Articoli più letti  

   

Cerca autori  

   

Cerca Argomenti  

   

Fonte accademianuovaitalia.it 17/05/2018

Autore Francesco Lamendola

  Uno ad uno alla fine gettano la maschera. I cavalli di Troia per introdurre l’ideologia omosessualista e l’educazione gender nella Chiesa; è il vento dell’Argentina, quello degli estremisti conciliari per sovvertire la dottrina

Ora è venuto il turno del vescovo di Reggio Emilia-Guastalla, monsignor Massimo Camisasca, che ha deciso di partecipare alla veglia antiomofobia organizzata da don Palo Cugini, che si terraà il 20 maggio 2018 nella parrocchia della Regina Pacis, rovesciando le sue precedenti posizioni, (moderatamente) favorevoli al movimento delle Sentinelle in Piedi. La svolta si era già intravista lo scorso anno, con la scelta di non muovere un dito in risposta al Gay Pride; ora ha deciso di rompere gli indugi e, dopo alcuni giorni d’imbarazzato silenzio, durante i quali non ha voluto commentare né le iniziative di don Cugini, né quelle dei parrocchiani che le contestavano, si è schierato dalla parte “vincente”: quella apertamente gay-friendly. Ed è inutile che il vescovo, supportato, come sempre, dalla stampa pseudo cattolica, dichiari e ribadisca che la sua azione è perfettamente conforme alla dottrina morale della Chiesa, nella quale l’attenzione alla persona prescinde dal giudizio morale sulla omosessualità: perché il punto non è affatto questo, e lui lo sa bene. Il punto è che queste veglie “antiomofobia” sono dei veri e propri strumenti di pressione, nonché di ricatto, per imporre alla Chiesa un tacito rovesciamento della dottrina riguardo al vizio impuro contro natura: non solo si vuole sdoganare la sodomia e derubricarla da peccato mortale a legittima e ”naturale” tendenza della persona; non solo si pretende che la Chiesa e i cattolici si “scusino” per il loro passato atteggiamento – e anche Camisasca ha esplicitamente ripetuto questo mantra -; ma, addirittura, si vorrebbe portare la Chiesa ad accettare pienamente la pratica omosessuale, se possibile con tanto di riconoscimento delle unioni gay e un domani, perché no, con una sorta di sacramento “minore” (ci sia perdonata la bestemmia) per celebrarle davanti a Dio e ai fedeli: il che, come vedrebbe anche un bambino, va molto, ma molto al di là delle pura e semplice “accoglienza” delle persone omosessuali in quanto persone, e non in quanto praticanti impenitenti un peccato che, per la dottrina cattolica, è e resta tale, è sempre stato considerato tale e non può essere, in alcun modo, accettato o giustificato, meno ancora celebrato e glorificato.

Ma quale omofobia, ma quale intolleranza: queste sono parole vuote, sono cavalli di Troia per introdurre l’ideologia omosessualista e l’educazione gender nella Chiesa cattolica: la manovra è evidente, e l’unica spiegazione del voltafaccia di monsignor Camisasca è che egli ha fiutato da che parte tira il vento. Il vento dell’Argentina, ben s’intende: il vento degli estremisti del rinnovamento conciliare, il cui vero scopo, sempre più esplicito, è quello di sovvertire la dottrina cattolica e di sostituirla con il modernismo, un’eresia già pienamente e formalmente condannata da Pio X nel 1907. Camisasca, già pupillo di Luigi Giussani (che si starà rivoltando nella tomba) e storico di Comunione e Liberazione, nonché scrittore estremamente prolifico, con più di 50 titoli al suo attivo, fa ora una vera e propria scelta di campo, pur sapendo benissimo qual è la posta in gioco: la dottrina della Chiesa. Dapprima, cioè lo scorso anno, aveva cercato di destreggiarsi fra i due “opposti estremismi”: quello del Comune, smaccatamente pro-gay, e quello dei “tradizionalisti”, come si cerca oggi di far passare i veri cattolici, orripilati dalla prospettiva del Gay Pride e decisi a dare un segno di dissenso, anche attraverso delle preghiere di riparazione. Adesso si è convinto che la posizione equidistante non paga e ha fatto il salto, con molta disinvoltura. Come altri vescovi, beninteso, ad esempio l’arcivescovo di Palermo, Lorefice, il quale già faceva finta di non vedere il suo parroco, Cosino Scordato, che invitava le coppie gay a salire sull’altare e le presentava ai fedeli, nel mezzo della santa Messa, a edificazione di tutti sulla bellezza dell’amore (omofilo). E questo mentre un altro prete palermitano, don Alessandro Minutella, veniva cacciato dalla sua parrocchia e scomunicato per la “colpa” di essere troppo cattolico e quindi non in comunione con la Chiesa (il che, paradossalmente, è vero). Prepariamoci, ne vedremo di sempre peggiori, di sempre più brutte: come i corsi per fidanzati gay, che don Gianluca Carrega voleva tenere a Torino, in un istituto di suore (!), e che il suo vescovo ha sospeso in extremis, ma senza affatto condannare l’iniziativa.

