, avevano una consolidata tradizione cardinalizia.
Con papa Francesco, infatti, l'automatismo della nomina a cardinale dei vescovi di queste città non sembra più valere. Lo si è visto nell'ultimo concistoro, quando ha scelto di dare la porpora a Perugia, ma non a Venezia.
E una verifica di questa libertà nel creare i cardinali potrà esserci già nel 2015. Nei primi di gennaio del prossimo anno, infatti, il numero dei cardinali elettori, il cui tetto è di 120, sarà ridotto a 110. Numero che scenderà a 107 nel giugno successivo e a 105 in novembre. Il che vuol dire che, se volesse, papa Francesco potrebbe tenere un concistoro con almeno dieci nuovi cardinali nella festa della cattedra di San Pietro in febbraio, con almeno tredici nella festa dei santi Pietro e Paolo in giugno e con almeno quindici nella festa di Cristo Re in ottobre.
Già nella sua prima creazione cardinalizia papa Francesco ha mostrato appunto di non sentirsi legato a particolari tradizioni ecclesiastiche, di avere un occhio di riguardo per la Chiese della “periferia” ecclesiale, di privilegiare le sedi diocesane rispetto alla curia.
Riguardo a questo ultimo aspetto è da notare il fatto che attualmente sono ancora 36 su 114 i cardinali elettori con incarichi in curia. Ma nel giro di un anno saranno cinque i porporati di curia che supereranno gli ottanta anni. Ed è improbabile che papa Francesco li rimpiazzerà nel prossimo concistoro.
Col risultato che il peso dei curiali, che erano ben un terzo del collegio degli elettori alla fine del pontificato di Benedetto XVI, sarà presto ridotto a solo un quarto dei votanti.
   

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