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Fonte papalepapale.com 20/10/2014


Autore Dorotea Lancellotti



“La canzone migliore continua a essere la nostra”. La prima “puntata” del Sinodo è conclusa. Ma continuiamo a rimanere in tema analizzando il testo del card. Pell (e altri) che a Kasper spiega la vera Misericordia



«Coloro che credono nella tradizione, come gli autori di questo volume, sono da elogiare quando affermano le proprie convinzioni in modo calmo e caritatevole. La canzone migliore continua a essere la nostra. Adesso dobbiamo anche operare per evitare che si ripeta quanto avvenne dopo la promulgazione di Humanae vitae nel 1968. Dobbiamo parlar chiaro, perché quanto prima i feriti, i tiepidi e gli esterni si renderanno conto che un cambiamento sostanziale della dottrina e della pastorale è impossibile, tanto più riusciremo ad anticipare e dissipare la delusione ostile che inevitabilmente seguirà la riaffermazione della dottrina». (1)

 

Così molti cardinali, vescovi e teologi, si sono mobilitati per smontare la deriva kasperiana che si voleva inaugurare, e che si vuole inaugurare.

 

Queste parole del cardinal Pell – che facciamo nostre quale punto dottrinale di riferimento all’argomento più dibattuto oggi nel Sinodo e nella Chiesa -  saranno anche il nostro “credo” nelle brevi osservazioni che andremo a fare spulciando  passi di questo libro e dell’insegnamento della Chiesa.

 

E Benedetto XVI disse che… (e non è certo l’unico)

 

 

 

È fondamentale riportare le parole di Benedetto XVI ai Vescovi francesi perché si trattò di un Discorso ufficiale e magisteriale, perciò vincolante, disse il Papa: «Una questione particolarmente dolorosa, come sappiamo, è quella dei divorziati risposati. La Chiesa, che non può opporsi alla volontà di Cristo, conserva con fedeltà il principio dell’indissolubilità del matrimonio, pur circondando del più grande affetto gli uomini e le donne che, per ragioni diverse, non giungono a rispettarlo. Non si possono dunque ammettere le iniziative che mirano a benedire le unioni illegittime. L’Esortazione apostolica Familiaris consortio ha indicato il cammino aperto da un pensiero rispettoso della verità e della carità…» (2)

 


 

 

Dunque, Benedetto XVI a suo tempo è stato chiarissimo e se andiamo ad ascoltare quelle parole di Papa Francesco non cavalcate dalla stampa mediatica, alla famosa intervista sull’aereo di ritorno dal Brasile, alla domanda di cosa ne pensasse delle questioni etiche e morali, Papa Francesco fu chiarissimo:

 

«”La Chiesa si è già espressa perfettamente su questo. Non era necessario tornarci, come non ho parlato neppure della frode, della menzogna o di altre cose sulle quali la Chiesa ha una dottrina chiara!”

 

- Qual è la posizione di Vostra Santità, ce ne può parlare? – incalza la giornalista, e il Papa risponde:

 

“Quella della Chiesa. Sono figlio della Chiesa!”». (3)

 

Come intendere queste parole? Con l’unica interpretazione possibile espressa a suo tempo dal venerabile Pio XII: «Ma se la volontà degli sposi, contratto che l’abbiano, non può più sciogliere il vincolo matrimoniale, potrà forse farlo l’autorità, superiore ai coniugi, stabilita da Cristo per la vita religiosa degli uomini? Il vincolo del matrimonio cristiano è così forte, che, se esso ha raggiunto la sua piena stabilità con l’uso dei diritti coniugali, nessuna potestà al mondo, nemmeno la Nostra, quella cioè del Vicario di Cristo, vale a rescinderlo» (Pio XII, 22 aprile 1942).

 


Ma è solo Kasper?

 



 

Con queste chiare parole si dovrebbe chiudere ogni dibattito ed ogni strumentalizzazione al fatto che Papa Francesco, nel tacere sulle gravi affermazioni del cardinal Kasper, sembrerebbe invece alimentare. Ma è davvero così? E’ il Papa che alimenta le provocazioni di Kasper?

 

Questo di preciso non lo sappiamo neppure noi! Il fatto che il Papa tace sulle interviste di Kasper nelle quali afferma che egli è d’accordo con lui, non significa affatto che acconsente, nella Chiesa non funziona così, non funziona che il tacere significa approvazione.

