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Fonte accademianuovaitalia.it 30/01/2018 

Autore Francesco Lamendola

Il signor Bergoglio si è rifiutato d’impartire la benedizione cattolica pronunciando una esplicita benedizione sincretista nel nome di Dio Padre di tutti noi e di tutte le confessioni

Sabato 27 gennaio, ricevendo in udienza i rappresentati della Croce Rossa Italiana, il signor Bergoglio si è rifiutato d’impartire la benedizione cattolica e ha pronunciato invece una esplicita “benedizione” sincretista, nel nome di Dio, Padre di tutti noi, Padre di tutte le confessioni. Sissignori, ha detto proprio così: non solo Padre di tutti noi, cioè di tutti gli uomini, cosa che avrebbe potuto essere accettata, ma ha voluto aggiungere e precisare: Padre di tutte le confessioni. Perciò, anche se qualche suo volonteroso difensore d’ufficio ha cercato di far passare quest’ultima espressione come sinonino della prima, è evidente che non era questo il senso delle sue parole: per quanto abituato a giocare costantemente sul filo della voulta ambiguità, questa volta è stato chiaro, fin troppo: Dio è Padre di tutti noi, ed è anche Padre di tutte le confessioni. Laddove tutte vuol dire proprio tutte,  almeno fino a quando le parole avranno un senso per quel che dicono e non per quel che si vorrebbe dicessero, onde evitare o attenuare gli scandali. E tutte include il giudaismo, l’islamismo, l’induismo, il buddismo, lo sciamanesimo, la stregoneria, il satanismo. No, non stiamo forzando il senso di quelle parole: lo stiamo chiarendo, per le anime belle che non vogliono vedere, non vogliono sentire, che si rifiutano di comprendere. Tutte le confessioni le piglia nel mazzo tutte, dalla prima all’ultima, ovviamente senza dimenticare i cari fratelli scismatici protestanti. E se è corretto dire che Dio è Padre di tutta l’umanità, è sacrilego, è una vera e propria bestemmia, dire che Dio è Padre di tutte le confessioni. Anche per una impossibilità logica. Le diverse confessioni si escludono a vicenda, salvo forse l’induismo, il quale, coi suoi 330 milioni di dei, ha un Pantheon abbastanza capiente da includere tutti gli altri.

Per un cattolico, comunque, è evidente che una simile affermazione è totalmente scandalosa e inaccettabile. In pratica, equivale a mettere tutte le fedi sullo stesso piano: se Dio è il Padre di tutte, anche delle più false e perverse, anche di quelle che richiedono ingiustizie e sacrifici umani, allora possiedono tutte almeno una parte della verità, e a quel punto non si vede perché quanti praticano una falsa religione dovrebbero convertirsi a quella vera: che, fino a prova contraria, per un cattolico è solo ed esclusivamente quella di Gesù Cristo, Via, Verità e Vita di tutti gli uomini che lo cercano con anima pura e cuore sincero. Già: perché un giudeo dovrebbe farsi cristiano? In fondo, come già lasciava intuire il documento conciliare Nostra aetate, e come ha ribadito più volte Giovanni Paolo II, chiamandoli i nostri fratelli maggiori, essi sono già nella Verità: visto che Dio rimane fedele alle sue promesse, e che l’Antica Alleanza, di conseguenza, è sempre valida. Si vede allora che santa Edith Stein e Alfonso Ratisbonne si sono convertiti per niente: potevano restare nella fede di Mosè, non aveva senso che si facessero cristiani. E quel che abbiamo detto di loro, potremmo dirlo di tutti quei milioni di giudei, islamici, induisti, buddisti, scintoisti, confuciani e pagani d’ogni genere che si sono convertiti al Vangelo di Gesù Cristo e si sono fatti battezzare dai nostri missionari, spesso a prezzo della loro vita:  quella dei missionari e anche di loro stessi. A migliaia hanno affrontato il martirio, ma, evidentemente, potevamo risparmiarsi un tale sacrificio: avrebbero potuto tranquillamente rimanere giudei, islamici, indù, buddisti, scintoisti, confuciani e pagani, e magari pure cannibali e adoratori del diavolo: non c’è nessuna differenza, perché Dio è il Padre di tutte le confessioni. E anche san Tommaso Moro, poteva risparmiarsi la decapitazione: poteva obbedire a Enrico VIII, perché Dio è Padre pure della chiesa anglicana. E i Padri del Concilio di Trento hanno faticato per nulla, o peggio, hanno creato confusione e inutili divisioni, perché Dio è padre anche del luteranesimo e di tutte le confessioni protestanti. Ma gli atei, a questo punto, vogliamo lasciarli fuori, loro soli poveretti? Non sia mai: Dio, come dice sempre il signor Bergoglio, è misericordioso; e poi si sa quanta stima egli abbia della signora Bonino e quanta venerazione per il defunto Marco Giacinto Pannella. Si vede che le carmelitane ghigliottinate nel 1794 erano male informate; si son fatte tagliare la testa per nulla, solo per uno sciocco malinteso.

