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Fonte marcotosatti.com 04/11/2017

PADRE SAMIR VIA DA ROMA – MŪLLER, PERCHÉ? – ROSARIO SCOMODO A BRUXELLES – UN MONACO E L’AMORE – SUPERPOPE – VESCOVI CLIMATICI E POLITICI – IL PAPA ABBRACCIA.

Autore Marco Tosatti

Ecco un’altra puntata di Bestiario clericale. Tante cose sono accadute nei giorni scorsi, e allora abbiamo scelto di offrire un bouquet di notizie e opinioni. Quello che le nostre forze permettono. Buona lettura.

Il Rosario di Bruxelles

Non possiamo non incominciare le dolenti note del Bestiario clericale di questi ultimi giorni senza fare menzione del gruppo di coraggiosi ragazzi che sono andati a recitare il rosario nella cattedrale di Bruxelles, mentre il card. De Kesel, il pupillo di quella immagine di Chiesa che è il card. Danneels, amico e consigliere del Pontefice, festeggiava con i protestanti il 500 anniversario dell’inizio della Riforma. E cioè di una delle ferite più gravi e sanguinose mai sofferta dalla Chiesa. Il Rosario, come ben sappiamo, dà fastidio (e sappiamo anche a chi…) e di conseguenza è stata chiamata la forza pubblica per portare via di peso i miti contestatori. Se non l’avete ancora visto, ecco qui il video.

 L’esilio di Padre Samiri Khalil Samir

Due gesuiti. Uno che probabilmente è uno dei massimi esperti cristiani di islam, l’altro che è il papa. Quando il secondo ha affermato che sia il Corano che il Vangelo hanno insita un’idea di conquista, il primo l’ha corretto: “No. E’ una interpretazione inesatta. La differenza è questa, tradotta in sintesi: il Vangelo propone, l’ islam impone con la forza, e non è da poco”. E ha aggiunto “Disinformare non è cristiano. Certe affermazioni arrivano da chi evidentemente non ha compreso il Vangelo o non conosce tutto il Corano o non si avvale di buoni consiglieri. Per abbordare questi temi bisogna avere serietà e competenza specifica. Non basta una intervista”.

Guarda caso, il Pontificio Istituto Orientale a Roma gli ha fatto sapere che non c’è più bisogno di lui. Padre Samir Khalil Samir è tornato al Cairo, in pianta stabile. Fra pochi mesi compirà ottanta anni, essendo nato nel gennaio del 1938. Ha un curriculum impressionante: ha dato vita a Beirut all’istituto di ricerche chiamato CEDRAC (Centre de Documentation e de Recherches Arabes Chrétiennes), che raccoglie l’eredità letteraria arabo-cristiano nel Vicino Oriente. Ha insegnato nel Centre Sèvres (Facoltà gesuita di teologia e Filosofia) di Parigi, e nel Maqasid Institute di Beirut. Ha insegnato per 12 anni al PISAI (Pontificio Istituto di Studi Arabi e d’Islamistica, Roma), per 5 anni all’Istituto Ecumenico di Bari, per 3 anni all’Università Cattolica di Milano e per tre anni all’Università di Torino, oltre che in varie università d’Italia per brevi periodi. Fino a qualche mese fa era anche professore nel Pontificio Istituto Orientale di Roma. Ma quando ha proposto un programma di corsi per il nuovo anno accademico gli è stato risposto che c’era già qualcun altro che l’avrebbe fatto al suo posto. Allora ha capito che non c’era più bisogno di lui, per qualche motivo, e ha deciso di dedicarsi a dei progetti che maturavano da tempo, e che erano sempre stati rimandati perché c’erano impegni più urgenti.

Forse la sua chiarezza, in tema di islam, e dialogo dava fastidio a qualcuno, nella Chiesa di oggi? Può anche darsi; non dimentichiamo che il Pontificio Istituto Orientale è retto dai gesuiti, e che il nuovo corso, nei gesuiti e nella Chiesa, non tollera nessuna posizione diversa da quella dominante e ufficiale.

