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Fonte lanuovabq.it  23/10/2018

Autore Stefano Fontana

L’assolutizzazione del dialogo è già di per sé massonico e con la Massoneria la Chiesa non ha niente in comune perché sostituisce alla realtà una prospettiva razionalista, punta su un generico umanesimo universalista e su una visione gnostica e sincretistica della verità. Riflessioni sulla terza puntata tra Chiesa & Massoneria. Temendo il peggio di una quarta tappa. 

 L'evento di Gubbio

A Gubbio, come da noi anticipato c’è stata la terza puntata della nuova telenovela del dialogo tra Chiesa cattolica e Massoneria, dopo l’articolo di Ravasi sul Sole 24 Ore (prima puntata) e dopo il convegno di Siracusa presente il vescovo locale (seconda puntata). In attesa di una (triste) quarta puntata facciamo qualche (triste) considerazione.

L’incontro di Gubbio, a detta del locale presidente Acli di Fossato Sante Pirrami e del Gran Maestro Bisi si è basato su una concezione del dialogo come qualcosa di primaria importanza e sul dovere di “cominciare dalle cose che abbiamo in comune”, come si legge nel comunicato delle Acli che riassume (vedi qui), negli stessi entusiastici termini del Grande Oriente d’Italia (vedi qui), i risultati del colloquio.

L’assolutizzazione del dialogo, però, è già di per sé massonico e con la Massoneria la Chiesa non ha niente in comune: strano che questi due elementari aspetti siano sfuggiti. Il dialogo che comincia da se stesso e non dai contenuti perché se cominciasse dai contenuti non partirebbe nemmeno, è già massonico perché sostituisce alla realtà una prospettiva razionalista, punta su un generico umanesimo universalista e su una visione sincretistica della verità che è nell’anima della Massoneria ed è tra i suoi obiettivi primari. Per il cattolico il dialogo si fa a partire da dei contenuti e se ci si accorge che questi non lo permettono lo si blocca, e non si modificano i contenuti per renderlo possibile. La prassi non può venire prima della dottrina. Avviene invece prima della dottrina nella visione massonica che è una forma di razionalismo, ossia di adattamento della verità alle proprie categorie. In altre parole è una forma di relativismo, per la qual cosa i Pontefici hanno sempre condannato la Massoneria, che rimane condannata tuttora, nonostante Ravasi, il vescovo di Siracusa e le Acli di Fossato.

Del resto, è massonico anche il modo con cui si è prodotta dentro la Chiesa questa nuova telenovela del dialogo col Compasso. Il processo è partito “di fatto”, senza un cambiamento dottrinale. Nessuno ha formalmente dichiarato che l’enciclica Humanus genus del 20 aprile 1884 , tanto per citarne una, è dottrinalmente superata. Ci si è piuttosto premurati di avviare un processo dall’interno della Chiesa, fingendo di non essere contro di essa, in modo che siano gli stessi cattolici ad aprire al dialogo, facendo entrare le idee massoniche aprendo loro la porta dall’interno. È il metodo del modernismo, che in fondo era uno scampolo egregio di Massoneria.

Cosa c’è in comune tra Chiesa cattolica e Massoneria su cui far leva per un dialogo che non sia disputa? Se a Gubbio ci fosse stata una disputa, che è la vera ed unica forma seria di dialogo che non sia da bar sport (ne sapevano qualcosa Socrate e i Medievali delle quaestiones disputatae), niente da dire: ci si misura con argomentazioni e contro-argomentazioni per confutare la tesi dell’avversario. Il dialogo come disputa parte da tesi contrapposte, il dialogo mieloso e ideologico come quello di Gubbio ha voluto invece partire da quanto c’è in comune. Ora, appunto, cosa c’è in comune?

La visione massonica del Dio architetto somiglierebbe alla nozione cattolica del Dio creatore. Ma così non è, con buona pace di Ravasi, del vescovo di Siracusa e del presidente della Acli di Fossato. Nella visione massonica del dio-architetto con il compasso in mano c’è la versione razionalista del deismo: Dio sarebbe un assioma di geometria, Dio sarebbe una formula, Dio sarebbe una ipotesi, Dio sarebbe una espressione logica. Non sarebbe nemmeno il “Dio dei filosofi”, con cui la Chiesa in virtù della ragione naturale può, anzi deve, avere dei rapporti. Sarebbe piuttosto il Dio della Cabbala, il Dio di Pico della Mirandola, il Prestigiatore dell’Universo, il Dio funzione-algebrica, il Dio formula magica. Questo Dio non ha niente a che fare non solo con il “Dio di Abramo Isacco e Giacobbe”, ma nemmeno col Dio di Aristotele. E dovrebbe averne col Dio dei cattolici?

Il dio dei  Liberi Muratori non è il Dio-Logos, è il Dio-Gnosi. Ed è molto preoccupante che dietro la Massoneria i cattolici oggi non siano più in grado di individuare la Gnosi eterna. Contro di essa avevano lottato Ireneo e Agostino con la forza della fede, i Domenicani con la forza della predicazione, Simon de Montfort con la forza della spada, i Padri del Concilio di Tento con la forza del dogma, Leone XIII e Pio X con la forza della condanna. Il razionalismo gnostico presente nella Massoneria vuole appiattire tutte le religioni nel culto di un generico Grande Orologiaio, vuole eliminare tutti i dogmi riducendoli a valori genericamente umani, intende demitizzare in senso immanentistico ogni fede, vuole orientare l’etica  verso un umanesimo universalistico costituito da un comune denominatore umano stabilito a tavolino, predica un amore universale senza verità, una prassi senza dottrina e, appunto, un dialogo senza contenuti. 

Dialogo senza contenuti che a Gubbio, è stato proposto con particolare forza non da un massone ma nientemeno che da don Gianni Giacomelli, Priore del Monastero di Fante Avellana, credo certamente all’insaputa di San Pier Damiani. Il blocco nei rapporti tra Chiesa e Massoneria sarebbe dovuta, secondo lui, alla “paura per il diverso”. Di scarsissima originalità questa tesi che oggi sentiamo ripeterci fino alla nausea e, per di più, senza vergognarsi di tanta povertà e pedanteria. Tesi comunque senz’altro massonica, perché togliere le diversità significa togliere la realtà, che è fatta di cose (analogicamente) diverse, e appiattirla in una realtà “pensata”. Il disprezzo per la realtà è prettamente gnostico ed è massonico perché gnostico.

Dopo il peggio c’è sempre un altro peggio. Una volta c’era il dialogo con i Comunisti, ora c’è quello con i Massoni. Vi prego, abbiate pietà: “arridatece armeno er dialogo cor comunismo”.

   

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