 

Che cosa sta accadendo dunque? Il libro in questione qui citato spiega chiaramente che ciò che il Papa ha voluto è una corretta e lecita provocazione affinchè il Sinodo, e i vescovi in linea generale, si interrogassero piuttosto sui problemi attuali che affliggono la famiglia, che la dividono, che la strumentalizzano fino ad annientarla. Bergoglio vuole il dibattito perché alla fine tutti i Vescovi possano raggiungere una netta e chiara visione della dottrina stessa trovando, nella pastorale appunto, un modo incisivo che possa raggiungere il cuore dei problemi che affliggono l’unità familiare e questo lo si evince da un passo del libro dove gli Autori, citando lo stesso Papa Francesco sulla famiglia, scrivono:

 

«Prendiamo quindi come riferimento per la questione il libro del Cardinal Walter Kasper, Il vangelo della famiglia, che contiene importanti riflessioni, ma a nostro parere anche significative imprecisioni. Il nostro contributo deve poter sviluppare gli elementi positivi, contribuire a chiarire quelli ambigui, esprimere le ragioni per cui alcune affermazioni ci sembrano erronee ma, soprattutto, andare oltre il libro: mostrare in modo semplice e accessibile fino a che punto non sia stato in grado di porre il vangelo della famiglia al centro delle sue riflessioni, a causa del suo essere troppo focalizzato su un punto, senz’altro importante, ma eccessivamente esiguo se assolutizzato…»

 


La quesione dei divorziati-risposati

 



 

Il punto in questione di cui parlano gli Autori è la comunione ai divorziati-risposati, una “pretesa” inaccettabile (l’Eucarestia è un dono del quale si ha l’accesso solo a determinate condizioni) che ha finito per prevalere sul “vangelo della famiglia” il quale mira a ben altre conclusioni. Dice infatti il cardinal Pell sempre in questa Presentazione:

 

«È vero che Gesù non condanna l’adultera minacciata di morte per lapidazione, ma è vero anche che, lungi dall’elogiare la sua condotta invitandola a continuare così, le dice invece di non peccare più (Gv 8,1-11). Una barriera insormontabile, per chi invoca una nuova disciplina dottrinale e pastorale per l’accesso alla Santa Comunione, è la quasi completa unanimità su questo punto di cui la storia cattolica dà prova da duemila anni. E’ vero che gli Ortodossi hanno da lungo tempo una tradizione diversa, alla quale furono originariamente costretti dai loro imperatori bizantini; ma la prassi cattolica non è mai stata questa…».

 

La citazione dal libro che segue ora è un pò lunga ma fondamentale per comprendere quel vortice dentro il quale lo stesso Kasper ha trascinato l’intera discussione con il rischio di far sprofondare la Chiesa in un grave scisma.

 

Leggiamo con attenzione:

 

«Alla luce del fatto che la possibilità del “per sempre” è parte essenziale di ciò che vi è di buono e nuovo nella buona novella, non è del tutto chiaro a che cosa si riferisca il Cardinal Kasper quando, nel contesto di una discussione sull’ammissione dei divorziati risposati alla comunione, egli invoca “una rinnovata spiritualità pastorale, che si congeda da una gretta considerazione legalista e da un rigorismo non cristiano il quale carica le persone di pesi insopportabili, che noi stessi chierici non vogliamo portare e che neppure sapremmo portare (cfr. Mt 23,4)».

 



 

A quale “peso insopportabile” si fa riferimento qui? Forse all’indissolubilità del matrimonio? Ma ciò sarebbe incoerente con quanto il Cardinale afferma altrove, quando dice che quel vincolo indissolubile “è vangelo” , e quando sostiene di non voler mettere in discussione l’indissolubilità del matrimonio .

 

Più probabilmente, ci sembra, il “peso insopportabile” altro non è che l’esclusività sessuale. È in questo modo altamente plausibile che il Cardinal Carlo Caffarra interpreta la proposta del Cardinal Kasper. È impossibile negare che ammettendo alla comunione alcuni divorziati risposati —anche se hanno precedentemente eseguito atti di penitenza, che però non sono arrivati fino a un cambiamento qualitativo del loro stato di vita— la Chiesa accorderebbe “un giudizio di legittimità alla seconda unione” . Ma questa seconda unione non può essere un secondo matrimonio, contemporaneo al primo, “visto che la bigamia è contro la parola del Signore” . Dato che il Cardinal Kasper sostiene esplicitamente l’indissolubilità del matrimonio, e dato che non intende certo suggerire che si possa vivere contemporaneamente in due matrimoni validi e indissolubili, la soluzione da lui prospettata porta a pensare che “resta il primo matrimonio, ma c’è anche una seconda forma di convivenza che la Chiesa legittima” . Ciò è inaccettabile.

