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Categoria principale: Vita della Chiesa
Categoria: Attenti al lupo
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Fonte tempi.it 19/06/2016

Autore Leone Grotti

L’opera sacerdotale fondata dall’ex arcivescovo Léonard ha attirato in soli tre anni 27 tra sacerdoti e seminaristi. Per il nuovo arcivescovo De Kesel è un successo, ma ha deciso di mandarla via

 

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Perché la Chiesa cattolica del Belgio ha deciso di non ospitare più la Fraternità dei Santi apostoli, opera sacerdotale che in piena crisi di vocazioni ha attirato in soli tre anni 27 membri, sei sacerdoti e 21 seminaristi, tra i quali un diacono? La decisione del nuovo arcivescovo di Malines-Bruxelles, monsignor Jozef De Kesel, non ha solo fatto scalpore tra i fedeli ma ha aperto un nuovo capitolo problematico nella gestione della diocesi.

ARISMA TRAVOLGENTE. La Fraternità è stata fondata il 7 aprile 2013 da monsignor André-Joseph Léonard. L’ex arcivescovo di Malines-Bruxelles e primate del Belgio, appena andato in pensione, si era ispirato al carisma di padre Michel-Marie Zanotti-Sorkine, sacerdote francese dalla vita avventurosa e dal carisma travolgente raccontato al pubblico italiano nel 2012 da un bell’articolo di Marina Corradi. Léonard alla Fraternità ha concesso di formare giovani al sacerdozio e ha affidato le parrocchie di Santa Caterina e Homborch.

«BELLEZZA DELLA VOCAZIONE». L’intuizione di monsignor Léonard si è rivelata un successo, a detta anche del nuovo arcivescovo: «La Fraternità riesce a sensibilizzare i giovani alla bellezza della vocazione e al ministero del sacerdozio diocesano». La Fraternità punta molto sulla vita comunitaria e «bisogna sottolineare quanto questa opzione fondamentale sia preziosa per la vita di un prete». Anche le parrocchie loro affidate sono vive e piene di giovani.

SOLIDARIETÀ CON LA FRANCIA. Tutto bene quindi? Niente affatto. Il nuovo arcivescovo, De Kesel, ha stabilito che la Fraternità non potrà più formare preti e dovrà abbandonare la diocesi, e quindi il paese, perché la maggior parte dei suoi seminaristi è di nazionalità francese e siccome «in molte regioni della Francia non ci sono sacerdoti, (…) non vogliamo mancare di solidarietà ai nostri vicini vescovi francesi», si legge in un comunicato ufficiale. I sacerdoti già ordinati non verranno scomunicati e potranno restare comunque al loro posto a guidare le parrocchie assegnate, mentre i seminaristi potranno entrare nel seminario diocesano.

 

RIORGANIZZAZIONE DELLA DIOCESI. La decisione ha deluso molti fedeli, già turbati dalla decisione inedita in una capitale europea di «riorganizzare» la diocesi, con la conseguente possibile chiusura di 35 chiese su 110 senza apparente necessità. Un gruppo di laici, parrocchiani di Santa Caterina, guidati da Bernard De la Croix, hanno scritto una lettera alla diocesi di Malines-Bruxelles, pervenuta a tempi.it: «Siamo sbalorditi dal fatto che la Fraternità sia vittima del suo successo. I seminaristi che vengono in Belgio, si uniscono a un carisma particolare e non è vero che questo svuota le diocesi in Francia. Al contrario, alcuni forse non sarebbero mai entrati in seminario senza una vita comunitaria come quella dei Santi apostoli».

RAGIONI IDEOLOGICHE? Continua la lettera: «Il principio di solidarietà invocato è piuttosto curioso. Su 80 seminaristi in formazione al [seminario diocesano di] Namur, oggi solo 25 sono belgi. Li rispediremo tutti nei loro paesi? Tutti i sacerdoti africani, polacchi che ci aiutano a portare il messaggio di Cristo in Belgio torneranno a casa loro? La Chiesa cattolica non è più universale? L’argomento invocato evidentemente non regge e noi speriamo che dietro ad esso non ci siano in realtà ragioni puramente ideologiche».

RICHIESTA DI UN INCONTRO. Nella lettera si ricorda anche che l’ordinazione di un diacono della Fraternità, prevista per giugno, è stata «rimandata sine die» senza spiegazione. Chiedendo all’arcivescovo De Kesel un incontro per meglio comprendere perché la diocesi vuole fare a meno dei «frutti numerosi e magnifici che porta la Fraternità dei Santi apostoli» il gruppo di laici si augura che l’obiettivo non sia «fare tabula rasa del lavoro di monsignor Léonard».

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