Negli stessi giorni in cui il signor Bergoglio impartiva la sua sacrilega “benedizione”, due organi ufficiali della Conferenza Episcopale Italiana, il quotidiano Avvenire e la Commissione nazionale per la valutazione dei film, se ne uscivano con dei giudizi apertamente elogiativi sul film di Luca Guadagnino Chiamami con il tuo nome, orripilante storia di un amore estivo fra due invertiti, uno dei quali, oltretutto, minorenne. Con frasi alate, piene di ammirazione, elogiavano la bravura con cui il regista aveva raccontato la sua storia, senza mai cadere nella volgarità, con animo sincero e altamente poetico, eccetera, eccetera, e ne raccomandavano la visione a tutti quanti. Cose da non credere: la C.E.I. dichiara bello e buono un film che celebra la sodomia; e non spende neanche mezza parola sulla questione morale, sul fatto che tale “amore” è contro le leggi di Dio e anche contro quelle della natura. Dà insomma l’impressione che amare un uomo o amare una donna sia perfettamente la stessa cosa: proprio come pretendono d’insegnare i cattivi maestri dell’ideologia gender, i quali s’intrufolano negli asili e nelle scuole elementari e medie per indottrinare in tal senso i nostri bambini, oltretutto a nostre spese, perché invitati da presidi e direttori statali, con i fondi messi a disposizione dal pubblico erario e dalle tasche dei genitori stessi. Ora, se questo è quel che pensa la C.E.I. della sodomia, nonché di una relazione fra un maggiorenne e un minorenne, non si capisce perché dovrebbe poi scandalizzarsi degli abusi sessuali nei seminari, che hanno i medesimi soggetti: un adulto e un minorenne, spesso consenziente. In fin dei conti, dove sta il problema? Se tutto quel che importa è l’amore e se è giusto che ciascuno vada dove lo porta il cuore, cosa ci sarà di male negli amplessi fra un sacerdote e un seminarista?

 

C.E.I. verso un nuovo Vangelo "Gender"?

 