 


Cosa Kasper perde per strada…

 



 

Per il Cardinal Caffarra (4), dunque, l’implicazione più grave di questa proposta è la seguente: “Quindi, c’è un esercizio della sessualità umana extraconiugale che la Chiesa considera legittima. Ma con questo si nega la colonna portante della dottrina della Chiesa sulla sessualità”, dove la colonna è l’insistenza della Chiesa sul fatto che l’unico contesto appropriato per l’esercizio della sessualità umana è l’amore coniugale (in un solo matrimonio legittimo, ricordiamo noi secondo conferma del CCC).

 

Il Cardinal Kasper sembra così trascurare il nesso fra indissolubilità ed esclusività sessuale. In ogni caso, se quando parla di “pesi insopportabili” intende o l’indissolubilità del matrimonio, o il requisito dell’esclusività sessuale, allora il passo biblico che viene in mente in questo contesto non sarà Mt 23,4 (“Legano infatti pesi opprimenti, difficili a portarsi”), ma piuttosto Mt 19,10, dove leggiamo dello stupore dei discepoli di fronte all’insegnamento di Gesù sul matrimonio: “Se questa è la condizione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi”.

 

Sottolineiamo ancora una volta che i requisiti dell’indissolubilità del matrimonio e dell’esclusività sessuale fra gli sposi non sono gravosi pesi che Cristo o la sua Chiesa addossano loro: sono i requisiti dell’amore stesso. Chiunque si è mai innamorato potrà verificarlo nella propria esperienza. Il problema è che noi “ci disamoriamo” anche. L’amore romantico in cui gli amanti si promettono le stelle non dura che un istante.”

 

Come amici o fratello e sorella… ma qualche uomo di Chiesa non ci crede più

 



 

Là dove non viene riconosciuta la nullità del vincolo matrimoniale e si danno condizioni oggettive che di fatto rendono la convivenza irreversibile, la Chiesa, attraverso i due Documenti più moderni quali la Familiaris Consortio di san Giovanni Paolo II e la Sacramentum Caritatis di Benedetto XVI, incoraggia questi fedeli a impegnarsi a vivere la loro relazione secondo le esigenze della legge di Dio, come amici, come fratello e sorella; così potranno riaccostarsi alla mensa eucaristica, con le attenzioni previste dalla provata prassi ecclesiale.

 

E prosegue il libro citato: “A nostro modo di vedere, è della massima importanza sottolineare che già oggi la prassi della Chiesa indica una condizione in cui le coppie conviventi di divorziati risposati civilmente possono accostarsi all’Eucaristia. I divorziati risposati civilmente possono infatti ricevere l’Eucaristia (e gli altri sacramenti) anche se vivono sotto lo stesso tetto, purché rinuncino a condividere lo stesso letto.

 

Vien da domandarsi perché il Cardinal Kasper non faccia menzione di questa soluzione. Essa è proposta in documenti e passi di documenti che egli stesso cita: pertanto è improbabile che non ne sia a conoscenza. Forse che questa soluzione per lui è fuori questione, al punto che non ritiene valga nemmeno la pena menzionarla? Ma è proprio fuori questione?  San Giovanni Paolo II e Benedetto XVI non ci presentano forse una visione altamente positiva, in cui la persona umana è considerata capace di autocontrollo e di dominio di sé, capace di integrare la propria sessualità nella sfera della responsabilità personale, e in quanto tale capace anche di astenersi dai rapporti sessuali, in particolare quando riceve la grazia dello Spirito Santo, la Legge Nuova, come nuovo principio di azione?”

 


Pell versus Kasper

 



 

Non stupisce, allora, che le persone negozino i rapporti sessuali esattamente come negoziano tutte le altre cose necessarie per vivere, cioè acquistino e vendano sesso come fosse una merce. La Chiesa ha sempre contrastato queste premesse, proclamando che il sesso è per l’amore coniugale: un amore che è umano, totale, esclusivo, duraturo e fecondo, come spiega la famosa Humanae Vitae di Paolo VI al n.9 in aperto contrasto con le aspettative proposte da Kasper.

