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Fonte accademianuovaitalia.it 21/01/2018

Ci sono già 2 chiese "lo scisma è nei fatti" quella politicizzata e ultraprogressista di Bergoglio non può procedere di pari passo con quella Cattolica di sempre che ha ancora il vezzo di parlare di Dio e del destino dell’anima

Autore Francesco Lamendola

Da tempo c’è qualcuno che pensa: se si va avanti di questo passo, nella Chiesa cattolica si produrrà un nuovo scisma; la chiesa politicizzata e ultraprogressista di Bergoglio non può procedere di pari passo con la Chiesa cattolica di sempre, che ha ancora il vezzo di parlare di Dio, della grazia e del peccato, del destino dell’anima, e non sempre e solo dei migranti, innalzati quasi al ruolo di nuovo feticcio da adorare in ginocchio. Ebbene: sono discorsi già superati dai fatti; perché, nei fatti, lo scisma c’è già stato. Piaccia o non piaccia, ci sono già due chiese, e sono letteralmente allergiche l’una all’altra, assolutamente divergenti e, pertanto, inconciliabili. Non è possibile trovare alcuna intesa, mediazione o punto d’incontro; nessun compromesso è possibile, perché esse guardano in direzioni diametralmente opposte: l’una al mondo, al quale vuol piacere ad ogni costo, l’altra al Regno di Dio, che – come ha detto Gesù Cristo - non è di questo mondo.

Le due chiese ci sono già, ed è come se un muro altissimo le dividesse: e ad alzarlo è stato proprio il (falso) papa Bergoglio, che non parla d’altro che di muri da abbattere e di ponti da gettare. Ma quel che ha fatto realmente e che continua a fare, tenacemente, imperterrito, instancabile, è dividere: cosa assai interessante, sta spingendo via dalla Chiesa i veri credenti, mentre sta mietendo applausi e consensi fra tutti quanti sono, e sono sempre stati, nemici dichiarati della Chiesa di Gesù Cristo, della sua dottrina e della sua morale. Le due chiese, pertanto, già ci sono, e la distanza fra esse continua ad aumentare ogni giorno. Non è questione di buona volontà, è questione di verità: o si crede che il senso del Vangelo sia tutto quaggiù, nei poveri, negli ultimi, salvo poi farsi pagare 35.000 euro al mese per dire queste cose, come il cardinale Maradiaga, uomo di fiducia di Bergoglio, e salvo predicare le stesse cose che dice Soros e che sono sull’agenda della grande finanza mondiale, favorevole alle migrazioni per ragioni non precisamente nobili; oppure si crede che il senso del Vangelo si trova in una Verità soprannaturale che, quaggiù, può solo essere cercata, intravista e umilmente servita, non mai raggiunta e non mai realizzata.

