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Fonte riscossacristiana.it 18/08/2018

Autore Paolo Gulisano

E così, anche quest’anno, domenica 19 agosto, parte quella che per anni è stata definita la grande kermesse estiva di Comunione Liberazione. Una settimana di incontri, dibattiti e mostre nella calura di Rimini. La stampa notava immancabilmente che tante migliaia di persone disertavano le affollate spiagge di giorno e le discoteche di sera per seguire impegnative conferenze e spettacoli teatrali. In realtà per quello che era chiamato “il popolo del Meeting” questa scelta non ha mai rappresentato una gravosa rinuncia: girare per i padiglioni voleva dire stare con gli amici, mangiare, divertirsi, ritrovarsi. Un vero piacere, anche per i celebratissimi volontari i cui numeri impressionanti sono stati sempre sciorinati con orgoglio dagli organizzatori.

Ma il Meeting non è mai stato solo questo. Il Meeting – checché ne dicano i dirigenti di CL – è sempre stato un fondamentale momento politico. Se così non fosse stato, non ci sarebbe stato l’interesse dei media (e degli sponsor) e la settimana riminese non sarebbe stata molto diversa dagli incontri dei movimenti ecclesiali, come i Focolarini e Rinnovamento nello Spirito. Ma nel momento in cui intervenivano Andreotti, Berlusconi, Napolitano, Renzi, evidentemente il tasso di interesse saliva alle stelle. Qualche anno fa venne chiamato anche Bersani, che dovette cimentarsi nell’esegesi di un libro di don Giussani. Uno dei momenti più grotteschi della storia del Meeting.

Questi eventi si caratterizzano anche per i titoli immaginifici. Quelli di alcune edizioni sembravano presi dai film di Lina Wertmuller. Solitamente il titolo è volutamente criptico, e ciò serve anche per inserire nel grande contenitore del programma tutto e il contrario di tutto. Quello di quest’anno però – e Riscossa Cristiana lo ha già evidenziato – suona un po’ inquietante. Da dove salta fuori?

Abbiamo fatto una attenta ricerca, forti anche delle nostre letture. La frase è una sorta di adattamento di un’espressione di don Luigi Giussani, il fondatore di Comunione e Liberazione. La si trova nella biografia curata da Alberto Savorana, uno dei dirigenti internazionali del Movimento intitolata Vita di don Giussani. A pagina 412 si racconta un aneddoto in cui “il Gius” ha una discussione con un ragazzo di Varese, tale Fagioli, che si stava allontanando dalla fede cristiana per abbracciare idee rivoluzionarie. “Se non troviamo le forze che fanno la storia noi siamo perduti” disse il ragazzo. Savorana riporta il commento di Giussani: “non voglio addentrarmi nella descrizione della ingenuità ultima – come è di ogni ideologia che pretenda l’universalità – di questa frase, io voglio semplicemente dire quello che mi è venuto come contraccolpo dentro il cuore nel sentire quanto quello affermava: che le forze che muovono la storia sono le stesse che rendono l’uomo felice. Infatti, la forza che fa la storia è un uomo che ha posto la sua dimora tra di noi. Cristo”.

Interpretare il pensiero di don Giussani è sempre una piacevole anche se ardua sfida perché è come leggere un romanzo giallo cercando – tra i diversi indizi disseminati nella trama – di capirci qualcosa.

Da una serie di premesse che Giussani stesso giudica parziali e magari anche inficiate da valutazioni ideologiche, arriva in conclusione a dire che la forza che fa la storia è Cristo. Certamente nessuno può negare che don Giussani fosse un uomo autenticamente innamorato di Cristo, ma qui – forse per cercare di non perdere un ragazzo che stava abbandonando Cristo a vantaggio di una ideologia – finisce per dargli ragione. Le forze che fanno la storia, infatti, da duemila anni si oppongono a Cristo, alla sua presenza nella storia che permane attraverso la Chiesa. Solo Cristo può rendere felice l’uomo, e non le sedicenti “forze che muovono il mondo”.

