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Fonte lanuovabq.it  28/11/2014


Autori Padre Fidenzio Volpi e Riccardo Cascioli


Egregio Direttore, 

Faccio seguito all'articolo riferito alla mia persona e intitolato "Il caso Forte, le tariffe e… Quanti mugugni tra i vescovi", pubblicato a firma di Matteo Matzuzzi il 25 novembre 2014 sul sito da Lei diretto per esercitare al riguardo il mio diritto di rettifica a norma delle vigenti Leggi sulla Stampa.

 

Al riguardo chiarisco quanto segue:

I) La mia presenza all’Assemblea autunnale della Conferenza Episcopale Italiana, come a tutte le altre Assemblee, è dovuta al fatto che vengo convocato in ciascuna di tali circostanze nella mia qualità di Segretario Generale della Conferenza Italiana dei Superiori Maggiori, a prescindere da chi mi indirizzi la relativa convocazione; 

II) In tale circostanza, alcuni Ordinari mi hanno avvicinato per consultarmi in merito alla vicenda dell’Istituto dei Frati Francescani dell’Immacolata, di cui sono Commissario Apostolico; 

III) E’ opportuno, e rientra nella prassi prudenziale della Chiesa, che ciascun Moderatore Supremo di un Istituto di Vita Consacrata venga consultato dall’Ordinario prima che questi decida in merito all’accoglienza da accordare ad un Religioso suo suddito, specie se Sacerdote.

IV) Qualora Monsignor Galantino abbia raccomandato ai Vescovi di conformarsi con tale prassi, ciò rientra nelle sue competenze di Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana. 

Con ossequio.

                                       Padre Fidenzio Volpi OFMCapp.

                                       Commissario Apostolico

 

Egregio padre Volpi,

la ringrazio anzitutto per l’attenzione che ha per il nostro quotidiano.
Quanto ai suoi chiarimenti riguardo all’articolo citato che – fra le altre cose – faceva riferimento alla sua presenza all’ultima Assemblea generale della CEI svoltasi ad Assisi, mi permetta di precisare alcune cose.

Che lei sia stato invitato nessuno l’ha messo in dubbio, è sui motivi dell’invito che nascono delle domande, soprattutto in relazione al suo atteggiamento verso alcuni vescovi.

Mi spiego: dalle sue parole si potrebbe ritenere che come Segretario Generale della Conferenza Italiana dei Superiori Maggiori (CISM), lei abbia il diritto di partecipare alle assemblee della CEI o, quantomeno, che questa sia la prassi. Ma questo non consta leggendo statuto e regolamento della CEI, dove mai si cita una eventuale partecipazione del segretario CISM. Invece lo Statuto afferma che «A giudizio del Consiglio Episcopale Permanente, possono essere invitati a intervenire alle stesse sessioni, per la trattazione di questioni determinate e con voto consultivo, presbiteri, diaconi, membri di istituti di vita consacrata o di società di vita apostolica, laici» (art.14 §2). E l’art. 10 del Regolamento dice che lo stesso Consiglio permanente «ne stabilisce le modalità di partecipazione». Quindi la sua eventuale partecipazione dovrebbe essere decisa di volta in volta e circoscritta ad alcuni argomenti particolari che la coinvolgono. 

Da qui si può comprendere lo stupore di molti vescovi che invece l’hanno vista partecipare ai lavori, senza che peraltro sia stato spiegato il motivo. Inoltre, diverse fonti sono concordi nel sostenere che la sua presenza ai lavori dell’assemblea CEI sia piuttosto recente. Sono certo che ci sia un motivo ragionevolissimo alla sua presenza, ma la sua lettera purtroppo non lo chiarisce.

Quanto poi ai suoi contatti con singoli vescovi, può darsi che qualcuno sia venuto da lei a informarsi (non ho motivo di dubitarne e comunque è cosa di cui non abbiamo parlato), ma ciò che abbiamo stigmatizzato nell’articolo è il fatto che lei abbia affrontato alcuni vescovi con fare e dire intimidatorio, per indurli a non accettare le richieste di incardinazione in diocesi di ex frati Francescani dell’Immacolata. Nella sua lettera lei non smentisce questa affermazione, e del resto le testimonianze che abbiamo in proposito sono varie. Al che ci si chiede fin dove si estendano i poteri del Commissario di un ordine religioso. Non consta di aver mai assistito a qualcosa di simile prima di ora.

Lei afferma che è prassi prudenziale che un vescovo consulti il superiore dell’ordine religioso da cui proviene un sacerdote che voglia essere incardinato in diocesi. Il che è puro buon senso, ma è appunto una consultazione. Ciò che sta avvenendo invece è una forte pressione - che arriva alle minacce – nei confronti dei vescovi per impedire che alcuni frati possano trovare “rifugio” in qualche diocesi o altro ordine religioso. O Francescani dell’Immacolata secondo la “regola” di padre Volpi, o nulla. Anche qui mi pare sia un fatto senza precedenti che mi sembra contrastare con il più elementare diritto alla libertà di coscienza, prima ancora che con il Codice di Diritto Canonico.

Nasce spontanea la domanda sul motivo di tanto accanimento, visto che tuttora i motivi del commissariamento dei Francescani dell’Immacolata - e le sue modalità e limiti temporali – non sono affatto chiari. Né grande aiuto viene dal sito ufficiale.

Qualcosa in più si capisce invece da un blog che si presenta come prossimo a lei, tanto che si chiama “In comunione con il commissariamento dei Frati Francescani dell’Immacolata” e che, peraltro, all’articolo di Matzuzzi succitato dedica un post semplicemente delirante. Ma in un altro post del 17 novembre, l’anonimo autore  spiega il perché lei sia tanto preoccupato di evitare l’incardinazione di ex frati in diocesi: «Lo scopo finale delle richieste d’incardinazione in Diocesi appare chiaro: è la costituzione di una piattaforma di lancio, magari off shore come quella dell’Arcidiocesi di Lipa nelle Filippine o in diocesi di minoranza cattolica come in Inghilterra,  per raggruppare chierici ordinati in sacris ed ex seminaristi FFI nella speranza di un ribaltone nell’attuale governo della Chiesa universale».

Insomma, dice il blog, lei agirebbe così – di concerto con chi l’ha invitata ad Assisi - perché sarebbe in atto un complotto per rovesciare papa Francesco ad opera di chierici ed ex seminaristi Francescani dell’Immacolata in combutta con alcuni vescovi che li accolgono in diocesi. Sarebbe veramente da ridere se non fosse che si presenta come spiegazione ufficiosa della vicenda.

Spero che lei voglia chiarire anche su questa ricostruzione e sulla precisa natura del blog che parla a suo nome.

   

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