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Fonte radiospada.org 02/08/2015

Autore Danilo Quinto

«Non mi meraviglierei – scrissi tempo fa in un articolo dedicato alla telefonata di Bergoglio a Pannella – se il leader radicale si apprestasse a conferire al Papa la tessera d’onore del suo partito. Non mi stupirei neanche che il Papa l’accettasse, coronando così il sogno ancestrale di Pannella: quello di parlare ai cattolici – componenti del fiume carsico, come lui lo chiama, della storia radicale – dalla loggia di San Pietro. Non accanto al Papa, ma da solo».

La tessera non è ancora arrivata, ma siamo molto vicini. L’altro giorno, Bergoglio è stato insignito del premio «Abolizionista dell’anno», da «Nessuno tocchi Caino», l’organizzazione affiliata ai radicali, che si occupa della pena di morte nel mondo.

 

Oltre a Marco Pannella, ai responsabili di Nessuno tocchi Caino – tra i quali l’ex appartenente a Prima Linea, Sergio D’Elia, che opera nell’organizzazione insieme a Valerio Fioravanti e Francesca Mambro – alla conferenza stampa di presentazione del rapporto annuale sulla pena di morte, erano presenti, tra gli altri, il Ministro della Giustizia, Andrea Orlando e il sottosegretario al Ministero alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Sandro Gozi (iscritto al Partito Radicale) e Flaminia Giovanelli, sottosegretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, che ha definito uno «stimolo» essere presente nella sede del Partito Radicale. Di quale «stimolo» si tratti, solo lei lo sa.

Per i radicali, Bergoglio è «la personalità che più di ogni altra nell’ultimo anno si è impegnata contro la pena di morte». Nelle motivazioni del premio si sottolinea che «Papa Bergoglio, il cui Pontificato è stato inaugurato dall’abolizione dell’ergastolo e dall’introduzione del reato di tortura nell’ordinamento dello Stato della Città del Vaticano, si è pronunciato in modo forte e chiaro non solo contro la pena di morte, ma anche contro la morte per pena e la pena fino alla morte». Evidente è il richiamo alla campagna per l’amnistia, condotta negli ultimi anni da Pannella e omaggiata dallo stesso Bergoglio con la telefonata che intese fare nell’aprile dell’anno scorso al leader radicale, al quale disse – riferì poi Pannella – «Coraggio, eh! Le starò vicino in questa sua lotta all’ingiustizia».

Si dirà: questa frase ed anche il premio conferito sono strumentalizzazioni operate da altri; il Papa non c’entra. Nulla di più falso. Esiste un’etica dei comportamenti e ciascuno di noi ha il dovere di mettere nel conto le conseguenze delle sue azioni e dei suoi comportamenti. Di più: per un Papa non possono esistere comportamenti «personali», come li intendono i comuni mortali. Il Papa non è un uomo come gli altri. È il Vicario di Cristo e – in quanto tale – nella dinamica dei suoi rapporti personali, non può consumare «vizi privati», lasciando spazio ad un’altra sede per esercitare le «pubbliche virtù». Non può agire in base ad una doppia verità o a una doppia morale. Non può suggerire alla donna argentina divorziata di recarsi a ricevere da un altro sacerdote l’Eucaristia e non può piacevolmente intrattenersi con il leader radicale solo perché questi nutre una «grande stima» per lui, senza proporre loro la Verità, di cui è testimone e custode, in quanto primo Difensor fidei. Il Papa – non solo questo Papa, ma il Papa – può avvicinare le persone solo come faceva Gesù: per convertirle. Il Papa deve annunciare il Vangelo e confermare la fede e la dottrina tramandata da duemila anni dalla Chiesa Cattolica. Può fare solo questo e deve farlo nel rispetto della fede e della dottrina. Altrimenti, si tratta di apostasia.

Il problema, quindi, non è rappresentato da Pannella, che afferma – per sue ragioni e suoi obiettivi – al settimanale “Chi”, nel maggio scorso: «Papa Francesco è l’unico che non mi abbia sgridato per come io tratto il mio corpo. Anzi mi ha detto: ‘Sia coraggioso, vada avanti così’. L’unico a dirmi una cosa del genere. Perché ha capito. Con Papa Francesco abbiamo molte affinità. Noi radicali abbiamo anticipato molte delle cose che Francesco dice e fa. La sua religiosità così vicina alle persone semplici e vere è molto vicina anche alle mie origini. È il terzo Pontefice con cui ho buoni rapporti. Giovanni Paolo II, il “polaccone” come lo chiamavo io, lo sentivo spesso. Quanto a Ratzinger, beh, sapevo che ci avrebbe stupito. Io sono anticlericale, è vero. Sulle cose concrete, però. Il mio spirito è religioso. Ho sempre avuto rapporti splendidi con le suore. Mio zio, poi, era sacerdote e sono cresciuto con quei sentimenti, con quei valori. Per questo le nonne cattoliche si riconoscono in noi. Perché noi radicali ci siamo sempre battuti per la vita, per i temi etici e sociali, non per la politica».Boutade!

