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fonte anonimidellacroceblog.wordpress.com 21/12/2017

Autore Fra Cristoforo

Su twitter Padre Antonio Spadaro ha “sparato” quanto segue: “Alla persona malata spetta la parola decisiva sulla propria salute e gli interventi medici sul proprio corpo. Altrimenti non è più riconosciuta come soggetto delle cure, ma ridotta a oggetto” (https://twitter.com/antoniospadaro/status/942688424515002368). A rinforzo di questa ennesima eresia ha citato l’articolo di un’altro gesuita comparso sulla Civiltà Cattolica, certo Padre Carlo Casalone, che trovate qui (http://www.laciviltacattolica.it/articolo/vivere-il-morire-con-umanita-e-solidarieta/). Il Padre Casalone ad un certo punto scrive: “Il Pontefice ha confermato il no all’eutanasia e all’«accanimento terapeutico». Ha però presentato con nuovi accenti la sospensione «doverosa» delle cure sproporzionate e la centralità del giudizio della persona malata. Per giudicare sulla proporzionalità delle cure occorre integrare due ordini di fattori. Sul primo hanno competenza i medici, e riguarda l’accertamento dell’appropriatezza clinica delle cure. Il secondo dipende dalla persona malata: a lei spetta la parola decisiva su ciò che concerne la propria salute e gli interventi medici sul proprio corpo. Se ciò non avviene, essa non è più riconosciuta come soggetto delle cure, ma ridotta a oggetto di cui si dispone”.

Sia Spadaro che Casalone dunque affermano che spetta al “soggetto” malato decidere di farla finita o meno. E chi siamo noi per giudicare? Siamo di fronte all’ennesima espressione della famosa “dittatura del relativismo” di cui parlò a suo tempo Benedetto XVI. Questa gente vuole inculcarci che non esiste più nessuna Verità, non esiste sacralità della vita, non esiste giudizio morale oggettivo, non esiste insegnamento del Vangelo e della Chiesa che tenga. Ma è giusto che sia il “soggetto” a decidere se stare ancora vivo o suicidarsi. La nuova Verità è la “coscienza” della persona. Ognuno faccia come gli pare! Questo è il risultato dell’insegnamento di Bergoglio all’interno di una neochiesa che si sta facendo portavoce di abominio e perversione.

Questi hanno buttato all’aria duemila anni di Insegnamento Cristiano e lo vogliono sostituire con il loro veleno. La Veritatis Spledor di Giovanni Paolo II ai nn. 55-56 parla molto chiaro in merito: “55. Volendo mettere in risalto il carattere «creativo» della coscienza, alcuni autori chiamano i suoi atti, non più con il nome di «giudizi», ma con quello di «decisioni»: solo prendendo «auto- nomamente» queste decisioni l’uomo potrebbe raggiungere la sua maturità morale. Né manca chi ritiene che questo processo di maturazione sarebbe ostacolato dalla posizione troppo categorica che, in molte questioni morali, assume il Magistero della Chiesa, i cui interventi sarebbero causa, presso i fedeli, dell’insorgere di inutili conflitti di coscienza.

56. Per giustificare simili posizioni, alcuni hanno proposto una sorta di duplice statuto della verità morale. Oltre al livello dottrinale e astratto, occorrerebbe riconoscere l’originalità di una certa considerazione esistenziale più concreta. Questa, tenendo conto delle circostanze e della situazione, potrebbe legittimamente fondare delle eccezioni alla regola generale e permettere così di compiere praticamente, con buona coscienza, ciò che è qualificato come intrinsecamente cattivo dalla legge morale. In tal modo si instaura in alcuni casi una separazione, o anche un’opposizione, tra la dottrina del precetto valido in generale e la norma della singola coscienza, che deciderebbe di fatto, in ultima istanza, del bene e del male. Su questa base si pretende di fondare la legittimità di soluzioni cosiddette «pastorali» contrarie agli insegnamenti del Magistero e di giustificare un’ermeneutica «creatrice», secondo la quale la coscienza morale non sarebbe affatto obbligata, in tutti i casi, da un precetto negativo particolare.

