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Fonte accademianuovaitalia.it 09/07/2019

Autore Francesco Lamendola

Un’altra omelia tutta politica: perfida ed eretica. Bergoglio ha una sola idea in testa anzi un’ossessione: quella dei migranti. La santa Messa per lui è solo un pretesto un palcoscenico per i suoi martellanti discorsi politici

Lunedì 8 luglio 2019 era la ricorrenza di santa Priscilla e qualunque sacerdote cattolico avrebbe avuto l’obbligo di parlare di lei e di ciò che ella ha rappresentato e rappresenta nel firmamento della Chiesa: la virtù eroica della testimonianza della fede in Cristo. Sarebbe anche stato opportuno, se non doveroso, ricordare che i martiri cristiani ci sono ancora, che sono moltissimi, e che ogni giorno essi offrono la loro vita a Gesù Cristo, per mano di fanatici islamici e nel silenzio tombale non solo dei mass media laici e laicisti, ma anche, per ordini superiori, della stessa Chiesa cattolica, troppo impegnata nel dialogo interreligioso e troppo affannata a gettar ponti verso gli altri, per aver tempo e voglia di ricordare i propri martiri, compresi sacerdoti e suore, che continuamente, in uno stillicidio sanguinoso, si immolano nell’adempimento della loro vocazione missionaria, in qualche Paese dell’Africa o dell’Asia. Ma Bergoglio, no: ciò che sarebbe apparso logico, naturale e anche giusto a qualsiasi sacerdote cattolico, a lui non ha neanche sfiorato la mente. Bergoglio ha una sola idea in testa, anzi un’ossessione vera e propria: quella dei migranti; e la santa Messa, per lui, è solo un pretesto, un palcoscenico e una cassa di risonanza per i suoi martellanti discorsi politici e sociali a favore dei migranti/invasori. Sta di fatto che in quel giorno ha deciso di celebrare se stesso, ricordando la visita che volle fare all’isola di Lampedusa sei anni fa, allorché gettò sulle onde una corona di fiori per le vittime dei naufragi (assurdamente denominate stragi del mare) ed ebbe la sfrontatezza di sibilare, col suo sguardo cattivo e le labbra serrate, un: Vergogna!, che già allora suonava offensivo e denigratorio, come uno schiaffo in pieno viso agli uomini della Marina e della Guardia costiera, impegnati notte e giorno a salvare le vite dei migranti, ma anche verso tutto il popolo italiano, ancora ingenuamente proteso a prodigarsi nell’accoglienza, non essendosi ancora reso conto, nella maggior parte dei casi, di essere strumentalizzato da oscuri poteri finanziari per i quali il trasbordo clandestino degli africani sulle nostre coste era, ed è, un lucroso affare, al quale sono interessati anche non pochi soggetti di casa nostra, più o meno ammantati di nobili ideali e nascosti dietro ingannevoli bandiere di solidarietà e carità cristiana.

 

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In realtà Bergoglio è un uomo cinico e freddo e non ha altra ossessione che il proprio narcisismo, la smania di essere popolare e di occupare un posto speciale nella storia!

 

Bisogna anche dire che, per evitare la figuraccia di una chiesa vuota, dato che i fedeli non condividono affatto l’ossessione di Bergoglio per i cosiddetti migranti, la Messa, cosa inaudita e sconcertante, era solo su invito: una Messa privata insomma, riservata solo a stranieri e operatori delle organizzazioni del settore; 250 persone nell’immensità della Basilica di San Pietro. Perché questo è lo stile che piace al signore argentino: o è sicuro di avere la claque dalla sua, oppure chiude le porte e caccia fuori i dissenzienti. (Fra parentesi, giunge ora la notizia che ha fatto distruggere la fraternità cattolica Familia Christi, fondata cinque anni fa dall’allora vescovo di Ferrara, Luigi Negri, per mezzo del successore di questi, il fedelissimo bergogliano Giancarlo Perego, ordinando a novizi e postulanti di uscire immediatamente: compimenti, un altro fiorente gruppo di anime cristiane perseguitato e sciolto dal papa misericordioso.) Stringeva in pugno una ferula bruttissima, come già tante altre volte, che somigliava poco a un Crocifisso, tanto è vero che Gesù Cristo vi era rappresentato da un pezzo di legno ricurvo, senza alcuna sia pur vaga sembianza umana; era fatta, si è detto, con i materiali provenienti dai barconi dei migranti, o meglio degli scafisti, e tanto a lui bastava. Di Gesù gli importava e gl’importa pochissimo. Ad ogni modo, partendo dall’episodio biblico del sogno di Giacobbe, narrato nel libro della Genesi e presente nella liturgia del giorno, della scala che sale dalla terra al Cielo, e lungo la quale salgono e scendono gli Angeli del Signore, Bergoglio, chi sa come, è stato capace di portare il discorso alla sua solita ossessione, i migranti; ed ecco cosa ha detto nella seconda parte della sua omelia:

