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Fonte chiesaepostconcilio.blogspot.it 25/11/2017

Autore Maria Guarini

 Potete leggere nella locandina (immagine a lato), consultabile qui per intero in formato pdf,  il seguente slogan, perché altro non è che uno slogan, che apre il programma della celebrazione dei 500 anni della Riforma nella diocesi di Bologna.

Diversità dono di Dio, unità compito comune

Il testo che segue introduce il programma:
 
In occasione della memoria dei 500 anni della Riforma protestante, la Chiesa cattolica di Bologna, la Chiesa cristiana avventista del 7° giorno, la Chiesa evangelica della Riconciliazione e le Chiese metodiste e valdesi di Emilia-Romagna e Bassa Padana invitano a una giornata di ascolto comune della Parola, di riconciliazione e di celebrazione dell’ unità nella diversità.
Ѐ uno slogan ingannatore, come la maggior parte dei proclami, degli annunci, delle affermazioni nonché degli argomenti formativi diffusi ormai capillarmente nelle parrocchie e nei centri di formazione di ogni diocesi dell'orbe una volta cattolico. Dove cattolico - termine che rischia di essere svuotato del suo vero significato1 come molti altri in questo tempo della chiesa ribaltata - sta per universale ed è proprio unicamente della Chiesa Una Santa Cattolica Apostolica nonché Romana. Ѐ un discorso che ho già sviluppato; ma anziché rimandarvi al link ve lo condenso di seguito nei termini essenziali.
 
Ecco il perché si tratta di un inganno
 
Se è vero (l'inganno si serve proprio delle verità monche e dimezzate) che la diversità è dono di Dio, essa si manifesta come dono solo in quanto orientata alla Verità e non al suo ribaltamento. Un ribaltamento di fatto realizzato dal falso ecumenismo introdotto e perseguito dal Vaticano II. Se è vero anche che la diversità è data sia dalla varietà dei doni di Dio sia dalla molteplicità delle persone che li ricevono, non si può ignorare che l'unità si realizza nella carità, che « si compiace della verità » (1 Cor 13,6).

Il falso ecumenismo afferma, e conseguentemente realizza, che « Le confessioni cristiane, compresa la cattolica, non devono volgersi l’una all’altra, ma tutte insieme gravitare verso il Cristo totale che trovasi fuori di esse (non più nella Chiesa cattolica, quindi) e in cui esse devono convergere »  (Romano Amerio, Iota unum, Lindau 2009, pag. 492). 
Mentre l’unica vera unione delle Chiese (o meglio delle varie Confessioni cristiane perché la vera Chiesa è una e unica) può farsi soltanto con il ritorno (per reditum) dei fratelli separati alla vera Chiesa di Dio, stando all'ultimo documento preconciliare sul tema: l'Instructio de motione oecumenica, 20 dicembre 1949, che sancisce la dottrina tradizionale sull’ecumenismo riprendendo l’insegnamento di Pio XI nell’enciclica Mortalium animos [qui].
 
Nel  Decreto conciliare Unitatis Redintegratio la dottrina precedente non è mai citata e neppure il termine ritorno (reditus) e quanto ne consegue. Dunque alla reversione è subentrata la conversione. Di seguito vediamo che genere di conversione e in che senso. 
 
In sostanza si è introdotto un cambiamento dottrinale oggi arrivato alle sue estreme conseguenze. E cioè: la Chiesa di Roma non è più il fondamento e il centro dell’unità cristiana e la vita storica della Chiesa, che è la persona collettiva di Cristo, viene fatta convergere intorno a più centri (le varie confessioni cristiane) il cui centro più profondo sussiste al fuori di ciascuna di esse; il cambiamento implica che i separati non devono muovere verso il centro immobile e perennemente stabile che è la Chiesa guidata da Pietro. L'unità quindi non è più considerata già nella storia e cade la necessità di rifarsi ad essa escludendo a priori qualunque pluralismo paritario.
Viene meno quindi la « riaffermazione della trascendenza del Cristianesimo il cui principio, che è Cristo, è un principio teandrico vicariato storicamente dal ministero di Pietro » (Ibid, pag 491).
 