Sarà bene che questo concetto venga reso ben chiaro a tutto il popolo del Meeting. Ma sarà così? Purtroppo ci sono segnali che vanno in una direzione esattamente opposta. Uno di questi è l’intervista rilasciata dal professor Giorgio Vittadini al “Corriere della Sera” del 17 agosto. Vittadini, già fondatore e presidente della Compagnia delle Opere, è oggi il principale leader di CL. Già ai tempi di don Giussani esisteva una figura laica di vertice, che era Giancarlo Cesana. Oggi tale ruolo spetta al docente milanese di Statistica che, oltre a don Giussani, ha come punto di riferimento il cantautore Enzo Jannacci, da lui costantemente citato.

Nell’intervista rilasciata al “Corriere”, ciò che principalmente salta agli occhi è l’assenza delle parole Cristo, cristianesimo, Chiesa. Evidentemente non sono prioritarie. Vittadini poi fornisce la sua interpretazione – evidentemente investita della sua autorità – del titolo del Meeting e della frase di Giussani, che è questa: “è una frase che parla della storia dell’uomo e del suo impegno per trasformare la realtà, impegno che gli esseri umani non hanno mai smesso di esprimere attraverso l’intelligenza e il sacrificio. Gli uomini hanno dentro un desiderio indomabile di rendere migliore la propria posizione. Senza questo desiderio l’uomo si fermerebbe”.

Si potrebbe dunque dire che Vittadini dia ragione al ragazzo che discuteva con don Giussani. Anzi: si potrebbe proclamare la vittoria postuma di Fagioli.  Ma Fagioli, forse, era un ingenuo che credeva nelle magnifiche sorti e progressive. Il pragmatismo di cui invece Vittadini si fa cantore, che potrebbe essere sottoscritto sia da un marxista quanto da un turbo-capitalista, questo “desiderio indomabile di rendere migliore la propria posizione”, può portare a esiti che forse non sono esattamente la felicità di cui parlava don Giussani e che pensiamo che il sacerdote brianzolo volesse intendere essere Cristo.

Il pragmatismo descritto da Vittadini è quello che CL ha già messo in pratica da molti anni, con risultati non proprio edificanti. Lo stesso don Carron si è pubblicamente scusato per l’occupazione del potere messa in atto da persone del Movimento nel corso degli anni. Quell’agire come Lobby che fu denunciata apertis verbis da un esponente del Movimento 5 Stelle, Marco Fantinati, e che è costata l’esclusione di tutti i penta stellati dal Meeting. Un provvedimento privo di misericordia – che pure dovrebbe essere una caratteristica di un movimento come CL perfettamente allineato con le parole d’ordine del nuovo corso ecclesiale – ma anche di coerenza. Vittadini infatti afferma che è “l’apertura agli altri che deve vincere”, decantando i suoi ottimi rapporti con l’Imam responsabile del centro islamico di Viale Padova a Milano, ma allo stesso tempo chiude la porta in faccia a Di Maio e Salvini. E se da una parte c’è un apprezzamento ad un esponente del governo, il Ministro degli Esteri Moavero, nessun invito è stato rivolto al responsabile del dicastero della Famiglia e della Disabilità, il cattolico leghista Fontana.

D’altra parte, anche qui il nuovo corso ciellino ha visto non solo un disimpegno nei confronti dei Family Day e una assenza nel dibattito sulle questioni eticamente sensibili, ma addirittura Vittadini nell’intervista al “Corriere” fa delle inusitate aperture. A una domanda relativa alle famiglie gay, il “Vitta” risponde lapidario: “Diciamo che le unioni civili sono un compromesso accettabile per chi desideri un altro tipo di famiglia”.

Che ci volete fare? È la ricerca della felicità, baby, e se le forze che muovono la storia spingono in questa direzione, perché opporsi? Non vorrete mica rinunciare a una “migliore posizione”? Ecco allora il Meeting che ci aspetta: incontri sì, ma ben selezionati, con i referenti di CL nel mondo della politica, dell’impresa, dell’economia e della Chiesa.

Si può essere certi che a Rimini non mancheranno certo belle testimonianze belle, mostre interessanti, un’umanità semplice e pulita, che ancora ricorda i Meeting e la CL di una volta, quella che si batteva per rendere presente Cristo in ogni ambito della vita, sfidando il mondo in nome del “potere dei senza potere”, ma purtroppo le linee guida calate dall’alto – come lo sono in una istituzione fortissimamente gerarchica come CL – saranno quelle di un pragmatismo disinvolto, che viene immancabilmente spacciato per “realismo”, che preferisce Violante a Salvini, che dimentica colpevolmente i buoni maestri. Contenti voi…

   

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