Un primo grande impegno di padre Samir, in questa nuova tappa della sua vita, è quella di raccogliere e riordinare i frutti di decenni e decenni di lavoro: sessantaquattro libri e oltre duemila articoli, scritti spesso in diverse lingue. Quindi è necessario ritrovarli, verificarli, e chiarire come sia possibile raccogliere tutta questa mole grandissima di materiale sulla cristianità del Vicino Oriente in una serie di volumi ordinati. Oltre che tradurre gli articoli, magari scritti in inglese, francese e arabo. L’idea di padre Samir, originariamente, era quella di sistemarsi a Beirut, dove ha sede, nell’Università San Giuseppe, la sua creatura, il Cedrac, il Centro di Documentazione e Ricerca Arabo Cristiano, un’istituzione ricca di oltre trentacinquemila volumi. Ma a Beirut ci sono stati dei problemi, e allora padre Samir ha scelto, con l’accordo dei gesuiti egiziani, di fare del Cairo il centro della sua attività e della nuova tappa della sua esistenza di studioso e protagonista della vita della Chiesa.

L’altro punto su cui padre Samir vuole impegnare le sue energie, nella sua nuova vita egiziana, è l’ecumenismo. In Egitto ci sono nove milioni di cristiani Copti, una comunità che da sempre ha testimoniato nel sangue la sua fedeltà a Cristo. Padre Samir vorrebbe creare un Centro di Ricerca Ecumenica con la collaborazione non solo della Chiesa Copto ortodossa, ma anche della Facoltà Evangelica del Cairo e delle altre presenze cristiane e cattoliche. Un progetto che potrà sicuramente rivelarsi prezioso in questa nuova difficile stagione di rapporti interreligiosi con un islam spesso aggressivo e intollerante.

Un monaco e l’amore.

Per parlare di cose più lievi, vi offriamo una riflessione di Enzo Bianchi, Priore della Comunità di Bose, sull’amore. “Quando vivi l’amore non fare le mefitiche distinzioni tra Fhilia-affetto,Eros-amore,Agape-dilezione! L’amore vero è sempre fuoco in libertà”. Ma perché mefitiche? Mefitico è velenoso…Eccovi comunque l’immagine su twitter…

Modena: no dissenso, please…

In tanti anni che segue vicende di Chiesa e religioni varie, per chi scrive questa è venuta come una sorpresa. Il vescovo di Modena Erio Castellucci ha pubblicato – nero su bianco – un invito alle parrocchie che suona come una censura preventiva verso idee non conformi al politically correct ecclesiale. La verità vi farà liberi, ha detto Qualcuno, ma forse non a Modena. Mons. Erio Castellucci ha scritto in un editoriale sul settimanale diocesano Nostro Tempo che i sacerdoti sono invitati a non ospitare in parrocchia alcune categorie di persone: “Veggenti, carismatici, giornalisti e intellettuali che manifestano un dissenso ‘sottile o aperto’ verso la Chiesa ufficiale e soprattutto verso Papa Francesco”. Ora, capisco i veggenti, che magari viste le frequentazioni con il soprannaturale giustamente ricadono nella giurisdizione del vescovo del luogo; e per le stesse ragioni, stiracchiandolo un po’, allargo il veto ai carismatici. Ma il bando ai giornalisti e intellettuali mi sembra sia proprio una bella pubblicità per il dialogo interno alla Chiesa. Se volete saperne di più, ecco il link dell’articolo.

Il caso Mūller

Parecchi lettori e amici mi chiedono che cosa vuole fare il card. Mūller con la sua prefazione alla raccolta di articoli di Buttiglione giustificativi delle discusse noticine di Amoris Laetitia. Non lo so per scienza certa, e quindi posso fare solo delle ipotesi, e tratteggiare scenari.

Il primo è cercare di capire che persona sia il porporato tedesco. È uno studioso, e penso sia molto mite e accomodante, di carattere. Ha tollerato senza protestare, o fare gesti decisi, che altri avrebbero fatto, umiliazioni ripetute; di essere interrotto durante la messa da una telefonata perentoria del papa; che il suo ruolo, e quello della Congregazione fossero tranquillamente ignorati e disprezzati per anni; che persone di valore a lui fedeli fossero cacciate via senza motivo, e senza che egli stesso sentisse il bisogno – come molti al suo posto avrebbero fatto – di rispondere a questa palese ingiustizia con le proprie dimissioni. E infine ha subito l’ultimo affronto di una cacciata, dando poi egli stesso spiegazioni vaghe e contraddittorie (nessun motivo – l’instaurazione da parte del Pontefice della regola dell’abbandono dopo cinque anni). Insomma, non un leone. Con, certamente, un forte senso di Chiesa e di lealtà gerarchica.