A Torino, don Fredo Olivero si rifiuta di recitare e di far recitare il Credo, durante la santa Messa di Natale, affermando che lui non ci crede, e lo sostituisce, di suo arbitrio, con una sdolcinata canzoncina “francescana”, Dolce sentire; ad Altavilla Milicia, presso Palermo, don Salvatore Priola, sempre durante la santa Messa, denuncia un simile comportamento, lo qualifica come indegno ed esorta i fedeli a riprendere i loro sacerdoti e i loro stessi vescovi, anche in chiesa, se si abbandonano ad affermazioni non cattoliche. Entrambi hanno i loro sostenitori: ergo, ci sono già due chiese. A Marcellise, provincia di Verona, il parroco, Paolo Pasetto, fa il pagliaccio e trasforma la sua chiesa in un circo; il giornalista Andrea Zambrano, su La Nuova Bussola Quotidiana, denuncia i suoi grossolani abusi liturgici, e subito il partito favorevole al “prete di strada” escono a bomba sul quotidiano L’Arena di Verona e tempestano i social con le loro mail cariche d’indignazione, a difesa del ”loro” don. Noi stessi, per aver scritto un paio di articoli critici sul vescovo di Ascoli Piceno, Giovanni D’Ercole, siamo stati immediatamente presi di mira da un suo fan arrabbiato, in quanto colpevoli del reato di lesa maestà. La tecnica dei preti di strada è sempre la stessa: si fanno un nome, sfruttando l’ambone per gettare addosso ai fedeli i loro sproloqui modernisti e protestanti, i loro deliri ecumenisti e inter-religiosi, che vanno dalla soppressione della Messa di Natale per non dispiacere ai migranti (don Paolo Farinella a Genova) all’invito a personaggi come Emma Bonino a venire nelle loro chiese per parlare di temi sociali, dopo aver sloggiato i cattolici che non trovano opportune quelle presenze (Biella). In breve: i cattolici che non gradiscono le novità pastorali, liturgiche e, ormai, anche dottrinali, apertamente sbandierate dai preti di strada, tutti bergogliani d.o.c., sono costretti ad andarsene; così la parrocchia rimane in mano ai sostenitori di quei baldi personaggi, di solito con il consistente apporto di gente che viene appositamente da fuori, migranti compresi, sicché si realizza un vero snaturamento della realtà parrocchiale: anziché essere un luogo e un momento di aggregazione cristiana, la chiesa diventa un luogo di divisione, di lacerazione e di scontro. Niente di strano: è il perfetto riflesso di quel che sta facendo, in grande stile, il (falso) papa Bergoglio a Roma: sta dividendo i fedeli, sta spaccando la Chiesa, si sta facendo un larga popolarità fra i non cattolici e gli anticattolici, ma di tutto ciò non pare minimamente preoccupato, al contrario, non lascia passare un giorno senza moltiplicare gli attacchi della sua strategia, mirante alla totale sostituzione della Chiesa cattolica con la “sua” neochiesa massonica e gnostica, sincretista e relativista.

 

Il (falso) papa Bergoglio con Emma Bonino

 

Se è per questo, ci sono anche già due Italie. C’è un giudice, a Belluno che condanna a venti giorni di prigione un capotreno, con l’imputazione di violenza privata, per aver fatto scendere dal convoglio un nigeriano che viaggiava senza biglietto e  che, alla richiesta di mostrarlo, l’aveva aggredito a calci e pugni, e che, non ancora pago dell’assurda sentenza, invia gli atti al pubblico ministero affinché verifichi se non si configuri, per caso, anche il reato di abuso d’ufficio; e ci sono milioni d’italiani, compresi i colleghi ferrovieri di quel capotreno, i quali, venendo a conoscenza di un fatto del genere, s’indignano fortemente, anche perché tutti sanno che le multe, gli italiani sorpresi a viaggiare sprovvisti di biglietto, le pagano senza fiatare, mentre agli stranieri è concesso di fare quel che vogliono, e subito trovano un magistrato compiacente che li proscioglie di ogni accusa o li rimettere prontamente in libertà: anche se presi con le mani nel sacco a rubare, rapinare o spacciare droga, vanificando il lavoro faticoso e sempre più pericoloso degli uomini e donne delle forze dell’ordine.

