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Fonte panamazonsynodwatch.info 31/07/2019

Autore Juan Antonio Montes

Un sacerdote pagano accompagnato da vescovi cattolici eleva offerte agli dei

 

Nel febbraio 2015, nella diocesi cilena di Arica (al confine con il Perù), in presenza di numerosi presuli, compreso il nunzio apostolico, si celebrò una peculiare cerimonia d’investitura del nuovo vescovo Moisés Atisha. Questa cerimonia consisteva in un rituale indigeno pagano che includeva l’invocazione degli spiriti da parte dei popoli aymarà, ancora non evangelizzati.

All’epoca non venne data nessuna spiegazione ufficiale a riguardo. Molti credettero che si fosse semplicemente trattato di una “apertura ecumenica” verso quei popoli rimasti ancora nell’ignoranza del paganesimo.

Tuttavia, tale “apertura” non è una strategia ecumenica il cui fine è la conversione dei popoli indigeni. Tutto il contrario. Si tratta di mettere la “Pachamama”, “la Madre Terra”, in cima a una nuova cosmovisione assunta come propria da sempre più numerosi membri della gerarchia cattolica e ispirata a quella pagana dei popoli nativi.

Sarebbe arduo per il lettore dare uno sguardo al lungo elenco di episodi simili accaduti negli ultimi anni. Qui vale la pena ricordare solo i più recenti, menzionando di passaggio quello che vide protagonista il colto cardinale Gianfranco Ravasi che, girando in cerchio al suono di tamburi e tamburelli, anche lui pensò bene di dover riverire la Pachamama mediante una offerta disposta su uno scarno “altare” consistente in una coperta distesa sulla nuda terra, con sopra qualche ciotola di terracotta, del mais, un avocado e poco altro, nella località di San Marcos Sierras in Argentina, sempre nel 2015.

 

Il Cardinale di Curia Gianfranco Ravasi riverisce la Pachamama in Argentina

Ma ecco gli episodi più recenti.

Il fatto che essi si ripetano, senza che venga data nessuna spiegazione ai fedeli, dimostra che si tratta di una sorta di presunta doverosa “conversione” della Chiesa alle concezioni ideologiche che vogliono mettere la cura della “Pachamama” o Madre Terra, al centro delle preoccupazioni pastorali e, quindi, della nuova evangelizzazione. Un processo che è accompagnato, in modo simmetricamente opposto, da un crescente ripudio del vecchio modello di evangelizzazione, portato avanti dai missionari dalla scoperta dell’America e fino a non tanto tempo fa.  

L’ultima di queste “liturgie” alla Pachamana è stata clamorosamente compiuta qualche giorno fa da alcuni vescovi brasiliani riuniti dalla REPAM (Rete Ecclesiale Pan Amazzonica) per discutere ciò che essi vorrebbero che dica il Sinodo di ottobre venturo a Roma. Come segnalato dal portale italiano “La Nuova Bussola Quotidiana” i vescovi in questione si danno alla “ “mistica indigena”, aumentando la preoccupazione per la deriva panteista e indigenista della Chiesa, che contraddice gli insegnamenti tradizionali riguardo all’inculturazione”.

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Vescovi brasiliani attendono che il brodo sia abbastanza caldo per ingerirlo in una sorta di “comunione” con la Pachamama

In Cile, in seguito alle cerimonie alla Pachamama realizzate dai vescovi, l’associazione dei religiosi del Paese, CONFERRE, ha reso nota una iniziativa ecumenica per la cura del “Creato” dal pomposo titolo “Alleanza Interreligiosa e Spirituale per il clima in vista della COP25” (la COP è il Vertice delle Nazioni per l’accordo sul Cambiamento Climatico).

L’atto inaugurale ha avuto luogo nella sede di un organo finanziato dalle Nazioni Unite ed è terminato con l’impegno, firmato dai presenti, di agire davanti alla prossima riunione della COP25 che si svolgerà a Santiago il prossimo dicembre (sarà appunto la venticinquesima edizione di questa riunione).

Tuttavia il suo “impegno” non sarà verso la riunione ufficiale, da loro ritenuta tiepida nei confronti della salvaguardia del pianeta, bensì si tradurrà in un evento alternativo da tenersi contemporaneamente.  

I firmatari, ça va sans dire, hanno concluso l’incontro con una cerimonia alla “Pachamama”, la “esclusa e calpestata” a causa dell’avidità di lucro dell’economia moderna. La CONFERRE informa anche che “fra gli organizzatori ci sono l’Associazione Cilena per il Dialogo Interreligioso in favore dello Sviluppo, la Coalizione Ecumenica per la salvaguardia della Creazione, la rete Amerindia, la Conferenza dei Religiosi del Cile, il Consiglio Latinoamericano delle Chiese, la Famiglia Francescana, i Clarettiani, oltre a organizzazioni battiste, evangeliche, islamiche e buddiste”.

