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Fonte sancarlo.org 03/09/2015

Intervento di mons. Massimo Camisasca sui trent'anni della Fraternità

Talvolta mi accade con il pensiero o con la preghiera di raggiungere le case più lontane della Fraternità san Carlo.
Penso al Cile: a Santiago e Concepción. Lì c’è il seminario e alcune case ormai suddivise in tre diocesi. È un luogo importante della vita della Fraternità, che guarda a tutta l’America Latina. L’esperienza che sta avvenendo nell’immensa parrocchia di Puente Alto è significativa per tutta la Fraternità: si può parlare anche a un popolo così immenso, come quei centomila e più abitanti a noi affidati.

 


Il Cile è il punto geograficamente più lontano della nostra missione. Ci vogliono più di tredici ore di aereo per raggiungerlo. Quello culturalmente più distante forse è Taipei, la capitale dell’isola di Taiwan, di fronte alla Cina continentale. Il livello di vita non si discosta da quello medio delle nostre città europee. Anche lì ci sono i grattacieli, le biblioteche, le case in muratura… Ma si parla una lingua difficile da imparare, impossibile da leggere per chi non l’abbia studiata per molto tempo. Soprattutto il retroterra culturale del popolo è immensamente lontano dal nostro. Non c’è stata la filosofia né di Platone né di Aristotele, non c’è stato il diritto romano. Si pensa e si guardano le cose secondo una prospettiva profondamente differente. Manca per lo più l’idea di persona, quale l’abbiamo ereditata dal cristianesimo. Occorre dunque un lungo percorso di avvicinamento, di conoscenza, di studio di quella cultura e di quella storia: un lungo innamoramento per potere restare con frutto in quella terra.


Quando sono stato per la prima volta in Siberia nel 1990 per aprire la nostra casa pensavo che quello fosse il punto più sperduto della nostra missione, e in effetti lo era. Immense distese di ghiaccio senza nessun altro colore se non il grigio o il biancastro della neve investita dall’inquinamento atmosferico. E poi il gelo, l’assenza di alimenti (era appena crollato il comunismo), l’assenza di comunicazioni… Eppure, per un altro verso, ti sentivi a casa tua. Nelle pochissime chiese rimaste, potevi vedere delle immagini familiari, sentire dei canti che ti affascinavano. Roma, così lontana geograficamente da Santiago del Cile, così estranea a Taipei, ti sembrava invece in un dialogo profondo con Novosibirsk. I “due polmoni” – orientale e occidentale, come diceva Giovanni Paolo II – parlavano tra di loro.
La parrocchia affidata alla San Carlo a Nairobi, in Kenya, è forse quella col maggior numero di opere educative e sociali sul proprio territorio. Assieme al Meeting Point per i malati di Aids e al centro d’incontro per i disabili, ci sono le scuole, dall’asilo alle superiori, create e gestite dalla parrocchia e dal movimento di Cl. Forse soltanto ad Asunción, in Paraguay, c’è intorno alla nostra parrocchia qualcosa di simile: l’immensa opera caritativa creata da padre Aldo per accogliere coloro che, raccolti dalle strade, vengono aiutati a morire bene, con grande dignità.


Quando vado col pensiero a Washington trovo quasi tutti insegnanti. La nostra casa lì è composta di sacerdoti che lavorano nelle scuole superiori o nelle università. A Boston invece, nel Massachusetts, alla nostra casa che prima era anch’essa solo di insegnanti, è stata affidata una parrocchia. Come a Denver, nel Colorado, dove è parroco l’iniziatore della nostra presenza negli Stati Uniti,
Michael Carvill. Penso poi al Messico: un immenso mondo a sé, che partecipa sia dell’America del nord che dell’America Latina. La parrocchia, arricchita ora da due nuovi giovani diaconi, è nel cuore dell’immensa Città del Messico. Rumorosa e brulicante, bisognosa anch’essa di nuove forme di evangelizzazione.


Dovrei ora parlare dell’Europa e dell’Italia. Col pensiero vado a Mosca, Budapest, Praga, Vienna, Colonia, Tilburg, Londra, Madrid, Lisbona, alle nostre numerose case italiane e mi domando: che cosa permette a persone che hanno ricevuto la stessa formazione, di parlare a uomini e donne così diversi, in latitudini così lontane? Soltanto la passione per Cristo e per gli uomini, soltanto la scoperta che Dio si è fatto uomo e ha posto la sua casa fra noi, soltanto la gioia di abitare quella casa che è la sua dimora può portare ad una immedesimazione con la vita dell’altro, così da cercare di raggiungere le domande più profonde del suo cuore, per aiutarlo a camminare verso la risposta che Dio ha preparato per lui.

   

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