 

00 vangelo lgbt

Una dottrina stravolta con il nuovo vangelo omosessualista di Bergoglio: la Chiesa è ormai in piena auto-rottamazione

 

Dobbiamo perciò prepararci, psicologicamente, spiritualmente e anche intellettualmente: la Chiesa è in piena smobilitazione; l’auto-rottamazione ha assunto ritmi vertiginosi. I nodi vengono al pettine, il cattivo seme sta ormai dando i suoi malefici frutti. In Germania, è quasi una guerra civile fra i vescovi pro e contro la cosiddetta intercomunione (e c’è dietro non solo una questione di magistero e di dottrina, ma anche di soldi, perché i cattolici tedeschi versano grosse cifre alla Chiesa ed è di questo che si preoccupano certi monsignori, quando sono sul tappeto le relazioni con i protestanti). Da una parte quelli del “sì”, capitanati da Reinhard Marx e da Walter Kasper, uomini di tutta fiducia di Bergoglio; dall’altra quelli del “no”, guidati dal primate d’Olanda, Willem Jakobus Eijk, e da Gerhard Ludwig Müller, ex prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, in pratica silurato da Bergoglio lo scorso anno (che lo ha rimpiazzato, come al solito, con un suo fedelissimo, Ladaria Ferrer). Ma la Chiesa tedesca non può certo proporsi come un modello positivo all’interno della Chiesa cattolica: è ormai arrivata alla frutta, non ha più vocazioni, non ha più seminaristi, non ha più preti (e, da anni, non ha, perché non vuole averne, sacerdoti esorcisti). In compenso, ha teologi modernisti e vescovi ultraprogressisti: chiese vuote, ma cattedre di teologia e amboni delle cattedrali trasformati in altrettanti pulpiti per predicare la rivoluzione modernista e, con la scusa dell’ecumenismo e del dialogo interreligioso, l’indifferentismo e il relativismo. E il caos che si è scatenato nella Chiesa tedesca, si sta creando un po’ dovunque. La mancata risposta di Francesco ai legittimi e sacrosanti dubia dei quattro cardinali sui punti più controversi di Amoris laetitia si sta rivelando una mossa non solo stupida e arrogante, ma controproducente. Ormai ogni vescovo si sente autorizzato a dare la sua interpretazione di Amoris laetitia: e la posta in gioco, anche qui, è niente meno che la santa Eucarestia, cuore e centro vitale della Messa e di tutta la vita della Chiesa cattolica.