Peraltro, tornando alle due chiese, è evidente la sproporzione, specialmente mediatica: dalla parte della neochiesa stanno tutti i giornali e le televisioni e gran parte del mondo politico; dalla parte della vera Chiesa cattolica non c’è quasi nessuno, se non dei semplici fedeli e qualche sito internet che ancora rifiuta di ammainare la bandiera. Don Farinella, per esempio, ha un suo blog con rubrica fissa su Il Fatto Quotidiano; ed è significativo che in difesa di don Pasetto c’è stata la pronta levata di scudi de L’Arena di Verona, la quale, affermando che sono tutti dalla sua parte, ha titolato: “Averne, come lui…”, in evidente spregio verso chi la pensa diversamente, e soprattutto verso quei fedeli che hanno dovuto rinunciare a frequentare la parrocchia per non assistere più alle buffonate del neoprete e poter assistere a delle vere Messe cattoliche. A quanto pare, sentendo il tenore delle polemiche, ci si sta dimenticando che qui non si discute di opinioni politiche, sociali o sindacali, ma del rispetto dovuto ai fedeli che frequentato una certa chiesa, e che in essa si aspettano di incontrare il Signore, con la mediazione di sacerdoti all’altezza di una tale missione. Ci si è dimenticati che le chiese non sono tribune politiche, e che il prete non è un arringatore di folle; ma la cosa si spiega facilmente, da quando sul soglio pontificio siede Jorge Mario Bergoglio, il quale di tutto parla, nelle sue omelie, ogni giorno, compreso Natale, Capodanno ed Epifania, ma soprattutto dei migranti e del loro diritto ad essere accolti, e del loro diritto di ottenere la cittadinanza italiana per nascita; mentre di Dio si ricorda di parlare assai meno, e di Gesù Cristo, solo nella misura in cui quel personaggio risulta funzionale ai suoi sproloqui migrazionisti, populisti e terzomondisti, nei quali il mondo intero si divide in due metà, bianca e nera: buona l’una, perché favorevole all’invasione camuffata da accoglienza ai bisognosi, cattiva l’altra, perché contraria. Per inciso: abbiamo detto incautamente bianca e nera, ma avremmo dovuto specificare di non aver voluto fare alcuna allusione razziale; perché il candidato alle regionali lombarde Attilio Fontana, reo di aver detto una cosa di puro buon senso, cioè che proseguendo l’invasione la razza bianca sparirà, è stato additato come un novello Hitler su tutti i media italioti, per giorni, con interviste sdegnate, commenti scandalizzati, articoli di fondo infuocati, stigmatizzando le sue indegne parole, quasi che avesse auspicato una soluzione finale del problema negro.

Due chiese, dunque; e bisogna scegliere, perché l’una è antietica all’altra. Ora, il problema è proprio che molte persone parlano di queste due chiese come se fossero due partiti, e cioè impostano tutto il loro atteggiamento in base ad argomentazioni di ordine immanente, storico, politico; mentre si tratta di una scelta che riguarda la fede. Le due chiese non giacciono sullo stesso piano e non fanno appello ad argomenti equiparabili, per quanto opposti. Una si radica nella Tradizione e nella Scrittura, su duemila anni di Magistero, duecentosessanta papa, i venti concili, sui Padri della Chiesa, sui più grandi teologi, su centinaia di Santi e di Sante, di Martiri per la fede; l’altra si fonda su di un unico concilio, peraltro forzando al massimo le sue tesi più audaci, e su pochissimi anni di un solo pontificato (oppure, secondo un’altra interpretazione, su cinque  sei papi in tutto), su un certo numero di preti e vescovi che si autodefiniscono “di strada”, su qualche teologo recentissimo dalle idee radicalmente difformi da quelle della Chiesa di sempre, sovente bizzarre, quasi sempre azzardate e qualche volta francamente blasfeme.

