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Fonte opportuneimportune.blogspot.it 26/11/2017

Autore Cesare Baronio

 
 
 
Lo Spirito dichiara apertamente
che negli ultimi tempi alcuni si allontaneranno dalla fede,
dando retta a spiriti menzogneri e a dottrine diaboliche,
sedotti dall'ipocrisia di impostori,
turpemente macchiati nella coscienza.
 
I Tim 4, 1-2
 
Leggo con raccapriccio l’articolo apparso oggi su La Stampa, dal titolo: Violenza sulle donne, Ravasi: “La Chiesa faccia un esame di coscienza sul tema” (qui). 
 
Il Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, Card. Gianfranco Ravasi, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne organizzata dal Ministero dell’Istruzione e dal Cortile dei Gentili, dopo aver detto che la violenza contro le donne «è uno dei temi più angoscianti nei cui confronti l’educazione ma anche la Chiesa stessa devono fare un esame di coscienza», ha osato affermare:
 
«Questo è l’aspetto più drammatico, non è un elemento accidentale. Se noi guardiamo i libri di storia, le pagine sono striate di sangue femminile, a cominciare dalla Bibbia. Provate a leggere il capitolo 34 della Genesi, lì si parla di uno stupro veramente impressionante, commesso da un principe che si ritiene legittimato a compiere questo atto su una straniera».
 
Il capitolo 34 della Genesi parla del ratto di Dina, figlia di Lia e Giacobbe, ad opera di Sichem, figlio di Camor, un Eveo. La violenza perpetrata ai danni della ragazza israelita da parte di un gentile - uno di quelli, per intenderci, cui è dedicato il Cortile di Ravasi - viene vendicato dai fratelli di Dina con la morte del responsabile, di suo padre e di tutti i maschi di quel popolo idolatra. E quando Giacobbe si lamenta con i suoi figli Simeone e Levi per averlo messo in difficoltà con i pagani, essi gli rispondono: «Si tratta forse la nostra sorella come una prostituta?» (Gen. XXXIV, 31).
 
Ma dalle parole di Ravasi, virgolettate nell’articolo di Vatican Insider News, si insinua che lo stupro ad opera di «un principe che si ritiene legittimato a compiere questo atto su una straniera» sia approvato dalla Bibbia, mentre questo contraddice  palesemente il testo della Genesi.
 
Non solo: la frase «Se noi guardiamo i libri di storia, le pagine sono striate di sangue femminile, a cominciare dalla Bibbia» - posta come premessa a questa affermazione falsa ed assolutamente infondata - lascia intendere che la Chiesa si sia addirittura resa responsabile di una qualche forma di legittimazione della violenza sulle donne.
 
Le parole del porporato, la cui prosopopea è pari solo all’orgoglio, non paiono frutto di un'umile lettura dei Testi Sacri, illuminata dai commenti dei Padri e dei Dottori della Chiesa. Esse riecheggiano piuttosto il contenuto di un indecoroso pamphlet dato alle stampe - guarda caso - proprio lo scorso 21 Ottobre di quest’anno da tale Alberto Vacca, dal titolo Il Signore degli eserciti e la spudorata sgualdrina: Violenza e sesso nella BibbiaBasterebbe il titolo per metterlo all’Indice, se quest’ultimo non fosse stato abolito da Paolo VI. E a compulsare l’orrido libello si rimane inorriditi dalla congerie di infamie degne del peggior razionalismo ateo. La presentazione del ripugnante libercolo parla da sé:
 
