Articoli più letti  

   

Cerca autori  

   

Cerca Argomenti  

   

Fonte chiesaepostconcilio.blogspot.it 07/01/2018

Autore Ed Condon

Interessante quanto scrive Ed Condon sul Catholic Herald. È un articolo abbastanza pungente che rivela intenzione e tendenze che vanno oltre, in tema di etica sessuale, le già destrutturanti aperture dell'AL. Possiamo sempre limitarci a stare in guardia?
*****************************
Paolo VI raffigurato su copie de L'Osservatore Romano
prima della messa di beatificazione nel 2014
Azzardo una previsione: il 2018 sarà l'anno in cui vedremo la fine delle dispute su Amoris Laetitia.
Potrebbe sembrare un po' presuntuoso, dato che proprio questa settimana cinque vescovi [più un cardinale] (qui - qui - qui)  hanno ribadito l'insegnamento tradizionale della Chiesa sull'assunzione della Comunione da parte dei divorziati risposati. È piacevole leggere la dichiarazione dei vescovi per la chiarezza di pensiero e di espressione, soprattutto dopo gli intricati sofismi che ultimamente abbiamo dovuto subìre.
Il documento ci ricorda senza remore che alcune cose sono semplicemente sbagliate, e che nessuna riflessione personale o circostanze attenuanti possono cambiarle.
Affrontando direttamente le varie interpretazioni di quella controversa singola nota messa a piè di pagina in Amoris Laetitia (la 351: quella nota che Papa Francesco, quando sull’aereo un giornalista gli chiese il significato, non ricordava), i cinque vescovi citano Giovanni Paolo II: "La confusione, creata nella coscienza di numerosi fedeli dalle divergenze di opinioni e di insegnamenti ... circa questioni gravi e delicate della morale cristiana, finisce per far diminuire, fin quasi a cancellarlo, il vero senso del peccato” (Esortazione Apostolica Reconciliatio et paenitenia, 18). Ciò descrive fin troppo bene i risultati, e direi le intenzioni, di molte delle linee guida "pastorali" fumose e tendenziose che hanno seguito Amoris Laetitia.
Gli errori dottrinali nell'interpretazione di Amoris Laetitia fanno parte di un preoccupante movimento nella Chiesa teso a minare la sua chiarezza di pensiero e di espressione nell'ordine morale, specialmente sul matrimonio, sulla sessualità e sulla coscienza personale. Cosa spinge questo movimento? Sia chiaro: esso non ha nulla a che vedere con l'aiutare i cattolici divorziati e risposati. Chi di noi lavora nei tribunali per cause matrimoniali, dove canonisti e sacerdoti in un solo giorno ha più contatti con queste coppie di quanti possano averne in un anno i membri delle Conferenze Episcopali, e dunque può dirvi che i divorziati risposati, nella stragrande maggioranza dei casi, sono disperatamente alla ricerca di chiarezza dalla Chiesa, e che venga loro detto di "fare quello che pensano sia giusto".
Coloro che si oppongono così veementemente ad un approccio "legalistico", in cui alcune cose sono oggettivamente giuste o sbagliate, dimostrano di essere un tipo particolare di farisei. La legge della Chiesa, compreso il diritto canonico, è fatta dalla Legge Divina, che nessun potere sulla terra può cambiare, e dalla legge ecclesiastica, che la Chiesa promulga in base alla propria autorità per aiutare i fedeli a comprendere meglio la loro situazione, a vivere in accordo con la Legge Divina e, infine, a giungere in Cielo.
Ciò è in contrasto con molte delle "interpretazioni" di Amoris Laetitia quando non esitano ad ammettere  alla Comunione i divorziati risposati, anche se vivono come marito e moglie. Alcuni sostengono che il diritto canonico può essere stravolto per approvare la situazione di una persona che mostri solamente il desiderio che quella situazione sia diversa, anche se non ha alcun proposito di cambiarla. Essenzialmente, sembra che basti desiderare che loro realmente si siano sposati, o che siano capaci di vivere secondo la verità che loro non sono.
È una soluzione insensata, anche se tecnicamente si potrebbe sostenere che soddisfi la legge ecclesiastica (il che non è vero), che non farebbe nulla per cambiare la Legge Divina circa la peccaminosità di vivere con qualcuno che non è il proprio marito o la propria moglie come se lo fosse. Chi pensa in questo modo, lo fa partendo da una mentalità legalistica pericolosamente viziata e deformata, che pensa che sia  la Chiesa a fare le leggi, e che si arrivi al Cielo seguendole. Infatti, la Chiesa usa la legge come mezzo per guidarci verso la verità di Dio, non per reinventarla. Il diritto canonico è uno strumento, non un mezzo di salvezza. È una luce per i nostri passi. Coloro che usano logiche filosofiche e giuridiche tortuose per giustificare ciò che la Chiesa sa e dice di essere sbagliato stanno tracciando un percorso molto diverso, con una destinazione diversa.
La spinta per un cambiamento, o "sviluppo", nell'insegnamento della Chiesa riguardo al divorziato risposato ha implicazioni molto più ampie. Il vero scopo è spingere la Chiesa all'abdicazione dalla sua autorità morale oggettiva e assoluta, specialmente nell'ambito della sessualità umana. Il linguaggio della "coscienza personale" viene utilizzato per camuffare il grave male del relativismo morale. Coloro che lottano per questo sono i rimasugli e gli eredi della generazione liberale degli anni '60 e ‘70.
Questo mi porta al motivo per cui prevedo che i dibattiti intorno ad Amoris Laetitia termineranno nel 2018. Il motivo non è che la questione della Comunione verrà risolta, ma che la fazione passerà al suo vero obiettivo. Quest'anno ricorrerà il 50° anniversario della pubblicazione dell’enciclica Humanae Vitae, con la quale il beato Paolo VI afferma la dignità della sessualità umana, e del legame intrinseco e indistruttibile tra gli aspetti unitivi e procreativi dell'atto sessuale.
L'anno scorso Edward Pentin, del National Catholic Register, ha citato una “autorevole personalità ecclesiastica" che durante il sinodo straordinario della famiglia del 2014 gli diceva: "Certo, ci si rende conto che in questione c'è l’Humanae Vitae. Penso che sia questo che verrà dopo. È questo il loro obiettivo". Pentin dice che l'attuale atmosfera romana suggerisce che la sua fonte sapeva di cosa stesse parlando. Sono d'accordo con lui: gli sforzi per "interpretare" Amoris Laetitia e l’insegnamento della Chiesa sull'indissolubilità del matrimonio si riveleranno essere una semplice prova generale di un assalto a tutto campo alla grande enciclica Humanae Vitae di papa Paolo VI.
Al tempo della rivoluzione culturale e sessuale, la Chiesa ha parlato in modo potente e profetico contro le inevitabili conseguenze di quanto stava accadendo. Nell'ultimo mezzo secolo, l'enciclica di Paolo VI si è dimostrata sempre più profetica e attuale. È un'ironia amaramente comica quella che, proprio mentre più larghe fasce sociali cominciano a rendersi conto delle conseguenze di un'etica sessuale basata unicamente sull’accordo e sul perseguimento della soddisfazione personale, la Chiesa debba difendersi da coloro che al suo interno negano non solo l'insegnamento della Chiesa, ma anche gli ultimi 50 anni di storia nei quali Essa ha così validamente confermato di aver ragione.

[Traduzione a cura di Chiesa e post-concilio]

   

I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Per saperne di più sui cookie che utilizziamo e come eliminarli , guarda la nostra privacy policy.