Gesù rivela ai suoi discepoli la necessità di un’opzione preferenziale per gli ultimi, i quali devono essere messi al primo posto nell’esercizio della carità. Sono tante le povertà di oggi; come ha scritto San Giovanni Paolo II, i «“poveri”, nelle molteplici dimensioni della povertà, sono gli oppressi, gli emarginati, gli anziani, gli ammalati, i piccoli, quanti vengono considerati e trattati come “ultimi” nella società» (Esort. ap. Vita consacrata, 82).

In questo sesto anniversario della visita a Lampedusa, il mio pensiero va agli “ultimi” che ogni giorno gridano al Signore, chiedendo di essere liberati dai mali che li affliggono. Sono gli ultimi ingannati e abbandonati a morire nel deserto; sono gli ultimi torturati, abusati e violentati nei campi di detenzione; sono gli ultimi che sfidano le onde di un mare impietoso; sono gli ultimi lasciati in campi di un’accoglienza troppo lunga per essere chiamata temporanea. Essi sono solo alcuni degli ultimi che Gesù ci chiede di amare e rialzare. Purtroppo le periferie esistenziali delle nostre città sono densamente popolate di persone scartate, emarginate, oppresse, discriminate, abusate, sfruttate, abbandonate, povere e sofferenti. Nello spirito delle Beatitudini siamo chiamati a consolare le loro afflizioni e offrire loro misericordia; a saziare la loro fame e sete di giustizia; a far sentire loro la paternità premurosa di Dio; a indicare loro il cammino per il Regno dei Cieli. Sono persone, non si tratta solo di questioni sociali o migratorie! “Non si tratta solo di migranti!”, nel duplice senso che i migranti sono prima di tutto persone umane, e che oggi sono il simbolo di tutti gli scartati della società globalizzata.

 

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Bergoglio è solo un capo di stato che fa politica!

 

Viene spontaneo riprendere l’immagine della scala di Giacobbe. In Gesù Cristo il collegamento tra la terra e il Cielo è assicurato e accessibile a tutti. Ma salire i gradini di questa scala richiede impegno, fatica e grazia. I più deboli e vulnerabili devono essere aiutati. Mi piace allora pensare che potremmo essere noi quegli angeli che salgono e scendono, prendendo sottobraccio i piccoli, gli zoppi, gli ammalati, gli esclusi: gli ultimi, che altrimenti resterebbero indietro e vedrebbero solo le miserie della terra, senza scorgere già da ora qualche bagliore di Cielo.

Si tratta, fratelli e sorelle, di una grande responsabilità, dalla quale nessuno si può esimere se vogliamo portare a compimento la missione di salvezza e liberazione alla quale il Signore stesso ci ha chiamato a collaborare. So che molti di voi, che sono arrivati solo qualche mese fa, stanno già aiutando i fratelli e le sorelle che sono giunti in tempi più recenti. Voglio ringraziarvi per questo bellissimo segno di umanità, gratitudine e solidarietà.

 

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Bergoglio, da attore consumato, mescola e confonde volutamente le carte, seguendo il vecchio principio, caro a tutti i falsari e a tutti gl’impostori, di mescolare insieme verità e menzogna, un po’ di verità in mezzo a parecchia menzogna, in modo da far scivolare più facilmente la pillola mortale, ingannando l’uditorio!