«La Bibbia è un’opera che viene ritenuta «ispirata da Dio» dagli Ebrei e dai Cristiani, che la utilizzano sia nelle loro cerimonie liturgiche sia nell’insegnamento delle loro rispettive dottrine. Si sarebbe, pertanto, indotti a pensare che sia un libro ispirato al pacifismo e alla moralità. Se lo si legge per intero, però, si scopre che contiene una serie di scene di inaudita violenza e di crudo erotismo. La Bibbia descrive violenze di ogni tipo: genocidi, omicidi, impiccagioni, lapidazioni, crocifissioni, decapitazioni, annegamenti, roghi, sequestri di persona, stupri, furti. Tratta, inoltre, tutti gli aspetti della sessualità umana: poligamia, matrimoni tra consanguinei, incesti, adultèri, prostituzione, bestialità, mestruazioni, malattie veneree. Il libro esamina criticamente queste scene di  violenza e sesso, di cui sono protagonisti «il Signore degli eserciti» e «la spudorata sgualdrina», riportandone un vasto campionario».
 
Lascia peraltro stupiti che Ravasi faccia proprio quest’odio teologico di Vacca non solo contro il Cristianesimo, ma anche contro l’Ebraismo, che pure figura tra le ipocrite sollecitudini ecumeniche della neochiesa.
 
Ma leggiamo le parole che Vacca riserva a Nostro Signore:
 
«Dalla violenza, però, non è immune neppure Gesù, sebbene il suo messaggio sia incentrato sull’amore del prossimo e dei nemici. Nel Nuovo Testamento, Gesù è autore di atti violenti sia come uomo sia come Dio. Nei Vangeli, la violenza di Gesù è attestata, in modo particolare, dall’episodio della cacciata dal tempio […]. Più che alla violenza fisica, però, Gesù ricorre a quella verbale, che esprime con minacce e maledizioni contro i propri nemici. Gesù manifesta il massimo della violenza quando agisce come Dio e, in particolare, come giudice dell’umanità alla fine dei tempi».
 
Questi sono i testi a cui si abbevera il Principe della Chiesa Ravasi per indottrinare le folle, con una cortigianeria che rivela l’impostura e la mala fede della setta modernista, sotto il pretesto di deplorare la violenza sulla donna.

Se c'è chi deve fare un «esame di coscienza», ammesso che gliene sia rimasto ancora un barlume, questi è Ravasi, che proprio pochi giorni or sono su il Sole 24 Ore ha osato chiamare «santa moglie di Lutero» la monaca rinnegata Katharina von Bora, concubinaria dell'eresiarca di cui la neochiesa di Bergoglio celebra il quinto centenario. E con lui, dovrebbero fare un «esame di coscienza» quanti han ridotto la Pontificia Accademia per la Vita ad un'istituzione al servizio dell'Anticristo, accogliendovi i difensori dell'aborto, della contraccezione e dell'eutanasia. Quanti usano i sofismi diabolici del «discernimento» di Amoris Laetitia per legittimare il concubinato, la sodomia e il gender,  ammettendo ai Sacramenti gl'indegni del Corpo del Signore. Quanti prendono ad esempio e ricevono a Santa Marta quell'Emma Bonino che si vanta di aver causato la morte di migliaia di innocenti praticando l'aborto con la pompa di una bicicletta, in nome di una «dignità della donna» che proprio in questi giorni, con una frase blasfema, si vuole «mai più santa», e che le nega il ruolo sacro di sposa e di madre. Usi a puttaneggiar coi regi (Inf., XIX) da ormai cinquant'anni, costoro rivelano l'inimicizia verso la Donna e la sua stirpe (Gen. III, 15), alla Quale i Cattolici guardano come paradigma di santità e purezza. 
 
É vergognoso, inaudito e scandaloso udire una tale falsificazione delle Sacre Scritture ad opera di un Cardinale, il cui ruolo quale Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura dovrebbe esser quello di difendere la Chiesa, e non di seminare accuse infondate e calunniose, che oltraggiano la pietà dei semplici e seminano scandalo nelle anime.
 

Ed è ancor più inaudito che tale rivoltante compiacimento nel distorcere la Verità rivelata si perpetri con un vero e proprio stupro, ancorché morale e non materiale, nei confronti di colei che i fedeli considerano loro Madre e Sposa dell'Agnello Immacolato.
   

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