Senza l’Eucarestia, la Chiesa è morta. Si capisce perciò come qualsiasi ambiguità, voluta o meno che sia, qualsiasi cambiamento nella linea del magistero, oltre a esser illegittimo, è un attacco al cuore della Chiesa. Se si crea l’anarchia sull’Eucarestia (e se la si aumenta con l’intercomunione ai coniugi protestanti dei cattolici), si infligge alla Chiesa una ferita mortale, dalla quale non si riprenderà. A meno che tutto questo sia, appunto, voluto, nel qual caso non si tratta affatto di mosse poco previdenti, ma, al contrario, di una precisa e lucidissima strategia per condurre la Chiesa cattolica allo sfascio nel tempo più breve possibile. Una costruzione superba, che si regge magnificamente da duemila anni in mezzo alle tempeste della storia, non può essere abbattuta in due giorni. Il signor Bergoglio, però, validamente coadiuvato dai suoi cardinali, dai sui vescovi e dai suoi superiori degli ordini religiosi - come quel Sosa Abascal dei gesuiti il quale dichiara che non sappiamo cosa disse Gesù, perché all’epoca non c’erano i registratori - stanno facendo un lavoro che è, nel suo genere, veramente eccellente. Non basteranno due giorni, ma forse pochi altri anni, questo sì. E Bergoglio, Paglia, Galantino e tutti gli altri si saranno meritati un posto di tutto rispetto nelle pagine dei libri di storia: un po’ come Erostrato, il greco che volle rendersi celebre per aver incendiato e distrutto in poche ore il tempio di Diana a Efeso, una delle Sette Meraviglie dell’antichità. Solo che qui non stiamo parlando di un edificio di pietra o di mattoni, ma di un edificio spirituale, rifugio per tutte le anime e luce nelle tenebre del mondo per centinaia di milioni di persone. Un’opera che non è puramente umana, ma alla quale ha posto mano Dio stesso, e che è assistita dallo Spirito Santo; un’opera che, già solo per questo, essi non riusciranno mai e poi mai a distruggere completamente, come sembrano intenzionati a fare.

I pastori, dunque stanno abbandonando il gregge: lo stanno letteralmente tradendo. Per piacere agli uomini, per assecondare i vizi del mondo e per ricevere l’applauso dei peccatori, i pastori sono venuti meno al loro dovere e si stanno rivelando occasione di turbamento, di confusione, di scandalo per le pecorelle loro affidate. Pasci le mie pecorelle, raccomanda Gesù a san Pietro, nell’atto di affidargli la custodia (la custodia, non il possesso, e tanto meno la proprietà) della sua Chiesa: perché la Chiesa cattolica, lo diciamo nel caso qualcuno se ne fosse per caso scordato, non è del papa, non è dei cardinali, né dei vescovi, e neppure dei sacerdoti; meno ancora è dei gruppi di militanti LGBT, per quanto si dichiarino “cattolici” (Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli: Matteo 7, 21): è sempre e solo di un unico padrone, Gesù Cristo. E Gesù Cristo, pur rispettando la persona dei peccatori, è sempre stato chiaro riguardo al peccato. Ora un clero infedele pretende di dirci che il peccato non è più peccato; pretende di cambiare ciò che nessuno può cambiare, il magistero, perché esso promana dal Deposito della fede, che è perfetto e definitivo, come Dio lo ha affidato ai suoi. Come scrive san Paolo (Galati, 1, 6-9): Mi meraviglio che così in fretta da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo passiate ad un altro vangelo. In realtà, però, non ce n'è un altro; solo che vi sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo. Orbene, se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anàtema! L'abbiamo già detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi predica un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anàtema! Ebbene, questa è precisamente la situazione che stiamo vivendo oggi: dei pastori infedeli ci stanno annunciando un vangelo diverso da quello che la Chiesa ci ha sempre insegnato; e hanno l’incredibile sfrontatezza di farcela sotto il naso, come se noi non ce ne accorgessimo, come se non vedessimo benissimo che stanno truccando le carte, che stanno tentando di adulterare la Parola di Dio.

 

0 GALLERY sex

C'era anche Timothy Dolan, insieme a Rihanna (qui nella foto) arcivescovo di New York, al Met Gala, presentandosi sul palcoscenico come un qualsiasi uomo di spettacolo, tutto sorrisi in mezzo alla profanazione dei paramenti sacri.

