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Fonte culturacattolica.it 01/10/2015

Autore Gabriele Mangiarotti

Diversi leader dell'Azione Cattolica degli anni Settanta hanno dato le ragioni di quella che hanno chiamato «scelta religiosa». Paragonate con quella che è stata la coscienza del movimento in quegli stessi tempi si riesce a cogliere la novità e l’urgenza a cui ci ha sempre educato don Giussani.

Questa è la testimonianza di Vittadini al Meeting fatta il 25 agosto 2007, presentando il libro Certi di alcune grandi cose: «Io mi ricordo, questo lo racconto sempre, che io arrivavo presto in Università Cattolica, sette e tre quarti, ma anche perché dopo un po’ arrivava Giussani. E Giussani, che beveva il suo Fernet al bar, la cosa che guardava era se avevamo messo fuori i cartelli. E se non avevamo messo fuori i cartelli, arrivava in aula come una furia: bisognava essere attenti. Il problema non era un gruppo politico, il problema era l’idea che una realtà che c’è, che è presenza, giudica la realtà: “non potete non guardar la realtà, dove siete oggi?”. Quindi capite, questa passione al giudizio era la stessa cosa della vita…»

E queste sono le ragioni della «scelta religiosa»:
La nostra scelta religiosa non è qui né in altri campi una forma di comodo disimpegno. Essa ci impegna, anzi, a un compito di formazione delle coscienze, di richiamo ai valori, di educazione alla responsabilità che solleciti la coscienza cristiana e proponga a ogni coscienza di uomo il diritto e dovere di sostenere, promuovere, far crescere ogni valore umano. Ma l’associazione non si sostituisce, nella scelta dei mezzi indispensabili per sostenere e promuovere quei valori, alla responsabilità personale dei suoi soci. In questo caso concreto essa impegna ciascuno a prendere coscienza della propria responsabilità, in rapporto a un punto così grave del bene comune della famiglia e della società, ma non impone a nessuno di promuovere il referendum”. (Vittorio Bachelet, intervista ad Avvenire, 16 febbraio 1971)
 
“Di fronte a questo mondo che cambia, di fronte alla crisi di valori, nel cambiamento del quadro sociale e culturale, forse con una intuizione anticipatrice, o comunque con una nuova consapevolezza l’AC si chiese su cosa puntare. Valeva la pena correre dietro a singoli problemi, importanti, ma consequenziali, o puntare invece alle radici? Nel momento in cui l’aratro della storia scavava a fondo rivoltando profondamente le zolle della realtà sociale italiana che cosa era importante? Era importante gettare seme buono, seme valido. La scelta religiosa – buona o cattiva che sia l’espressione – è questo: riscoprire la centralità dell’annuncio di Cristo, l’annuncio della fede da cui tutto il resto prende significato. Quando ho riflettuto a queste cose e ho tentato di esprimerle ho fatto riferimento a S. Benedetto che in un altro momento di trapasso culturale trovò nella centralità della liturgia, della preghiera, della cultura il seme per cambiare il mondo, o – per meglio dire – per conservare quello che c’era di valido dell’antica civiltà e innestarlo come seme di speranza nella nuova. Questa è la scelta religiosa”. (Vittorio Bachelet)

"La scelta religiosa, non fu una presunzione, né un’evasione spiritualistica. Nacque da un giudizio storico, severo e radicale. Nacque dalla convinzione che il regime di cristianità fosse avviato ad un irreversibile tramonto e che, piuttosto che tentare restaurazioni – impossibili e neppure desiderabili – convenisse piuttosto prepararsi ai tempi nuovi ripartendo dalle fondamenta, dal nucleo essenziale della fede, dalla fede nuda e pura"(Giuseppe Dossetti)
 
Per scelta religiosa dell’ACI si intende l'inizio di un nuovo modello di associazionismo ecclesiale, alla luce del Concilio al servizio della comunità ecclesiale e dei suoi Pastori, affidato con metodo democratico alla responsabilità dei laici, radicato nelle realtà locali, avente come finalità primaria la formazione di laici cristiani lungo l'arco di ogni età, che conseguono la loro azione nella Chiesa e nella società in forma aggregata. Essa intese gettare un ponte tra l'appartenenza alla città di Dio nella sua concretezza locale e la partecipazione da cristiani alla città dell'uomo, anche questa individuata nella specificità di tempo e di luogo. La scelta religiosa abbandonò negli anni ’60 il collateralismo politico con il partito della DC, pur riconoscendo in esso il riferimento ai valori umani sorretti dall’ispirazione cristiana, lo sforzo di mediazione per la laicità della politica e la presenza di donne e uomini formatisi nella stessa ACI. Contribuì a distinguere l'ambito ecclesiale da quello politico partitico, mirò a liberare la Chiesa dal coinvolgimento in politica, affermò il valore della laicità cristiana esercitata in forma individuale e collettiva. In sostanza fu la scelta associativa per un laicato conciliare e per una cittadinanza cristianamente ispirata e laicamente declinata”.
(Alberto Monticone, Scelta religiosa dell’Azione Cattolica e il cattolicesimo italiano)
 
   

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