La prima viene guardata di traverso dal mondo, spesso viene emarginata e non di rado perseguitata; la seconda piace assai al mondo, ha numerosi amici ed estimatori fra i nemici storici più accanito del Vangelo di Gesù Cristo, i sostenitori dell’aborto, dell’eutanasia, dei matrimoni omosessuali, la manipolazione genetica per soddisfare tutti i capricci di “genitori” dissennati, l’utero in affitto, e, naturalmente, la piena libertà di drogarsi per tutti: guarda caso, questa Chiesa non ha visibilità mediatica, è quasi come se non ci fosse, e se, ogni tanto i, media ne parlano, è per bollare di oscurantismo e d’intolleranza qualche prete che osa dire la verità, che osa richiamare i fedeli al senso del peccato, al dovere della penitenza, all’umiltà e alla preghiera, e per farli apparire gretti, meschini, ridicoli. L’altra chiesa è “nuova”, rappresenta un cambiamento, un allontanamento dalla Chiesa di sempre: i suoi sostenitori più franchi lo ammettono e se ne vantano, molti altri invece ipocritamente fingono di essere sempre nel solco della Tradizione e della Scrittura, di rispettare il Magistero perenne, però, di fatto, si adoperano incessantemente per stravolgerli e per piegarli ai loro fini, che sono radicalmente immanenti, antropocentrici, edonisti e utilitaristi. La chiesa in questione parla poco di Dio e non parla affatto del peccato; in compenso, si ingegna in tutte le maniere possibili e immaginabili per attenuare il senso del peccato, la necessità della penitenza, il dono della Redenzione di Cristo, il valore infinito della santa Eucarestia, con la Presenza Reale del Corpo e del Sangue di Gesù Cristo nel pane e nel vino del Sacrificio; per trasmettere l’idea che il cristiano “maturo” è capace da se stesso di giudicare se è in grazia di Dio oppure no; e per trasformare alcuni peccati anche gravi o gravissimi, in semplici “istinti naturali” che non possono essere repressi, e i peccatori, anche pubblici, in persone che vanno “accompagnate”, ma non verso il pentimento e la riconciliazione con Dio, bensì là dove le portano le loro passioni disordinate. In pratica, si tratta di una “chiesa” che serve solo a demolire, un pezzo alla volta, tutta l’impalatura della dottrina e della morale cattoliche e per sostituirle con il culto dell’uomo verso se stesso, attribuendosi la licenza di fare tutto ciò che può e che vuole, e garantendogli l’impunità in questa vita e nell’altra, perché, come ha detto il (falso) papa Bergoglio in una udienza generale – per l‘esattezza, quella del 23 agosto 2017 - alla fine dei tempi Dio chiamerà a sé tutti gli uomini - tutti, dunque giusti e peccatori, senza distinzione -  e li farà abitare con sé, sotto la sua immensa tenda. E, sempre per puro caso, tutti i mezzi d’informazione sono schierati compatti a sostegno di questa seconda chiesa.

 

La chiesa dei burattini di Verona

 

Ma da che cosa si riconoscono le due chiese, in che modo si può capire quale è la vera Chiesa di Gesù Cristo e distinguerla da quell’alta, che ne è la diabolica e mondana contraffazione? In fondo, è abbastanza semplice. Quando si entra in chiesa, e ci si dispone a partecipare alla santa Messa, si ascolta con attenzione il sacerdote: come si presenta, come parla, come organizza il servizio divino, come cura i canti liturgici, il modo di porsi dei fedeli. Se costui parla sempre in prima persona; se dice sempre io; se contesta violentemente la Chiesa di sempre; se esige la sottomissione al nuovo idolo del Migrante; se si presenta vestito da pagliaccio, col cappello da cowboy; se offre l’aperitivo a fine Messa, con danze e musica in riva al mare; se dice di non recitare il Credo perché non ci crede; se mette nel Presepio oscene figure di transessuali, prostitute e sodomiti; se pone nella culla un Bambino dalla pelle scura, o se dice che il divino Bambino siamo noi riuniti; se obbliga i fedeli a comunicarsi con le loro mani; se non vuole fiori sull’altare della Madonna; se deride il culto degli Angeli e dei Santi: bene, allora sappiamo che costui è un falso prete della falsa chiesa. Per l’altra Chiesa, quella vera, è tutto il contrario: durante la sacra funzione ci sentiamo pervasi di amore e timor di Dio; ci sentiamo piccoli e peccatori; ci accostiamo con umiltà e fede al Mistero divino: la spiritualità del sacerdote ci fa respirare il dono della grazia che scende su di noi. Usciamo dalla chiesa edificati, rinnovati, pacificati: lo sguardo rivolto al Cielo, e la promessa di Gesù nel cuore…

   

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