Articoli più letti  

   

Cerca autori  

   

Cerca Argomenti  

   

Fonte riscossacristiana.it 18/09/2015

Autore Paolo Deotto

Don Julian Carron, presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione, è stato intervistato da Aldo Cazzullo. L’intervista è stata pubblicata sul Corriere della Sera di mercoledì 16 u.s. e ne potete trovare il testo completo anche sulla rivista ufficiale di Comunione e Liberazione, “Tracce”, cliccando qui.

Non voglio soffermarmi più di tanto sull’intervista: ognuno la legga e giudichi. C’è un solo punto su cui vorrei brevemente intrattenere il lettore. Si arriva all’inevitabile domanda sulle coppie omosessuali. Pare che non possa passar giornate senza che, in una salsa o nell’altra, si debba comunque parlare di omosessualità.

Comunque sia: l’intervistatore chiede a Don Carron: “L’Europa invita l’Italia a riconoscere le unioni omosessuali. In Spagna è già accaduto. È un fenomeno irreversibile? Oppure va combattuto?” e la risposta di Don Carron è: “La diffusione delle unioni omosessuali è un dato evidente a tutti, in una società plurale. La questione è quale tipo di riconoscimento dare, e il loro rapporto con la famiglia fondata sulla relazione uomo-donna, i figli, le adozioni. Tutti capiamo che sono temi di grande rilievo personale e sociale. Anche le coppie omosessuali non possono evitare certe domande. Una volta uno di loro mi chiese, parlando dell’adozione dei figli: che conseguenze avrà per loro la mancanza di una figura femminile? E che scenario apre per la dignità delle donne l’utero in affitto? C’è bisogno di uno spazio di libertà che permetta un dialogo che non costruisca muri, ma inizi processi, come ripete il Papa, anche a livello culturale e politico.

Molto bene. A questo punto voglio rivolgere al presidente della Fraternità di CL solo poche domande:

  • ma ci si rende conto che non si parla più di peccato, di bene e di male, di giusto e di ingiusto?
  • in quest’orgia di dialogo, non si è per caso dimenticata la terza opera di misericordia spirituale, che dice che bisogna “Ammonire i peccatori”?
  • Quando ben avremo stabilito un cordiale clima di dialogo (su cosa, poi, mi sfugge…) senza aver prima ammonito il peccatore, cosa avremo ottenuto? Secondo me, povero peccatore ma capace ancora di leggere il Catechismo, avremo ottenuto il risultato di lasciare il peccatore nel suo errore.
  • Non avremo quindi mancato a un preciso dovere di misericordia, appunto “ammonire i peccatori”, disinteressandoci della loro salvezza, che è ciò che di più dovremmo avere a cuore?

Certamente queste domande non valgono se la “misericordia” di cui parliamo è puramente umana, è un gioioso “volemose bene” e non rendiamoci antipatici a nessuno, facendo troppo i pignoli e arrivando addirittura a parlare di peccato, di Paradiso o di Inferno.

Se questa è la misericordia che si predica, chi si trova bene si accomodi. Mi resta una sola domanda finale: in tutto ciò che c’entra la Fede? Era forse nell’errore Sant’Atanasio quando diceva: “Chiunque vuol essere salvo deve anzitutto mantenersi nella Fede cattolica”? La Fede cattolica non ci insegna che l’omosessualità è un peccato che grida vendetta al cospetto di Dio?

Su questa domanda chiudo. Peraltro questa domanda richiama la domanda fatta nel titolo: dove va Comunione e Liberazione?

E per utile pro-memoria per tutti, riporto le parole del Cardinale Giacomo Biffi sulla terza opera di misericordia spirituale, “Ammonire i peccatori”

.

3) AMMONIRE I PECCATORI
Il peccato agli occhi della fede, è la peggior disgrazia che possa capitarci. Dare una mano al fratello perché se ne liberi, significa volergli bene davvero. “Chi riconduce un peccatore dalla sua via di errore – scrive l’apostolo Giacomo – salverà la sua anima dalla morte e coprirà una moltitudine di peccati” (Gc 5,20). E la Lettera ai Galati: “Quando uno venga sorpreso in qualche colpa, voi che avete lo Spirito correggetelo con dolcezza. E vigila su te stesso per non cadere anche tu in tentazione” (Gal 6,1). La correzione fraterna è però iniziativa delicata e non priva di rischi. Non bisogna mai perdere di vista la pungente parola del Signore: “Come potrai dire al tuo fratello: permetti che tolga la pagliuzza dal tuo occhio, mentre nell’occhio tuo c’è la trave?” (Mt 7,4). Così pregava a questo proposito sant’Ambrogio: “Ogni volta che si tratta del peccato di uno che è caduto, concedimi di provarne compassione e di non rimproverarlo altezzosamente, ma di gemere e piangere, così che mentre piango su un altro, io pianga su me stesso”. E sarà bene in ogni caso restar persuasi che “la miglior correzione fraterna è l’esempio di una condotta irreprensibile”. Nella valenza più universale e  più sostanziosa, questa terza proposta di bene ci insegna che appartiene alla missione propria della Chiesa adoperarsi perché non si perda nella coscienza comune il senso di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato. Secondo la suggestiva pagina che apre la sacra Scrittura, l’azione creatrice di Dio comincia con una distinzione tra la luce e le tenebre (cfr. Gen  1,4), così come l’inizio della catastrofe dell’uomo è dato dal miraggio di diventare come Dio padroni del bene e del male (cfr. Gen 3,5). Perché tutto non ricada nel caos primitivo e perché il suggerimento satanico non prosegua il suo avvelenamento dei cuori, bisogna senza scoraggiarsi chiarire agli uomini che solo la legge di Dio è la misura della moralità dei nostri atti e che distinguere il bene dal male è la premessa indispensabile per una vita che sia davvero umana. E questa è la terza misericordia della Chiesa.

(Cardinale Giacomo Biffi – Congresso Eucaristico di Siena, 3 giugno 1994) – ripreso dal sito BastaBugie

   

I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Per saperne di più sui cookie che utilizziamo e come eliminarli , guarda la nostra privacy policy.