 

Il libro in questione presentato dal cardinale Pell tratta, inoltre, anche delle affermazioni di Kasper sul divorzio nella Chiesa Ortodossa spiegando le citazioni erronee adottate da Kasper per avanzare nelle sue affermazioni. Essendo argomenti lunghi e complessi vi rimandiamo al testo integrale, qui ci interessa riportare la chiarezza degli errori di Kasper e che se il Sinodo appoggiasse, ci troveremo senza dubbio di fronte ad un grave scisma.

 

Il libro, e la stessa Presentazione del cardinale Pell, mirano però ad altri aspetti del problema e da qui quel “oltre la proposta del cardinale Kasper”.

 


I legami “co.co.co” e i veri temi del Sinodo

 



 

Lo stesso Pontefice Francesco, fin dalle prime catechesi, ha battuto sul vero problema che coinvolge oggi l’uomo e la donna in un progetto familiare, sotto accusa è la provvisorietà del legame e dunque quella instabilità facilitata dal divorzio che la Chiesa non potrà mai accettare.

 

Infatti il Sinodo stesso, secondo il programma ufficiale reso noto il 3 ottobre c.m. non contempla affatto la Comunione ai divorziati-risposati, anzi, in progetto c’è proprio scritto:

 

- il disegno di Dio su matrimonio e famiglia (I parte, Cap. 1);

 

- la conoscenza della S. Scrittura e del Magistero su matrimonio e famiglia (I parte, cap, 2);

 

- il Vangelo della famiglia e la legge naturale (I parte, cap. 3);

 

- Significativa sarà la presenza delle reliquie dei beati coniugi Zélie e Louis Martin, e della loro figlia Santa Teresa del Bambino Gesù, e quelle dei beati coniugi Luigi e Maria Beltrame Quattrocchi.

 

Ed infine il ricorso al Catechismo della Chiesa Cattolica.

 



Nel libro in questione, citando Ratzinger leggiamo questo passo al quale si collega la Presentazione del cardinale Pell: «La Chiesa deve fare tutto quanto in suo potere per consentire alle persone di contrarre matrimoni validi; e parte di questo compito consiste nell’illustrare con chiarezza la verità sull’indissolubilità. I pastori e gli educatori della Chiesa non devono lasciarsi indurre nella tentazione di credere che questa verità sia onerosa, ritenendo che fintantoché le persone restano ignare, esse non si renderanno colpevoli dei propri peccati e potranno vivere una vita felice senza mettere a rischio la loro salvezza eterna».

 

La verità non può ferire  e fare del male, al contrario l’istituto giuridico del divorzio ha un effetto altamente diseducativo, distruttivo e lesivo, su chi sta per sposarsi. È una delle più chiare espressioni della “cultura del provvisorio” da cui ci ha messo in guardia Papa Francesco nel suo Discorso ai fidanzati il 14.2.2014. E’ perciò impensabile che il Pontefice stesso possa trovarsi in accordo con le inaccettabili affermazioni – o proposte – del cardinale Kasper.

 

Non sarebbe solo un problema di contraddizione in termini (se il Papa perseguisse le proposte di Kasper), ma una vera fuga dalla verità in nome di una misericordia ingannevole.

 


Di quale misericordia parla Kasper?

 



 

E qui veniamo al vero problema di Kasper e di tutta la disputa sollevata, al cuore dell’errore. Kasper ha un concetto errato della “Misericordia”.

 

Scrivono  gli Autori di questo libro: «Credere nella carne di Cristo (cfr. 2 Gv 7) esige quindi che si creda nella grazia del sacramento del matrimonio come unione indissolubile; si tratta di un’espressione di grazia e non di un problema per il quale è necessario trovare delle eccezioni. Probabilmente, la secolarizzazione del matrimonio è stata il peggior attacco alla natura stessa di questa unione. E’ iniziato con la negazione di Lutero del suo significato sacramentale ed è continuato con l’ “invenzione” di un matrimonio civile senza nessun riferimento alla trascendenza, istituzione diversa e opposta al matrimonio naturale».

 

E ragionevolmente ci si domanda: perché il matrimonio può essere indissolubile come ha detto Gesù Cristo se l’amore è soggetto a tante variazioni? Che significato ha l’indissolubilità quando l’ “amore è morto”?