Il problema non sono neanche i radicali che conferiscono un premio a Bergoglio, per ingraziarselo. Non è la prima volta che la «persona» Bergoglio, riceve un premio. Il 26 luglio 1999, l’allora cardinale Bergoglio firmò un documento nel quale ringraziò il Presidente del Rotary Club di Buenos Aires, per essere divenuto «Membro Onorario di questa prestigiosa Istituzione». Nel 2005, il cardinale Bergoglio avrebbe ricevuto il premio annuale che quest’istituzione attribuisce all’uomo dell’anno: il Laurel de Plata. Il mensile Chiesa Viva, nel numero di maggio 2013, si chiese «se il cardinale avesse mai letto il giudizio negativo della Chiesa su questa Istituzione». Nel 1928, i Vescovi di Palencia, Orense, Tuy, Leon e Almería, scrissero che il Rotary è «una nuova organizzazione satanica, esecrabile e perversa, vicina alla Massoneria» e che «esplicitamente professa un laicismo assoluto, una indifferenza religiosa universale e cerca di moralizzare gli individui e le società attraverso una dottrina radicalmente naturalistica, razionalista e anche atea» (Boletín eclesiástico del obispado de Palencia, n° 77, 1.9.1928, p. 391). La condanna venne confermata con una dichiarazione solenne dell’arcivescovo di Toledo del 23 gennaio 1929. Due settimane più tardi, la Sacra Congregazione Concistoriale proibì la partecipazione dei sacerdoti alle riunioni rotariane, sia come membri sia come invitati: è il non expedire del 4 febbraio 1929. Tale proibizione fu confermata da un decreto del Sant’Uffizio del 20 dicembre 1950, durante il pontificato di Papa Pio XII. Com’è documentato, invece, Angelo Roncalli (1881-1963), da cardinale, ebbe numerosi contatti con i rotaryani e, da Papa, ricevette due volte i rotaryani d’Italia, il 20 aprile 1959 e 20 marzo 1963. Il 13 novembre del 1957, Giovanni Battista Montini (1897-1978), Arcivescovo di Milano, aveva già presenziato alla riunione del club rotaryano milanese ed aveva dichiarato che in passato aveva avuto molte riserve sul Rotary, «frutto di ignoranza e di errore», disse. Il 28 settembre 1963, Paolo VI ricevette un’intera rappresentazione rotaryana, poi il 20 marzo 1965, quindi il 14 novembre 1970 e il 16 febbraio 1974. Giovanni Paolo II (1920-2005) indirizzò ai rotaryani della LXX Convention un messaggio di viva simpatia il 14 giugno 1979, poi il 13 febbraio 1984, quindi il 25 febbraio 1989.

Ora, il cardinale Bergoglio è Papa. In quanto tale, può ignorare o essere indotto ad ignorare da coloro che lo consigliano, la qualità dei suoi interlocutori personali, la provenienza dei premi che riceve?

Può il Papa far finta di non sapere che i radicali, nella nota, collaudata ed articolata strategia della Rivoluzione liberale – o, se vogliamo, per restare in Italia, del regime laico e relativista – i radicali hanno da sempre svolto la funzione, tipicamente leninista, dell’avanguardia illuminata, minoritaria, ma organizzatissima e super-lobbystica, alla quale vengono assegnati (dai Superiori Incogniti) compiti da nucleo incursori? Sono «teste di cuoio» per lanciare il primo attacco, quello che apre la prima breccia in una delle tante battaglie di quella vera guerra di sterminio condotta, nella cultura e nella legislazione italiana, via via contro tutti i fondamenti ed i capisaldi della legge divina – attaccati in progressione graduale – ed in specie contro la famiglia e la società. Finora: rivoluzione sessuale, da veri eredi del ’68; divorzio; contraccezione; aborto; fecondazione assistita; ideologia omosessualista; eutanasia; antiproibizionismo in materia di droga. Domani – magari – pedofilia, incesto, infanticidio: sempre, beninteso, in nome dei diritti umani ed in vista del Governo Mondiale per imporre la dittatura della Felicità Universale promessa dal principe di questo mondo.

È bene che queste cose qualcuno le racconti al Papa. Non pretendiamo che lo faccianoL’Osservatore Romano o Avvenire e i loro direttori, il portavoce della Sala Stampa Vaticana o l’entourage papale. Non chiediamo neanche ai Vescovi o ai Cardinali di prendere anima che si fa coraggio. Fino ad ora, la stragrande maggioranza di loro, non l’ha avuto. Ci permettiamo di chiedere solo a Dio di non abbandonarci e di intervenire, ricordando sempre quel che Gesù disse a Padre Pio:

«Figlio mio, non credere che la mia agonia sia stata di tre ore, no; io sarò, per cagione delle anime da me più beneficate, in agonia sino alla fine del mondo. Durante il tempo della mia agonia, figlio mio, non bisogna dormire. L’anima mia va in cerca di qualche goccia di pietà umana, ma ahimè mi lasciano solo sotto il peso della indifferenza. L’ingratitudine ed il sonno dei miei ministri mi rendono più gravosa l’agonia. Ahimè, come corrispondono male al mio amore! Ciò che più mi affligge è che costoro, al loro indifferentismo aggiungono il disprezzo, l’incredulità. Quante volte ero lì per lì per fulminarli, se non ne fossi stato trattenuto dagli Angioli e dalle anime di me innamorate….Scrivi al padre tuo e narragli ciò che hai visto ed hai udito da me questa mattina. Digli che mostri la tua lettera al Padre provinciale…”. Gesù continuò ancora, ma quello che disse non potrò giammai rivelarlo a creatura alcuna di questo mondo. Questa apparizione mi cagionò tale dolore nel corpo, ma più ancora nell’anima, che per tutta la giornata fui prostrato ed avrei creduto di morirne se il dolcissimo Gesù non mi avesse già rivelato (…). Gesù, purtroppo, ha ragione di lamentarsi della nostra ingratitudine! Quanti disgraziati nostri fratelli corrispondono all’amore di Gesù col buttarsi a braccia aperte nell’infame setta della Massoneria! Preghiamo per costoro acciocché il Signore illumini le loro menti e tocchi il loro cuore (…)».

   

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