La variazione nella dottrina consiste dunque nel fatto che l’unione di tutte le Chiese si faccia anziché nella Chiesa cattolica, nella cosiddetta Chiesa di Cristo e per un moto di convergenza di tutte le confessioni verso un centro che è fuori di ciascuna. Ecco perché Lutero non è più l'eresiarca separatore che ha provocato la più grave crisi dell'Occidente e viene fatto passare per un compagno di viaggio - neppure alla pari, che già sarebbe un obbrobrio, ma persino in sostituzione -  delle guide spirituali che costituiscono i nostri riferimenti più saldi e inequivocabili.
 
Ѐ già a partire dai discorsi e documenti di Giovanni Paolo II e soprattutto dalla sua Enciclica Ut unum sint, che l’impegno ecumenico è disegnato come una strategia del dialogo, piuttosto che come espressione di una profonda e inalienabile esigenza dell’unità e unicità della Chiesa.
E pure Benedetto XVI ha più volte ribadito: “L’impegno ecumenico della Chiesa cattolica nella ricerca dell’unità cristiana è irreversibile”.

Ora, un conto è riconoscere e affermare l’ecumenicità della Chiesa nel senso della sua costitutiva proprietà insita nella cattolicità proiettata su tutta la terra e su tutta l’umana famiglia (Καθ’όλον), un conto è fondare l’impegno ecumenico sulle strategie umane, senza più avere come punto di partenza l’ontologia della Chiesa e la sua implicita tensione all’unità, che non può discendere da comportamenti contingenti, ma nella fedeltà al Signore che si esprime nella sua missione universalistica.
 
L’ecumenismo non è una scoperta del Concilio, ma esso è da sempre nell’autocoscienza ecclesiale. « Vi è, tuttavia, con una sua configurazione, diametralmente opposta a quella attuale. Mentre questa si distacca dalla “politica del ritorno” e talvolta irride ad essa, talaltra la demonizza. L’ecumenismo che accompagna l’incedere spazio-temporale della Chiesa è al servizio della sua unità/unicità, alla quale sollecita il ritorno dei lontani e dei separati » (Brunero Gherardini, L’ecumene tradita, Fede e Cultura 2009, pag. 24).


Non a caso, nella Mortalium animos Pio XI insegna che la tendenza pancristiana al falso ecumenismo sfocia in una « falsa religione cristiana, assai diversa dall’unica Chiesa di Cristo ». La Tradizione ci consegna il dato che alla Rivelazione Apostolica corrisponde la Chiesa una unica ed immutabile. Chi e da qualunque pulpito la rende diversa nella Dottrina, si autoesclude dall’unica vera Chiesa. 
 
In tutte le discussioni, l'articolato dialogo e gli sviluppi pastorali che se ne traggono, l'unico dato che dovrebbe essere essenziale, ma non emerge, è che per un ecumenismo autentico non valgono tanto le commissioni, gli incontri i proclami e le dichiarazioni congiunte, quanto la preghiera la penitenza, l'impegno nel rinnovamento nella piena fedeltà alla Tradizione e alla Parola; il che significa fedeltà al Signore.
 
Infatti l'“Ut unum sint” per il quale il Signore ha pregato ed ha donato se stesso, la vera unità - che non è né pragmatica né organizzativa né di assenso della ragione, ma comunione in Cristo nella Sua Chiesa - non sono le cosiddette buone volontà umane a realizzarla, ma essa stessa si realizza come dono Soprannaturale che si invera in chi “rimane” e in chi “ritorna” nella Chiesa così come il Signore l'ha voluta e istituita: l'Una, Santa, Cattolica, Apostolica e anche Romana.
Maria Guarini
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1. Significato che noi cerchiamo di riaffermare, così come facciamo per ogni altro termine e concetto deformati, o obliterati, insieme alla corrispondente realtà, dalla neo-lingua orwelliana sempre più diffusa e seminante la confusione più totale.
   

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