 

La responsabilità che costoro si caricano sulle spalle è immensa: sarebbe meglio, per chi dà scandalo a uno di questi piccoli, che si legasse al collo una macina da mulino, e si gettasse nel mare, dice Gesù dei seminatori di scandali. Ci hanno pensato quei monsignori del Vaticano, quando hanno ”imprestato” al Metropolitan Museum of Art di New York i paramenti sacri di parecchi papi dei due secoli passati, affinché li indossassero dei modelli e delle modelle in una sfilata oscena e blasfema? Ci ha pensato il cardinale Gianfranco Ravasi, che è una specie di “ministro della cultura” della Santa Sede? Ha pensato all’effetto che un gesto del genere produce nel profondo di milioni di anime? E il cardinale Timothy Dolan, arcivescovo di New York, che al Met Gala ci ha messo la faccia, presentandosi sul palcoscenico come un qualsiasi uomo di spettacolo, tutto sorrisi in mezzo alla profanazione dei paramenti sacri, ci ha pensato, almeno per un istante? Lo ha sfiorato il pensiero che, se a questo si riduce il tanto decantato “dialogo” con il mondo moderno, per la Chiesa – quella vera, beninteso - si riduce a una resa a discrezione, anzi, a un puro e semplice suicidio? E il vescovo di Liverpool, Malcom McMahon, quello che non si è mai fatto vedere nella stanza del piccolo Alfie Evans; e il cardinale di Westminster, Vincent Nichols, quello che si è profuso in lodi e ringraziamenti per l’ospedale dove il bambino ha subito l’eutanasia di Stato, e in calorose giustificazioni dell’operato dei giudici britannici, i quali hanno approvato e legalizzato quella eutanasia, hanno pensato allo scandalo  enorme, doloroso, insopportabile, che hanno causato ai fedeli di tutto il mondo, con le loro parole e con le loro aziono, oltre che con i loro silenzi e la loro mancanza di azioni? E il cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga, alfiere della “chiesa dei poveri”, che intascava uno stipendio da 35.000 euro al mese; e il vescovo argentino Fernando Maria Bargallò, altro alfiere della “chiesa dei poveri”, pizzicato dai fotografi negli alberghi messicani di lusso a far l’amore con la sua amante, sempre a spese dei fedeli: hanno pensato all’effetto dei loro comportamenti? E i vescovo di Osorno, Juan Barros, che difende il prete pedofilo Fernando Karadima; e il signor Bergoglio che difende a spada tratta il vescovo Barros, e lo definisce “bravo e buono”: hanno valutato il male che simili gesti e simili parole producono nel corpo vivo della Sposa di Cristo? Se questi sono i pastori ai quali la Chiesa affida, oggi, la cura delle anime, sarà bene che le anime incomincino a pensare da sé alla propria salvezza.

Umanamente parlando, c’è da essere tristi e scoraggiati. Ma né tristezza, né scoraggiamento devono accompagnarci a lungo: come sulla strada di Emmaus, Gesù è qui accanto a noi, anche se non lo vediamo, perché i nostri occhi non sono capaci di riconoscerlo. Del resto, lo ha promesso: Ed ecco, io sono con voi ogni giorno, sino ala fine del mondo: Lui, il solo degno di fiducia; il solo che non mente, che non può mentire, perché è Lui stesso la Verità, la Via e la Vita. Di che mai dovremmo aver paura, se Lui è accanto a noi? Possono mentire e ingannare gli uomini, compresi i pastori: i quali in realtà non sono veri pastori, bensì mercenari, ai quali non importa nulla delle pecore, perché pensano solo alla paga. Non è tempo di scoraggiamento, questo, ma di grazia: perché ove più dura è la prova, lì abbonda la grazia. L’importante è che possiamo dire, quando verrà la nostra ora (2 Timoteo, 4, 7): Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede.

   

I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Per saperne di più sui cookie che utilizziamo e come eliminarli , guarda la nostra privacy policy.