Le ipotesi. È piuttosto evidente che la prefazione va in senso contrario alle dichiarazioni che il cardinale aveva reso in precedenza sul tema specifico della comunione; mi era stato detto da una fonte autorevole, ben prima che i Dubia venissero resi pubblici, che anche Mūller era informato dell’iniziativa, e che era favorevole, e forse anche qualcosina di più. Ma subito dopo il licenziamento, si è proposto come “mediatore” fra gli assertori dei Dubia e quelli di Amoris Laetitia. Senza risposte. C’è chi dice che sta ancora lavorando a questa ipotesi, e che dunque la prefazione a Buttiglione sarebbe un’offa gettata in quelle fauci. C’è anche chi dice che Mūller non si rassegni a non avere più un ruolo, e ad essere a poco a poco archiviato. E poi c’è anche chi guarda più lontano, e vede l’uscita come un episodio della corsa verso il centro che alcuni (il Segretario di Stato Parolin, per esempio) stanno compiendo in vista di un futuro conclave.

Lo strano caso del Sismografo e del Superpope

Il 24 ottobre scorso il Sismografo, un sito paravaticano guidato da Luis Badilla, a cui facciamo molti auguri di pronta guarigione, (il sito è attualmente sospeso) pubblicava un singolare servizio dal titolo: “Papa Francesco “superman” in vendita (per opera di carità). Qualcosa di molto importante non quadra in quest’operazione”. L’operazione è la vendita di magliette con raffigurata l’immagine creata da un artista di strada e di murales.

Il servizio comincia così: “In pratica non c’è giorno in cui Papa Francesco non ricordi ai cristiani, al santo Popolo di Dio, le insidie del “dio denaro”, i suoi tranelli, e le sue conseguenze. Più di una volta ha fatto riferimento all’ipocrisia del voler accumulare denaro usando come pretesto le “opere di bene”. Ma, in questi giorni si è molto parlato, con prese di posizione autorevoli, di una maglietta con la figura di Francesco ritratto come ‘papa superman’ da vendere per ricavare, in parte, denaro per finanziare opere di carità. A lungo abbiamo atteso una smentita o precisazione ma non è arrivata. Sono anzi cresciute le voci per confermare, appoggiare e giustificare l’operazione anche se lo stesso Papa, tempo fa, criticò duramente questa ‘mitologia’ del superman. Va ricordato che oltre alla maglietta in queste settimane si è avuto notizia, anch’essa corroborata dall’alto, di altre operazioni artistico-culturali con lo stesso discutibile scopo”.

Ora, dal momento che certamente in questa operazione è impegnata anche la Segreteria per la Comunicazione, con il suo Prefetto, Dario Edoardo Viganò, c’è da chiedersi se questo articolo non riveli una qualche forma di protesta nei confronti della gestione dei servizi di comunicazione nella Santa Sede.

Vescovi Europei, Migranti, Ius Soli….

“Di fronte alle grandi sfide dei cambiamenti climatici, dei problemi sul lavoro e dei flussi migratori la prospettiva della Chiesa non sono ‘le correnti populiste e rivolte all’indietro’”: lo ha detto il cardinale Reinhard Marx, presentando insieme al monsignore ‘ministro degli Esteri’ vaticano Paul Richard Gallagher il programma di ‘(Re)Thinking Europe’, una due-giorni in Vaticano di incontri tra politici e vescovi di tutta l’Ue per ripensare l’Europa in un momento di crisi. Cambiamenti climatici, problemi sul lavoro e flussi migratori…agenda assolutamente spirituale per gli apostoli. C’è chi potrebbe dire – e lo dice – che forse il problema dell’Europa è che sta allegramente tornando pagana, o diventando altre cose….ma ai vescovi importa? Vediamo che il segretario dell’Uffici Affari Religiosi del PD (leggi CEI), monsignor Galantino in un’altra intervista spezza un’ulteriore lancia per lo Ius Soli, e che il Pontefice (ma non era contro le pastorali “ossessive”?) torna a parlare di migranti. Ma a queste persone, dell’Italia e dell’Europa e dei fedeli – sempre meno – che hanno lì dentro importa qualcosa?

Nichols, e il papa che abbraccia

Il cardinale Vincent Nichols, intervistato dalla BBC: “Non c’è dubbio che ci sono tensioni nella Chiesa cattolica, ma una delle sue grandi forze è che abbiamo un papa, un papa che può dire sì o no e poi abbracciarti…”. Abbracciarti? Insomma, forse pensava all’abbraccio dell’orso…

   

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