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Fonte opportuneimportune.blogspot.it 18/11/2017

Autore Cesare Baronio

 
 
A questo punto della Débâcle Bergogliana, il fatto che Francesco rappresenti una minaccia per l'integrità della Fede è divenuto così evidente nel commento mainstream, che persino un teologo anglicano, scrivendo su First Things, ha lanciato l'allarme.
 
«Il papa è cattolico? Per almeno un secolo, questo è stato il modo in cui noi anglicani abbiamo scherzato su tutto ciò che sembrava fin troppo ovvio», scrive Gerald McDermott, titolare della cattedra di Teologia alla Beeson Divinity School. Ma continua: «Ora dobbiamo chiederci seriamente se il Papa non sia un protestante liberale».
 
McDermott cita numerosi esempi dello straripante torrente di eterodossia orale e scritta che Francesco ha generato negli ultimi quattro anni e mezzo. I lettori di Remnant hanno familiarità con ciascuno di essi, e non c'è bisogno di ricapitolarli qui. Come molti Cattolici preoccupati, McDermott si concentra sull'ultimo insulto che corona questo distruttivo pontificato: Amoris Laetitia e il suo incredibile tentativo di introdurre l'etica della situazione nella Teologia Morale cattolica.
 
McDermott nota che John Finnis, il famoso filosofo del diritto cattolico, e l'altrettanto famoso teologo morale, Germain Grisez - entrambi figure del mainstream cattolico “conservatore” che difficilmente possono essere etichettati come tradizionalisti radicali - lo hanno accusato:
«Secondo la logica di Amoris Laetitia, alcuni fedeli sono troppo deboli per osservare i comandamenti di Dio e possono vivere nella grazia mentre commettono peccati permanenti e abituali in materia grave". E McDermott aggiunge: "Come l'episcopaliano Joseph Fletcher, che insegnò l'etica della situazione negli anni Sessanta, l'esortazione suggerisce che ci sono eccezioni a ogni regola morale e che non esiste un atto intrinsecamente malvagio».
 
«Per decenni - continua McDermott - gli Anglicani ortodossi e altri Protestanti che cercano di resistere all'apostasia del Cristianesimo liberale hanno trovato in Roma un sostegno morale e teologico. La maggior parte di noi ha riconosciuto che stiamo combattendo veramente la rivoluzione sessuale, che ha soggiogato e corrotto la chiesa episcopale. Prima è stato il turno della santità della vita e dell'eutanasia. Poi è toccato alla pratica omosessuale. Adesso è il matrimonio gay e l'ideologia transgender. Durante i pontificati di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, noi non Cattolici sostenendo la teologia morale abbiamo potuto indicare argomenti saggi e convincenti provenienti da Roma ed affermare che, in effetti, “la parte più antica e più grande del Corpo di Cristo è d'accordo con noi, e lo fa con notevole profondità”».
 
Ora non è più così, afferma McDermott:
 
«A quanti tra noi continuano a lottare per l'ortodossia, nella teologia dogmatica e morale, mancano quei giorni in cui c'era un faro luminoso che risplendeva oltre il Tevere. Adesso, a quanto pare, Roma stessa è stata infiltrata dalla rivoluzione sessuale. Il centro sta collassando»
 
Queste osservazioni sono storiche nel loro significato, così come la lettera aperta a Francesco di padre Thomas Weinandy, uno dei più importanti teologi cattolici del mainstream del Novus Ordo. McDermott trova che la «posizione coraggiosa e di principio» che Weinandy ha assunto contro un Papa ribelle come nessun altro prima di lui dia motivo di speranza. Esprimendo il mio parere, McDermott conclude:
 
«Tom Weinandy ci ricorda che Dio solleva luci profetiche quando vengono giorni di tenebre nella sua Chiesa».
 
Quando perfino un teologo anglicano è pubblicamente sconvolto dal protestantesimo liberale di un Romano Pontefice, nessun Cattolico di buona volontà può continuare a negare l'ovvio. Ma dove stanno i giornalisti neo-cattolici nel bel mezzo di questo grande risveglio? Impegnati come sempre nella loro programmatica difesa dell'indifendibile, per timore che nessuno sospetti che i tradizionalisti radicali abbiano avuto ragione a proposito della direzione in cui la Chiesa è stata diretta dal disastro del Vaticano, e che la narrativa neo-cattolica normalista si è enormemente sbagliata, se non è stata addirittura apertamente disonesta, sin dall'inizio.
 
Per quanto riguarda i Vescovi e i Cardinali che devono sapere che questo Papa è una minaccia per la Chiesa, continuano a mostrarsi ossequienti o, nel migliore dei casi, a protestare ripetutamente che Francesco deve chiarire ciò che ha già perfettamente chiarito. Oppure, come il Vescovo Barron, elevato all'Episcopato da Francesco, si lamentano che la crisi che egli ha provocato con Amoris Laetitia è tutta colpa dei blogger cattolici e che i Vescovi dovrebbero «prendere il controllo del processo», perché questi nefandi blogger «costringono le persone a leggere questo documento in un modo particolare». E non si deve nemmeno accennare al fatto che Francesco stesso legge il proprio documento in quel modo particolare, e applaude la sua disastrosa implementazione che ne consegue. Piuttosto, la verità deve essere nascosta per «prendere il controllo» della versione ufficiale, sostituendo le affermazioni della verità innegabile con ammirati elogi per quello che Barron chiama «un documento straordinariamente ricco».
 
Vorremmo che i dirigenti della Chiesa ci risparmiassero da documenti ricchi e ci dessero la Fede dei nostri padri. Ma al momento è inutile contare su di loro. I laici e il loro sensus fidelium sono al momento il baluardo principale della Fede, assistiti dalla grazia dei Sacramenti e dai buoni sacerdoti, come padre Weinandy, che rimangono fedeli a ciò che Dio ha rivelato attraverso la sua Chiesa, nonostante le conseguenze che subiranno sotto un Pontificato che rappresenta una dittatura del relativismo teologico, sostenuta solo dal quel nudo potere e da quella paura di ritorsioni, che il dittatore osa chiamare Spirito.
 
   

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