Di nuovo, non stiamo forzando il senso delle parole, non stiamo truccando le carte: hanno fatto tutto loro, da soli. Hanno detto che una storia d’amore fra un uomo e un ragazzo è cosa bella e dolce e romantica, una cosa che merita di essere vista al cinema; e allora perché dovrebbe essere una cosa sporca se si svolge, invece che in una casa privata, in un istituto religioso? Vorrà dire che, quando il Catechismo di Pio X definiva il vizio impuro contro natura uno dei quattro peccati mortali che gridano vendetta al cospetto di Dio, stava solamente scherzando. Che buontemponi, quei catechisti. Loro sì che avevano un bel senso dell’umorismo; è colpa nostra se, a suo tempo, sedendo dietro i banchi dell’oratorio, li abbiamo presi sul serio. Ci deve essere stato un equivoco, un difetto di comunicazione. Loro volevano dire che la sodomia è  una cosa bella e romantica, di una struggente poeticità, e noi, poveri zucconi ignoranti, abbiamo capito che è un peccato mortale particolarmente ripugnante. È pur vero che, ai nostri tempi, non si erano ancora imposte le teorie, peraltro già ben note, del pessimo teologo Karl Rahner, il vero “padre” di tutte queste eresie, bestemmie e indegne manipolazioni del Vangelo di Gesù Cristo: è a lui e alla sua “scuola” che dobbiamo sia l’idea che Dio è il Padre di tutte le confessioni, sia che la morale cattolica va rivista in chiave personale e soggettiva. Lui, del resto, dava il “buon” esempio in prima persona: bazzicava da “esperto” e da consigliere onnipotente nelle commissioni del Concilio Vaticano II, e intanto se la spassava con la sua amante Luise Rinser: la quale, fra parentesi, oltre che un’arrabbiata femminista, era una grande odiatrice della Chiesa cattolica. Chissà che risate si saranno fatte, i due amanti, fra un amplesso e l’altro, alle spalle di quei meschini cattolici, ottusi e bigotti, ancor legati alle idee vecchie e superate in fatto di dottrina e di morale. È bello e comodo essere progressisti: ci si può sempre ritagliare su misura le nuove regole e, per soprammercato, ci si può togliere lo sfizio di guardar dall’alto in basso quelle vecchie, irridendole con una ironia ora pungente, ora bonaria, a secondo dell’umore che si ha in quel momento. Ci sono solo vantaggi e nessun inconveniente: bisogna proprio essere stupidi e autolesionisti per non correre ad arruolarsi nell’esercito dei progressisti. E infatti, fateci caso: quando mai i progressisti si caricano di responsabilità, di doveri, o contemplano la possibilità di fare dei sacrifici? No, mai: sono sempre e soltanto i banditori di nuovi diritti, di sempre più ampie libertà. Quasi, quasi, verrebbe da pensare un po’ male: ma è un sospetto che va subito ricacciato in fondo alla coscienza. Almeno se non si vuol essere, come gentilmente ci ammonisce il signor Bergoglio, con amabili espressioni, piene di carità e benevolenza cristiane, delle vecchie comari, o dei signori e signore piagnisteo, o delle mummie da museo, o, ancora, sgrana rosari, cristiani liquidi, cristiani superficiali, cristiani ideologici, traditori della fiducia, assorbiti da se stessi, restaurazionisti, musi lunghi, sterili formalisti, cristiani con la faccia da sottaceto.

In entrambi i casi, quello del (falso) papa che benedice nel nome di un Dio, Padre di tutte le confessioni, e quello dell’Avvenire e della Commissione nazionale per la valutazione dei film, di differente gravità e livello, ma di uguale indegnità e calcolata provocazione, il credente si vede offeso non solo nella sua fede cattolica, nei suoi valori morali, in tutto quel che gli è stato insegnato dalla Chiesa per anni e per decenni, sin da bambino (almeno se è nato prima del Concilio), ma anche nella sua coerenza, nella sua dignità di essere umano e, vorremmo dire, nella sua intelligenza. Perché anche un idiota intuisce che c’è qualcosa che non va in entrambe le situazioni, anzi, che ci sono molte cose che non vanno; tanto più che non si tratta affatto di casi isolati, ma di casi ormai pressoché quotidiani, e ogni nuovo giorno porta con sé un nuovo scandalo, una nuova provocazione e una nuova bestemmia, proprio da parte di coloro i quali dovrebbero agire da pastori del gregge di Gesù Cristo. E allora, che cosa ne dobbiamo dedurre? È passato da un pezzo il tempo in cui potevamo auto-ingannarci, fingendo di non vedere, né capire, la gravità di tali cose; ed è passato anche il tempo del vittimismo, della sterile lamentela, della deprecazione retorica e verbosa, paga di consolarsi al suono delle sue stesse frasi. È finito il tempo dello scandalo che si esaurisce nelle giaculatorie impotenti, delle lamentazioni su tempora e mores che non son più quelli di una volta, quelli che dovrebbero essere. Tutto questo è comprensibile finché si nutre la speranza che si tratti di scivoloni occasionali, d’incidenti in buona fede, per quanto penosi e imbarazzanti. Ma noi siamo in presenza, ad un ritmo che ormai è quotidiano, di qualcosa di assai più vasto ed organico: di un progetto di distruzione del cattolicesimo, che procede con la metodicità e l’implacabilità di un rullo compressore, seguendo una tabella di marcia precisa e inesorabile. E, davanti a una situazione del genere, abbiamo il dovere di non nasconderci più la verità, ma di guardarla bene in faccia e di trarne le doverose conclusioni.