 

“L’ “amore romantico” è quello che può morire, e di fatto muore in tante occasioni, ma questo non ha niente a che vedere con la permanenza dell’amore coniugale che è il segno della sua verità. E’ necessario curare le persone dalla debolezza dell’amore romantico perché possano scoprire l’amore come una fonte nella quale rigenerare le relazioni…”

 

E dunque, come si esplica la vera Misericordia divina? L’autentico dono della misericordia divina è quella cura (Mt.19,11) – alla durezza di cuore – dei coniugi e che li rende capaci di vivere in Cristo il loro matrimonio.

 



 

Anche questo significa “rifarsi” una vita, ma partendo dalla verità della propria esistenza e situazione, perché chi “ne sposa un’altra, commette adulterio” (Mt 19,9). Si tratta della “vita nascosta con Cristo in Dio” (Col 3,3), quel “farsi eunuchi per il regno dei cieli”, una vita secondo il dono della grazia che partecipa alla fedeltà di Cristo di fronte all’infedeltà degli uomini. Ed è questa che rende possibile vivere la autentica fedeltà in situazioni difficili, anche all’interno del matrimonio, come nel caso di una continenza prolungata a causa di una malattia.

 

In sostanza, la proibizione di una nuova unione, e quella possibilità di vivere la fedeltà perchè guidati dalla grazia elargita dal Sacramento, è la vera ed unica testimonianza di una fedeltà nuova che solo Cristo rende possibile. Questa è la vera misericordia e non la soluzione di una toppa su un vestito lacerato, quale sarebbe la proposta di Kasper.

 

La carità e la stessa misericordia non sta nel mettere le toppe ad una veste lacerata, ma riportare le trame sdrucite da una cultura sbagliata, al loro originale splendore. Questo ha fatto il Cristo nella disputa con i farisei in Matteo 19  quando dice loro: “all’inizio non era così”, riportando il Matrimonio alla sua origine senza metterci delle toppe; per questo i discepoli comprendendo la portata della risposta del Maestro ribattono: “se le cose stanno così, meglio non sposarsi” avviandosi in tal modo alla comprensione del valore della continenza senza dimenticare noi oggi, appunto, che la castità è un dogma della dottrina proclamata ed insegnata da Gesù Cristo.

 


Perché il Sacro Cuore di Gesù dice che…

 



Qui sarebbe fondamentale andarsi a rileggere la vera dottrina sulla devozione al Sacro Cuore di Gesù perché, in definitiva e come è spiegato nel libro, è il cuore misericordioso di Cristo a sconfiggere la durezza del cuore dell’uomo che causa il peccato, la divisione, l’adulterio che etimologicamente significa “falsificazione”. Le Sue azioni misericordiose, che mostrano innanzitutto l’affetto più profondo del suo cuore, sono liberatrici rispetto al peccatore. E’ qui che si compie la profezia di Osea di una nuova unione con Dio: “voglio la misericordia e non il sacrificio” (Os 6,6), che Cristo assume per manifestare la sua missione. La misericordia è la chiave per vivere la verità definitiva dell’essere uomo, che unifica il suo valore come creatura, prende in considerazione la sua condizione di peccatore e la sconfigge con la forza della grazia redentrice: “va e non peccare più”, come dice all’adultera. La vera misericordia entra così attraverso il perdono che, nel caso che stiamo trattando, diventa il vincolo della fedeltà tra i coniugi i quali, concedendosi l’uno all’altra, applicano la legge del perdono, un donarsi reciproco atto a superare le difficoltà e a viverle cercando di sanarle attraverso la grazia, il Cristo stesso. Se le difficoltà sono insanabili ci sono solo due vie d’uscita che scaturiscono dalla vera misericordia divina: o il ricorso alla Sacra Rota, o la continenza.

 



Furbescamente Kasper, da una parte, parla di una dottrina immutabile, ma dall’altra insinua il suo cambiamento quando dice che «esiste uno sviluppo della dottrina che va sempre tenuto in considerazione, e cioè l’evidenza che essa non è una laguna stagnante quanto un fiume che scorre, una tradizione che vive insomma, occorre anche distinguere bene fra ciò che è dottrina e ciò che invece è disciplina…».