 

Questo discorso, non osiamo chiamarlo omelia, riflette il tipico approccio bergogliano a qualsiasi problema umano, che è interamente laico e immanentista. Ammesso e non concesso che il tema dei migranti c’entri qualcosa con la scala di Giacobbe, anche se a lui ciò viene spontaneo, è significativo il fatto che salire i gradini di quella scala, che pure è una scala che mette in comunicazione la terra con il Cielo, è così faticoso che i più deboli e vulnerabili devono essere aiutati; e suggerisce che proprio noi potremmo svolgere il ruolo degli Angeli nel rendere questo servizio agli ultimi e agli esclusi. È evidente che egli ha operato una traslazione di significato, spostando la prospettiva cristiana dal Cielo vero e proprio, ossia Dio, a un “cielo” tutto umano, fatto di riscatto dalla povertà e dall’emarginazione. E rafforza questo concetto, che è perfettamente estraneo al Vangelo, asserendo che il Signore chi ha chiamati a collaborare in questo modo a una missione di salvezza e liberazione. Quale salvezza, quale liberazione? Evidentemente, quella di ordine terreno, impersonata da personaggi come il cattivo prete eritreo don Mussie Zerai, già condannato per spaccio di droga, ma esaltato e glorificato da Famiglia Cristiana e Credere come se fosse un novello Mosè, il grande telefonista che svolge la funzione di trait d’union fra gli scafisti che imbarcano il loro carico di carne umana nei porti della Libia, e le organizzazioni di volontariato, formate da “volontari” perfettamente stipendiati dalla grande finanza “umanitaria” e “filantropica” internazionale). Salvezza e liberazione sono parole che hanno senso, per un cristiano, in una prospettiva spirituale: salvezza per la vita eterna e liberazione dal peccato. Intenderle, come qui si fa, in senso materiale, è estraneo allo spirito del Vangelo: non perché Gesù non raccomandi anche di soccorrere i poveri e i bisognosi, di sfamare l’affamato e vestire l’ignudo, ma perché queste opere di carità acquistano il loro vero e giusto significato solo se inserite nella prospettiva specificamente cristiana, che è spirituale e trascendente.

 

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Bergoglio pian piano, giorno dopo giorno, vuol familiarizzare i cattolici col concetto non cattolico, bensì massonico, della fratellanza umana (vedi il documento di Abu Dhabi).

 

Il cristiano non è chiamato a risolvere tutti i problemi economici e politici, né a sciogliere tutti i nodi della povertà e dell’ingiustizia: questa non è la sua chiamata, tanto più che Gesù ha detto a chiare note che i poveri li avremo sempre in mezzo a noi. Aiutare i poveri e gli ultimi è un dovere cristiano, ma non nella prospettiva di far sparire per sempre ogni traccia d’ingiustizia dalla terra: questo infatti è un compito politico, peraltro alquanto utopistico, mentre il cristiano sa che la natura umana è peccatrice e che il peccato, in questa vita, non sarà mai eliminato del tutto, tanto meno le grandi strutture di peccato, cioè quelle grandi ingiustizie di ordine economico e finanziario che alimentano la miseria e lo sfruttamento di tanta parte dell’umanità (e Bergoglio dimentica che lo sfruttamento e l’ingiustizia esistono anche nelle società cosiddette “ricche”, che poi sono tali solo se considerate in senso meramente statistico). Ma Bergoglio non si limita a questa traslazione di significato della Parola di Dio; non si limita a manipolare tutti i testi della Bibbia in funzione della sua agenda massonica, che gl’impone di parlare dei migranti e del dovere di accoglienza, in tutte le occasioni possibili e immaginabili. Egli mescola e confonde volutamente le carte, seguendo il vecchio principio, caro a tutti i falsari e a tutti gl’impostori, di mescolare insieme verità e menzogna, un po’ di verità in mezzo a parecchia menzogna, in modo da far scivolare più facilmente la pillola mortale, ingannando l’uditorio e dando l’impressione che, in fin dei conti, sta parlando come un sacerdote cattolico deve parlare, cioè senza mai perdere di vista la direzione indicata dalla bussola del Vangelo, che è Gesù Cristo.

