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Fonte lanuovabq.it   02/10/2014


Autore Matteo Matzuzzi



Qualche giorno fa, intervistato dal quotidiano argentino La Nación, il cardinale Walter Kasper se l'era presa con i cinque porporati autori del libro “Permanere nella verità di Cristo. Matrimonio e comunione nella chiesa cattolica” (edito in Italia da Cantagalli), che critica le sue tesi su famiglia e matrimonio esposte lo scorso inverno nella lunga relazione concistoriale, ouverture della discussione voluta da Papa Francesco. A Müller, Caffarra, Brandmüller, Burke e De Paolis, Kasper diceva che la loro opposizione era segno di "un fondamentalismo teologico" che ha ben poco di "cattolico". E che lui, comunque, aveva concordato ogni passo con il Pontefice, con il quale aveva avuto ben due incontri vis-a-vis. Il primo a replicare alle accuse, pubblicamente e a tono, è stato il prefetto della Segnatura apostolica, il cardinale americano Raymond Leo Burke, a quanto pare in procinto d'essere avvicendato nell'incarico curiale che ricopre da qualche anno (per lui sarebbe pronta la poltrona di patrono del Sovrano ordine militare di Malta).
Intervenendo a margine della presentazione del libro "incriminato" negli Stati Uniti – l'editore è la Ignatius Press –, Burke ha osservato che è "oltraggioso" ma anche "divertente" il modo in cui Kasper fa sapere urbi et orbi che le critiche al suo testo in realtà avrebbero un altro destinatario, il Pontefice in persona. "Il Papa non ha la laringite" né “è muto”, ha aggiunto il cardinale, e quindi è perfettamente in grado di parlare da solo senza interlocutori o mediatori: “Può parlare da solo”. Ciò che Kasper propone, ha detto ancora Burke, è “disobbiedienza o quantomeno non adesione alle parole del Signore”. Il direttore della Ignatius Press, padre Joseph Fessio (gesuita), si è domandato poi se il Papa "non abbia incoraggiato la discussione sulla proposta di Kasper con l'obiettivo di portare l'attenzione sulla questione del matrimonio, così da riaffermare poi l'insegnamento della Chiesa". Non sarà che, ha aggiunto padre Fessio, il Papa "ha cercato di scuotere un nido di calabroni in vista delle discussioni sinodali?".
Burke ha anche criticato la possibilità di semplificare le procedure di nullità matrimoniale, schema prospettato qualche settimana fa in un articolato saggio su Communio (ripreso in Italia dal Regno) dal cardinale Angelo Scola. A giudizio del porporato americano, infatti, non si farebbe altro che “incoraggiare ulteriormente una visione difettosa del matrimonio e della famiglia”.
Con il Sinodo alle porte, però, sono anche altri i prelati che hanno deciso di rendere nota la propria posizione sui temi più dibattuti e controversi. Uno degli ultimi a farlo è stato il prefetto della Segreteria per l'Economia, il cardinale australiano George Pell. Nella prefazione al libro di Juan José Pérez-Soba e Stephan Kampowski, docenti all’Istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia (“Il Vangelo della famiglia nel dibattito sinodale. Oltre la proposta del cardinal Kasper”, Cantagalli), il porporato australiano sottolinea la necessità, nei prossimi diciotto mesi, di “concentrarsi sugli elementi centrali delle sfide cui sono dinanzi il matrimonio e la famiglia, piuttosto che lasciarsi distrarre e indurre a una controproducente e sterile ricerca di consolazioni di breve respiro”. In merito al tema controverso del riaccostamento alla comunione dei divorziati risposati, Pell nota che “le comunità sane non investono gran parte delle loro energie in questioni secondarie” e che a ogni modo “le pressioni in direzione di questo cambiamento si concentrano soprattutto in alcune Chiese europee”.
Tutti gli “avversari del cristianesimo”, spiega, “vorrebbero che la Chiesa capitolasse su questo punto”. Il cardinale ne ha anche per Kasper. Non lo cita, ma è al teologo tedesco che si riferisce quando ricorda che “secondo alcuni, il compito primario della Chiesa è fornire una scialuppa di salvataggio ai naufraghi del divorzio. E le scialuppe di salvataggio dovrebbero essere a disposizione di tutti, specie delle vittime innocenti di queste tragedie”. Ma allora, si domanda Pell, “dove devono dirigersi queste scialuppe di salvataggio? Verso gli scogli, verso le paludi o verso un porto sicuro, che si può raggiungere soltanto con difficoltà?”. Il punto è che “la misericordia è diversa da gran parte delle forme di tolleranza, che è uno degli aspetti più encomiabili delle nostre società pluralistiche”.
   

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