 

Ma “sviluppo di una dottrina” è un andare avanti partendo sempre da quello che la dottrina dice e mai modificandone il contenuto. È vero che la disciplina della Chiesa è suscettibile alle esigenze del tempo che vive, ma non certo ai cambiamenti di rotta a seconda delle mode del tempo così come ci rammenta San Paolo: «Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie» (2Tim.4,3); dunque che la disciplina sia suscettibile a variazioni sempre in progressione alla legge di Dio è compito della Chiesa, mutare invece una disciplina per scavalcare la dottrina o mutarla, allora no, non ci siamo proprio.

 

Lo ribadisce lo stesso cardinale Pell laddove sottolinea: “La misericordia è diversa da gran parte delle forme di tolleranza, che è uno degli aspetti più encomiabili delle nostre società pluralistiche. Alcune forme di tolleranza definiscono il peccato come qualcosa che sta al di fuori dell’esistenza, ma le libertà degli adulti e le inevitabili differenze non devono necessariamente fondarsi su un assoluto relativismo. L’indissolubilità del matrimonio è una delle ricche verità della divina rivelazione. (..) Per i credenti, riconoscere la loro incapacità di partecipare appieno all’Eucaristia è indubbiamente un sacrificio, una forma imperfetta ma reale di amore sacrificale. Il cristianesimo, e in particolare il cattolicesimo, costituisce una realtà storica in cui si preserva la tradizione apostolica di fede e di morale, di preghiera e di culto, le dottrine di Cristo sono la nostra pietra angolare…”

 


Lasciamo stare il Codice di Diritto Canonico, per favore!

 



Veniamo alla conclusione di queste brevi riflessioni citando il Diritto Canonico, quello “nuovo” del 1983, firmato da san Giovanni Paolo II perchè il cardinale Kasper è giunto a stravolgere anche questo.

 

Che cosa è cambiato con il nuovo Codice del Diritto Canonico? Secondo Kasper ci sarebbe stata un’evoluzione-sviluppo sulla dottrina dei divorziati risposati. È davvero così? No!

 

Il (nuovo) Codice di Diritto Canonico stabilisce che: «Non siano ammessi alla sacra Comunione gli scomunicati e gli interdetti, dopo l’irrogazione o la dichiarazione della pena e gli altri che ostinatamente perseverano in peccato grave manifesto» (can. 915)

 

Il 7 luglio del 2000 Giovanni Paolo II faceva pubblicare sull’Osservatore Romano la spiegazione di come questo articolo riguardasse anche i divorziati risposati.

 

Ecco alcuni passi del testo magisteriale: «Negli ultimi anni alcuni autori hanno sostenuto, sulla base di diverse argomentazioni, che questo canone non sarebbe applicabile ai fedeli divorziati risposati. Viene riconosciuto che l’Esortazione Apostolica Familiaris consortio del 1981 aveva ribadito, al n. 84, tale divieto in termini inequivocabili, e che esso è stato più volte riaffermato in maniera espressa, specialmente nel 1992 dal Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1650, e nel 1994 dalla Lettera Annus internationalis Familiae della Congregazione per la Dottrina della Fede. Ciò nonostante, i predetti autori offrono varie interpretazioni del citato canone che concordano nell’escludere da esso in pratica la situazione dei divorziati risposati. (…) Qualunque interpretazione del can. 915 che si opponga al suo contenuto sostanziale, dichiarato ininterrottamente dal Magistero e dalla disciplina della Chiesa nei secoli, è chiaramente fuorviante. Non si può confondere il rispetto delle parole della legge (cfr. can. 17) con l’uso improprio delle stesse parole come strumenti per relativizzare o svuotare la sostanza dei precetti.

 



La formula «e gli altri che ostinatamente perseverano in peccato grave manifesto» è chiara e va compresa in un modo che non deformi il suo senso, rendendo la norma inapplicabile. Le tre condizioni richieste sono:

 

- il peccato grave, inteso oggettivamente, perché dell’imputabilità soggettiva il ministro della Comunione non potrebbe giudicare;

 

- l’ostinata perseveranza, che significa l’esistenza di una situazione oggettiva di peccato che dura nel tempo e a cui la volontà del fedele non mette fine, non essendo necessari altri requisiti (atteggiamento di sfida, ammonizione previa, ecc.) perché si verifichi la situazione nella sua fondamentale gravità ecclesiale;

 

- il carattere manifesto della situazione di peccato grave abituale.