 

Il signor Bergoglio: "Nuovo dio" della nuova religione "sincretista"?

 

E le conclusioni sono queste: primo, un papa che parla e agisce in questo modo, non è un papa, ma un contro-papa, un antipapa, messo sul soglio di san Pietro per avvelenare la dottrine e per incrinare e distruggere la fede cattolica di milioni e milioni di credenti. Secondo, una Conferenza Episcopale che emette simili giudizi non è una legittima conferenza episcopale, ma qualcosa di radicalmente diverso: una centrale velenosa di massoneria e anticattolicesimo, che si spaccia per cattolica al solo scopo di carpire la buona fede dei credenti e poi traviarli, additando loro false dottrine e spezzando le basi dell’insegnamento morale della Chiesa. Insomma, non abbiamo a che fare con dei pasticcioni in buona fede, ma con dei serpenti velenosi che mirano alla distruzione della Chiesa e della Rivelazione di Gesù Cristo. Vogliono portare il cristianesimo su di un piano puramente umano, senza Incarnazione, senza Redenzione: una cosa tutta terrena e immanente, tutta fabbricata dall’uomo, comprese le regole morali; e far di Gesù un semplice uomo, un profeta illuminato, uno dei tanti, tutti insieme appassionatamente, con Mosè, Maometto, Buddha, Confucio e cento altri. Mettiamoci dentro pure Marx, Freud e il buon Karl Rahner, e il quadretto sarà completo: perché lasciar fuori qualcuno, se Dio è il Padre di tutti quanti? Davanti a una minaccia così radicale, così estrema, e, nello stesso tempo, così subdola e perfida, occorre reagire con la massima decisione ed energia: occorre dire: Non vi conosciamo! Papa, tu, Bergoglio, che dici simili cose? No, tu non sei degno neppure del nome di papa, che in greco vuol dire padre. Non è un padre colui che, al figlio affamato, invece del pane, dà una pietra; invece di un pesce, dà un serpente; e invece di un uovo, dà uno scorpione. Non è un padre colui che, invece di alimentare la speranza cristiana, la spegne continuamente e deliberatamente, bensì un nemico. E non sono dei vescovi quelli che approvano e lodano un film nel quale si fa l’apologia dell’amore omosessuale: no, non sono vescovi, cioè pastori, ma lupi travestiti da pastori, e lupi feroci, bramosi di divorar le pecore, invece di custodirle. Non sono pastori indegni: sono nemici veri e propri, della peggiore specie, perché abusano della nostra fiducia e si servono della loro veste per far credere di essere quel che non sono. Sono soltanto dei miserabili, perché agiscono nella maniera più perfida e sleale; nonché dei folli, perché pensano di poter prendere in giro noi, il che è possibile, e anche Dio, il che è impossibile e pazzesco. Ma attenzione: essi sono già giudicati. E Gesù ha detto chiaramente qual è il destino dei seminatori di scandalo: sarebbe meglio per loro che si legassero al collo una macina da mulino e che si precipitassero nel mare. Quanto a noi, dobbiamo decidere da che parte stare: con loro, o con Gesù...

   

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