Non vi è chi non colga che con queste impostazioni si trova messa in questione l’identità stessa della coscienza morale di fronte alla libertà dell’uomo e alla legge di Dio. Solo la chiarificazione precedentemente fatta sul rapporto tra libertà e legge fondato sulla verità rende possibile il discernimento circa questa interpretazione «creativa» della coscienza”.

E ancora al n. 63: “ È comunque sempre dalla verità che deriva la dignità della coscienza: nel caso della coscienza retta si tratta della veritàoggettiva accolta dall’uomo; in quello della coscienza erronea si tratta di ciò che l’uomo sbagliando ritiene soggettivamente vero. Non è mai accettabile confondere un errore «soggettivo» sul bene morale con la verità «oggettiva», razionalmente proposta all’uomo in virtù del suo fine, né equiparare il valore morale dell’atto compiuto con coscienza vera e retta con quello compiuto seguendo il giudizio di una coscienza erronea.108 Il male commesso a causa di una ignoranza invincibile, o di un errore di giudizio non colpevole, può non essere imputabile alla persona che lo compie; ma anche in tal caso esso non cessa di essere un male, un disordine in relazione alla verità sul bene. Inoltre, il bene non riconosciuto non contribuisce alla crescita morale della persona che lo compie: esso non la perfeziona e non giova a disporla al bene supremo. Così, prima di sentirci facilmente giustificati in nome della nostra coscienza, dovremmo meditare sulla parola del Salmo: «Le inavvertenze chi le discerne? Assolvimi dalle colpe che non vedo» (Sal 181,13). Ci sono colpe che non riusciamo a vedere e che nondimeno rimangono colpe, perché ci siamo rifiutati di andare verso la luce (cf Gv 9,39-41).

La coscienza, come giudizio ultimo concreto, compromette la sua dignità quando è colpevolmente erronea, ossia «quando l’uomo non si cura di cercare la verità e il bene, e quando la coscienza diventa quasi cieca in seguito all’abitudine al peccato». Ai pericoli della deformazione della coscienza allude Gesù, quando ammonisce: «La lucerna del corpo è l’occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce; ma se il tuo occhio è malato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tua tenebra!» (Mt 6,22-23).

Le affermazioni di Sapadaro e Casalone sono la negazione totale della Verità di Cristo. La negazione completa dell’Unica Verità che salva, lasciando il posto alla coscienza del singolo. E’ questo l’insegnamento della neochiesa: che non esiste più nessuna Verità. Ma sta all’uomo decidere cos’è buono per lui.

Sapete perché credo che siamo davanti all’apostasia di cui ha parlato Gesù nel Vangelo e agli ultimi tempi? Per un motivo soltanto. Perchè QUI SI STA RIPETENDO DI NUOVO IL PECCATO ORIGINALE! Cosa hanno fatto Adamo ed Eva? Hanno mangiato il frutto, dietro le lusinghe di satana, perché volevano “diventare come Dio”! Cosa ha detto loro il demonio? “Dio non vuole che mangiate di questo frutto perché sa che diventerete come lui”. Li ha ingannati! Loro hanno mangiato il frutto perché si erano illusi di prendere il posto di Dio. E poi è successa la tragedia.

Ora questi vari Bergoglio, Spadaro, Casalone, Sosa, ecc… sono come il serpente sull’albero. Stanno ingannando i fedeli dicendo loro che “possono diventare come Dio”. L’uomo deve scegliere da solo se vivere o morire, e nessuno ha più il diritto di dire niente di fronte a tale “coscienza”. E’ il frutto velenoso, del cercare di prendere il posto di Dio. Questa è la vera apostasia. Ed è da questa mentalità che nascono tutte le altre “eresie” della neochiesa.

Del resto l’Amoris Laetitia cosa insegna? Nella coscienza ognuno faccia come gli pare.

Questo è il disegno di una chiesa arcobaleno completamente allineata all’azione del tentatore. Predicatori di morte. Mercenari.

Ma “le porte degli inferi non prevarranno”. Gesù lo ha promesso.

 

Fra Cristoforo

   

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