 

Non si trovano invece in situazione di peccato grave abituale i fedeli divorziati risposati che, non potendo per seri motivi – quali, ad esempio, l’educazione dei figli – «soddisfare l’obbligo della separazione, assumono l’impegno di vivere in piena continenza, cioè di astenersi dagli atti propri dei coniugi» (Familiaris consortio, n. 84), e che sulla base di tale proposito hanno ricevuto il sacramento della Penitenza. Poiché il fatto che tali fedeli non vivono more uxorio è di per sé occulto, mentre la loro condizione di divorziati risposati è di per sé manifesta, essi potranno accedere alla Comunione eucaristica solo remoto scandalo. » (5)

 


O è dottrina da tenersi definitivamente o è “tana liberi tutti”…

 



 

Come fa allora il cardinale Kasper a parlare di “sviluppo” della dottrina, nella sua erronea interpretazione, affermando un cambiamento di rotta al nuovo Codice di Diritto Canonico sui divorziati risposati? L’unico cambiamento che c’è stato è di aver inserito i “divorziati risposati” in un contesto più ampio. Il Documento qui sopra appena riportato, del 2000, sottolineava già all’epoca la strumentalizzazione delle parole del canone a vantaggio di un’imposizione volta a modificare la dottrina sul chi debba ricevere la Comunione.

 

Il Sinodo quindi non potrà evitare di prendere e difendere la posizione dottrinale di fronte a questo squarcio generato dalla squadra progressista di Kasper, perché se non lo farà rischierà davvero di ufficializzare un grave scisma,  e noi non possiamo che rispondere – con Pell, Caffarra ed altri cardinali e vescovi, compreso lo stesso Prefetto della CdF Muller – con queste parole: la formula è tecnica, come rispondeva a suo tempo san Giovanni Paolo II, “dottrina da tenersi definitivamente” vuol dire che su questo non è più ammessa la discussione fra i teologi e il dubbio tra i fedeli.

 

E, se preferite, includere anche le parole di Papa Francesco per l’Omelia alla Messa di apertura di questo difficile Sinodo in questo 5 ottobre:

 



 

“Anche noi, nel Sinodo dei Vescovi, siamo chiamati a lavorare per la vigna del Signore. Le Assemblee sinodali non servono per discutere idee belle e originali… Servono per coltivare e custodire meglio la vigna del Signore, per cooperare al suo sogno, al suo progetto d’amore sul suo popolo. (..) anche per noi ci può essere la tentazione di “impadronirci” della vigna, a causa della cupidigia che non manca mai in noi esseri umani. Il sogno di Dio si scontra sempre con l’ipocrisia di alcuni suoi servitori. Noi possiamo “frustrare” il sogno di Dio se non ci lasciamo guidare dallo Spirito Santo. Lo Spirito ci dona la saggezza”

 

O quelle altrettanto chiare di Pio XII: «Il vincolo del matrimonio cristiano è così forte, che, se esso ha raggiunto la sua piena stabilità con l’uso dei diritti coniugali, nessuna potestà al mondo, nemmeno la Nostra, quella cioè del Vicario di Cristo, vale a rescinderlo»

 

 Note

 

  1. cardinale George Pell nella Presentazione del libro “Il Vangelo della Famiglia nel dibattito sinodale. Oltre la proposta del cardinal Kasper”
  2. Benedetto XVI alla Conferenza Episcopale Francese
  3. Papa Francesco intervista sull’aereo dal Brasile 28 luglio 2013
  4. Cardinale Caffarra “Da Bologna con amore: fermatevi”, in Il Foglio (14-III-2014).
  5. DICHIARAZIONE circa l’ammissibilità alla Santa Comunione dei divorziati risposati daL’Osservatore Romano, 7 luglio 2000, p. 1; Communicationes, 32 [2000], pp.
  6. qui la Familiaris Consortio e qui la Sacramentum Caritatis citati nell’articolo: ricordiamo che sono entrambe Esortazioni Apostoliche come la Evangelii gaudium di Papa Francesco e quindi tutte vincolanti, necessarie per la comunione ecclesiale, e che l’una non può contraddire l’altra, tutte queste, insieme alla enciclica Humanae Vitae di Paolo VI, vanno interpretate in un unico senso dottrinale vincolante diversamente, ossia se una sola Esortazione o Enciclica o altro testo anche sinodale, contraddicesse oggi quello dei predecessori, sarebbe lo scisma.

 

   

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