 

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Servo di Cristo o della massoneria finanziaria? Gli immigrati sono il punto numero uno sull’agenda che gli è stata data dai cardinali massoni, eretici e spergiuri della mafia di San Gallo, al momento della sua elezione il 13 marzo 2013: elezione non valida essendo Bergoglio un "Gesuita" e il suo ordine lo vieta con chiarezza!

 

A questo perfido criterio si ispira l’uso, volutamente ambiguo, di parole come salvezza e liberazione, concetti che, a rigore (ma la sua intenzione è chiara ed emerge dal contesto) si possono intendere sia in senso materiale che spirituale; ma soprattutto là dove egli dice che salire i gradini della “scala di Giacobbe”, che poi è semplicemente la scala verso una vita migliore sul piano materiale, per mezzo delle navi che scaricano i migranti nei nostri porti, salire i gradini di questa scala, dunque, richiede impegno, fatica e grazia. Ecco la mescolanza diabolica: perché come lascia volutamente nel vago di che scala stia parlando, se una scala verso il Cielo o una scala verso una vita terrena più comoda, così impegno e fatica sono concetti di ordine umano, mentre la Grazia è un dono soprannaturale che viene esclusivamente da Dio. Ma è di questa Grazia che parla, il signore argentino, quando pone la grazia, con la lettera  minuscola, accanto ai requisiti umani dell’impegno e della capacità di vincere la fatica? Attenzione: non è una questione di lana caprina. L’impegno è una cosa che viene dall’uomo, e che l’uomo può mettere nel suo agire anche da sé; lo stesso si può dire per la capacità di vincere la fatica: ma la Grazia, quella no, l’uomo non può darsela da solo. Quella deve chiederla umilmente a Dio, e riceverla con timore e tremore: cose di cui, qui, non vi è neppure l’ombra. In compenso vi è una ”grazia” che sembrerebbe anch’essa una capacità umana, perché  viene enumerata accanto a delle virtù umane e perché non si accenna in alcun modo alla sua origine soprannaturale. Eppure stiamo parlando della vita di Grazia, che è lo scopo supremo della vita cristiana: vivere nella Grazia di Dio significa vivere secondo la sua volontà e in tal modo realizzare lo scopo e il fine della propria esistenza. Niente Grazia, niente vita cristiana, niente significato della vita umana. A che titolo dunque il signor Bergoglio parla qui della grazia? Si direbbe che la voglia umanizzare, che ne voglia fare un elemento naturale. Tutta la sua pastorale va in tale direzione: pian piano, giorno dopo giorno, vuol familiarizzare i cattolici col concetto non cattolico, bensì massonico, della fratellanza umana (vedi il documento di Abu Dhabi).

 

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E' solo un capo di stato, che sfrutta un'altro stato: l'Italia? Un’altra omelia tutta politica: perfida ed eretica. Bergoglio ha una sola idea in testa anzi un’ossessione: quella dei migranti. La santa Messa per lui è solo un pretesto un palcoscenico per i suoi martellanti discorsi politici!

 

Abbiamo detto che quella di Bergoglio per i migranti è un’ossessione; ci siamo espressi male. Dovevamo dire che è ossessionante, nel senso che ossessiona i fedeli costretti ad ascoltare le sue quotidiane esternazioni in materia, camuffate da omelie della santa Messa. In realtà, un uomo cinico e freddo come lui non ha altra ossessione che il proprio narcisismo, la smania di essere popolare e di occupare un posto speciale nella storia (il che certamente avverrà, ma speriamo in un senso diverso da quello che lui vorrebbe); non è ossessionato per niente dai migranti. Semplicemente, ne parla tutti i giorni perché è stato eletto per fare quello: è il punto numero uno sull’agenda che gli è stata data dai cardinali massoni, eretici e spergiuri della mafia di San Gallo, al momento della sua elezione il 13 marzo 2013; e dietro a loro sappiamo che c’erano Barack Obama e Hillary  Clinton. Oppure qualcuno pensa che sia stato eletto perché era il candidato più degno, più affidabile, più irreprensibile, dal punto di vista di ciò che dovrebbe essere e dovrebbe fare un vero papa, se fosse animato da autentico amore per la Sposa di Gesù Cristo? In tal caso, benvenuti nel paese delle fiabe.

 

   

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