Colpisce che in questo variopinto conglomerato di denominazioni religiose ci sia la difesa di un concetto col quale non tutti vanno d’accordo: la Creazione. Se si parla di creazione si deve accettare l’idea di creatore, giacché l’artista precede l’opera, la supera e la trascende. Ciò corrisponde al concetto cattolico di Creatore. Per i culti pagani, fra i quali quelli indigeni, non esiste un creatore ma una energia iniziale della quale tutti facciamo parte in completa uguaglianza ontologica.

Infine, l’evento prevede la presenza di una grande tenda nell’area della COP25 allo scopo di svolgere eventi e cerimonie in onore della Pachamama durante tutti giorni del vertice, 24 ore al giorno.

Perché non compiere queste cerimonie all’interno di un tempio, per esempio, quello dei francescani che pure partecipano all’iniziativa? La risposta potrebbe essere ricercata nel fatto che, per questa mentalità spirituale, tutto deve essere povero, scarno, in contatto diretto con la terra, cosa che si dà nel caso della tenda.

 

Rifiuto dell’iniziativa privata ed elogio della povertà

Sbaglia chi pensa che queste iniziative si limitano a invocazioni folcloristiche, a dichiarazioni un pò ingenue di buone intenzioni per la salvaguarda dell’ambiente. In realtà, dietro tutto ciò c’è una concezione alternativa di società, con profonde ricadute politiche ed economiche.
Questi religiosi che criticano in modo impudico gli antichi missionari, diventano apostoli zelanti della cura della Terra, ritenuta energia vitale e Madre di tutti gli esseri viventi. Per preservarla, secondo loro, vanno esaltati i modelli di vita di povertà e di totale comunitarismo in cui vivono i popoli più arretrati dell’Amazzonia. Questo tipo di organizzazione sociale in cui tutti lavorano in comune, sarebbe il nuovo paradigma per la “salvaguarda della Creazione”.

Quindi, l’iniziativa privata, la proprietà individuale, il desiderio di sviluppo sociale e economico, sono piaghe da estirpare, prodotte dalla società capitalista “ecocida”, secondo il recente neologismo coniato dall’Instrumentum laboris del Sinodo.
A una simile estirpazione devono fare seguito altre tappe.
La prima è quella di convincere i popoli indigeni amazzonici a non prosperare e a mantenersi nell’attuale stato di povertà. A questo scopo, è necessario renderli consapevoli che qualsiasi iniziativa agricola, commerciale o urbana, farà perdere loro l’identità e i costumi ancestrali; qualcosa equivalente a “rubare loro gli spiriti”.

La seconda è convincerli che se non si cambia il modello produttivo, abbandonando “l’avidità di lucro” che lo contamina, la Pachamama, la Terra, soccomberà.
Ritenendo come verità religiosa l’iniquità dello sviluppo tecnico, gli ecclesiastici aderenti a questa teologia ecologica e catastrofista, condannano ogni forma di impresa mineraria, forestale, agricola o commerciale.

Da ciò ne deducono che quanto, secondo loro, è cattivo per le zone dove vivono certi popoli indigeni, è cattivo per le stesse ragioni anche per il resto del mondo. Dunque, nel proporre come ideale la vita primitiva e comunitaria per salvare la Pachamama, condannano in modo implicito o esplicito ogni sistema economico che si basi sulla proprietà privata.
Questa visione che allo stesso tempo condanna lo sviluppo ed esalta i popoli che non contemplano la proprietà privata, suggerisce che questa “teologia” non è che un riaffacciarsi del fallimentare comunismo di sempre.

 
Juan Antonio Montes
nato a Santiago del Cile, è Presidente della Fundación Roma e Direttore di Acción Familia. Fin da giovane si è dedicato alla difesa della Civiltà Cristiana nelle file del movimento Fiducia-TFP (Tradizione, Famiglia e Proprietà). Successivamente si è specializzato nello studio del pensiero e dell'azione del professore brasiliano Plinio Corrêa de Oliveira e per diversi anni è stato uno dei direttori della TFP del suo paese. È autore di diversi libri, incluso Desde la Teología de la Liberación a la Teología ecofeminista (Dalla Teologia della Liberazione alla Teologia ecofemminista ). Gestisce il sito di notizie Credo-Chile e fa commenti radiofonici trasmessi settimanalmente dalle stazioni di tutto il paese.

 

 

   

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