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Fonte rossoporpora.org 22/08/2016

Autore Giuseppe Rusconi

Il Meeting di Rimini non finisce di stupire negativamente. Dopo il caso della Madonna censurata e scomparsa dallo stand della casa editrice Shalom, vietata ai dissidenti cubani la partecipazione alla tavola rotonda di giovedì 25 agosto su Cuba e la riconciliazione con gli Stati Uniti. “Né lo spirito del Meeting è sostanzialmente di dar voce a chi non può parlare”, ha scritto la presidente Emilia Guarnieri in una mail di risposta a Michele Trotta, rappresentante del Movimiento cristiano de Liberacion, fondato da Oswaldo Payá, morto in un misterioso incidente d’auto nel 2012.

 

 Questa è troppo grossa per lasciarla cadere. Perché va molto al di là della decenza civile, di ciò che – anche con immane sforzo misericordioso – può essere accettato senza una reazione. E’ accaduto, purtroppo, al Meeting di Rimini, di cui la dirigenza gattopardesca della galassia di Comunione e Liberazione insiste nel certificare con interviste varie (don Carron, Giorgio Vittadini) l’apertura al mondo: “Tu sei un bene per me”. Poi si scopre che ci sono diverse categorie di “tu”: i ‘coccolati’ e gli ‘emarginati’ (a volte – dicono non a torto i maligni – quei ‘tu’ ti potrebbero rovinare gli affari. E allora viva il business e… della dissidenza chi se ne importa?)

Riferiamo. L’ultimo giorno del Meeting è in programma tra l’altro alle 11.15 un incontro dal titolo accattivante: “La riconciliazione Stati Uniti-Cuba: rimarginare una ferita”. Tre i relatori (riproduciamo dal programma): Miguel Benito ‘Mike’ Fernandez, “Founder of MBF Healthcare Partners, Cuba” (NdR: società privata di investimento in servizi di assistenza sanitaria), Pedro Freyre, “Partner and Chair of the International Practice in the law firm of Akerman LLP, USA (NdR: la Akerman è una grande società con oltre 600 avvocati e consulenti), Rolando Guillermo Suarez Cobian, consigliere giuridico della Conferenza episcopale di Cuba (NdR: che, come è noto, seguendo le orme del cardinale Ortega y Alamino, recentemente pensionato, non è proprio in lotta con il regime),

Quando qualche giorno fa abbiamo letto il programma del Meeting, ci siamo chiesti se per parlare della riconciliazione Cuba-Stati Uniti non fosse per caso opportuno dare la parola anche a qualche rappresentante del popolo cubano: certo anche a un portavoce della dissidenza. Attendevamo il 25 quando il 19 agosto sul vivace foglio online www.riminiduepuntozero.it (fondato nel 2014 da Claudio Monti, un giornalista d’inchiesta con esperienze lavorative negli Anni Novanta tra l’altro negli uffici stampa dello stesso Meeting e della Comunità di San Patrignano), è apparso un articolo dettagliato riguardante in parte proprio tale tavola rotonda. Il titolo ironico e amaro così suonava: “Meeting semper Fidel: alla tavola rotonda su Cuba escluso il Movimiento Cristiano Liberación”. Un vero pugno nello stomaco per chi ha sempre associato CL e il Meeting alla difesa e al sostegno dei dissidenti politici in ogni parte del mondo.

Nell’articolo si riproducono i fatti così come raccontati da Michele Trotta, da molti anni rappresentante italiano del Movimiento cristiano de liberacion (MCL), fondato da Oswaldo Payá, il sindacalista morto poi in circostanze molto dubbiose (delitto di Stato?) in un incidente stradale il 22 luglio 2012. Di Payá e del suo Mcl abbiamo parlato ampiamente in questo stesso sito: vedi le interviste al fratello Carlos Payá e al portavoce Regis Iglesias dopo l’ ‘incidente’, quella alla figlia Rosa Maria Payá dopo che la famiglia era stata ricevuta da papa Francesco, quella alla vedova Ofelia Acevedo prima della visita a Cuba dello stesso papa argentino.

Abbiamo ricontattato allora Michele Trotta, che ci ha confermato quanto apparso su www.riminiduepuntozero.it . Con qualche ulteriore dettaglio. Trotta (di matrice ciellina), dopo aver scoperto la presenza di un dibattito su Cuba al Meeting, ha scritto il 4 agosto via e-mail alla presidente Emilia Guarnieri se non fosse il caso che al dibattito fosse presente “l’elemento principale”: “il popolo cubano”. Giunge l’8 agosto la risposta della Guarnieri, in cui la presidente annota che il dibattito è già allestito e eventualmente si può pensare a qualche incontro privato tra i relatori e l’Mcl. Trotta chiede a Iglesias, a Madrid, che cosa ne pensi. Iglesias dà via libera. Trotta riscrive alla Guarnieri. Il 9 pomeriggio la presidente del Meeting risponde negativamente, scusandosi di aver forse creato “illusioni” e precisando comunque: “Né lo spirito del Meeting è sostanzialmente di dare voce a chi non può parlare”.

Né lo spirito del Meeting è sostanzialmente di dar voce a chi non può parlare”: avete ben letto, tenetevi bene, avete ben capito in che cosa consiste almeno un aspetto importante della ‘svolta’ di CL? Tale ‘svolta’ comporta anche la ‘rottamazione’ della dissidenza non politicamente corretta, un vero tradimento di una gloriosa e commovente storia pluridecennale. Si potrebbe osservare che Cl è ormai talmente e acriticamente appiattita su papa Francesco, che a qualcuno dev’essere venuto in mente che lo stesso Francesco, con decisione più che discutibile e molto contestata, in visita a Cuba non aveva voluto ricevere i dissidenti. Gli organizzatori del Meeting si saranno detti: “Se il Papa non li ha voluti nemmeno vedere, perché noi dovremmo dar loro visibilità? Più importanti gli affari… altro che dissidenti!”

Michele Trotta da un decennio conosce il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, già da quando era sottosegretario per i Rapporti con gli Stati, prima di andare come nunzio a Caracas. Il rappresentante di Mcl in Italia constata che dentro l’isola di Cuba i dissidenti sono trattati peggio di prima: ad esempio non hanno potuto commemorare il quarto anniversario della morte misteriosa di Oswaldo Payá perché la Seguritade li ha bloccati prima che potessero entrare nelle chiese. Ancora: alle Damas de blanco (mogli e parenti di detenuti politici) è ormai impossibile manifestare pacificamente. Prosegue però tra mille difficoltà anche la raccolta di firme per chiedere un referendum di carattere costituzionale (Progetto Varela): e sono ormai 40mila le firme raccolte, in continuo aumento.

Parolin queste cose le sa tramite la rete diplomatica (e del resto a luglio ha ricevuto lungamente anche Trotta): certo la situazione è molto delicata e occorre prudenza per non chiudere porte appena appena socchiuse. Però Parolin è anche un uomo di cuore e di vicinanza vera ai perseguitati. Lo schiaffo (schiaffo, sì) che Emilia Guarnieri, presidente del Meeting di Rimini, ha voluto dare ai dissidenti cubani, ci stupiremmo molto se trovasse il consenso del cardinale Segretario di Stato.

“Né lo spirito del Meeting è sostanzialmente di dar voce a chi non può parlare”. Firmato: Emilia Guarnieri, presidente del Meeting. Anche i padiglioni riminesi devono essere arrossiti di vergogna.

   

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